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venerdì 21 marzo 2014

Beautifully British Birthday Garden-Party

Buona primavera a tutti!

21 Marzo, la Primavera comincia oggi, questo almeno ufficialmente.

Perchè la realtá è un'altra - oh yeah - e qui la Primavera si sta dando da fare da almeno tre settimane! Data la, per noi, unicità di tale evento, quest'anno abbiamo deciso di festeggiare il compleanno del nostro primogenito, semplicemente, in giardino.
Il che è totalmente inaspettato, visto che gli scorsi 6 compleanni sono stati catalogati come 'compleanni invernali'. Da ora in poi, invece, ci terremo aperta l'opzione 'compleanno primaverile' (ok, il prossimo anno nevicherá..)

Vi lascio con qualche foto ;-)

La quiete prima della tempesta...

Due aquiloni pronti a volare...

Il sole, invitato #1

La cesta dei cappelli..

Angolo bolle....

Auguri piccolo Vampiro! (Un po' troppo calato nella parte eh!)

Garden-party, archiviare sotto la voce 'prime volte belle' :-) 

domenica 8 dicembre 2013

Finalmente, dopo anni...

Nella mia infanzia ce n'era una. Nera. Proibita. Chiusa a chiave nell'armadietto del salotto.
Il salotto era la stanza in cui facevo i miei compiti di scuola. Bimba diligente.
Finiti i compiti, mi concedevo il lusso di una piccola trasgressione innocua (non certo innocente): aprivo l'armadietto del salotto, respiravo lo stantìo del chiuso e del proibito, e trasportavo la pesante valigia nera fin sul tavolo che, sotto cotanto peso, pendeva.

domenica 20 ottobre 2013

E son 34

E cosí sono arrivata alla tenerissima etá di trentaquattro anni.

È successo venerdí, il giorno di Venere, il giorno prima del weekend, e quindi non me la prendo piú di tanto. Soprattutto perchè l'amica S mi ha preparato questa torta paradisiaca: 

Torta paradiso farcita con panna e fragole.

martedì 17 settembre 2013

Mamma, vojo andàe a casa

Ecco la prima impressione, la prima richiesta del mio nursery-boy, ieri mattina, all'ingresso del suo primo giorno di scuola.

Il primario bisogno di essere protetto dal mondo intero, ma soprattutto da quei bimbi sconosciuti, e quelle adulte tutte sorridenti.

Si è piantato fuori, si è trasformato in piombo, e ha pianto lacrime amare. Quanto enorme gli sará sembrato quel portone. Così tanto grande da non poterlo semplicemente attraversare.

Ecco che peró, in braccio alla mamma, stretto stretto cuore a cuore, quel portone lo si attraversa, anche con curiositá.

E si lascia subito la cartellina dove si vede che tutti l'hanno lasciata. E si cerca mano nella mano il proprio appendino. E poi si tiene ben fermo il ginocchio di mamma. E se qualcuno osa avvicinarsi l'altezza ancora permette di nascondersi sotto il sedere della mamma (e lì, chi ti vede?).

Ma poi si alzano gli occhi al cielo e wow! Che Elmer enorme! E guarda lì c'è il family-photo-album! Su un lato della classe ci sono le foto di ogni bimbo, con la propria mamma (i segreti della home visit), coi nomi di ognuno e le lingue parlate (e giá mi pare di fare il giro del mondo..) eccoci lì, ci siamo anche noi, proprio lì!

E poi i puzzles di legno, la cucina, l'uncino dei pirati, il palco della music zone. Ecco, torna il sorriso, si lascia la mamma e per qualche minuto si comincia a crescere lontano da lei. Magari indossando un paio di occhiali senza lenti....

E oggi?
Oggi l'ho preso in braccio, l'ho salutato (con la promessa di uno shopping veloce), e lui ha dato la mano a Nj, l'assistente di L (con la promessa di un outfit da pirata).

E mi ha detto bye bye..


sabato 4 maggio 2013

Nostalgìa al gusto di dolcetti di mandorla



Tornati dalla primavera della nostra murgia.
Tornati freschi di matrimonio.
Tornati carichi di foto, aneddoti, ricordi, abbracci, sorrisi, col cuore in festa e la testa fra le nuvole.

Io son fisicamente tornata, ma il cuore stavolta l'ho lasciato in Puglia, sotto quel cielo chiaro, su quei campi verdi di grano e rossi di papaveri, dove i fiori di campo viola e gialli e bianchi, piccoli, medi e grandi, sbucano tra il verde spinoso e rigoglioso. Dove i vitigni stanno a prendere il sole accanto a uliveti sterminati e disordinati, abbelliti da sontuosi mandorli in fiore rosa e bianchi.

Il cuore l'ho lasciato in quella casa dove il citofono non smette di suonare, e gli amici, i famigliari arrivano e stanno lì con te perchè sei  tu, sei tu da trentatre anni e passa, e ti si vuole sempre bene, lo vedi negli occhi, senza bisogno di tante grosse parole.

E io lo sapevo, me lo sentivo che tutta l'attesa di questa reunion di sorelle e fratello, padre, cognati, nipoti, cugini, amici, mi avrebbe regalato picchi di felicità che non ero pronta a lasciarmi alle spalle.
Così dieci giorni sono pochi, pochissimi.

La famiglia cresce, cambia, la piccola ora vive in una nuova bellissima casa col suo fresco marito, mio padre ora è da solo, i nipotini diventano sempre più grandi e se non fosse per skype stenterei a riconoscerli, e io mi trovo qui e per la prima volta spaesata, spompata della mia solita forza e buonumore.

Mi leggo il diario, l'agenda per i prossimi giorni e mi chiedo dove trovassi l'energia per fare tutto quello che facevo.

Sarà la primavera, sarà la 'quiete dopo la tempesta', ma oggi ho pure saltato la zumba.

Intanto cerco di farmi guarire da questa 'nostalgìa canaglia' dai meravigliosi alberi in fiore che abbondano qui a Londra, dove la primavera la fa da regina, ed era anche ora! E.. Sì, mi faccio guarire anche dai dolcetti di mandorla che abbiamo portato fin qui...


domenica 24 febbraio 2013

I tuoi primi tre anni, M.

Ed è così che domani spegneremo le tue prime tre piccole candeline, nel tuo secondo compleanno londinese.
Eh, ma ormai tu sei grande, sai? Coi tuoi ricci e la tua personale lingua, conquisti tutti, intere nazioni, dall'Italia all'Inghilterra, compresa di inglesi, indiani, pakistani, filippini, africani, polacchi e brasiliani.

Ancora non ci credo che solo tre anni fa nuotavi dentro me. Mancava poco al tuo ingresso nel nostro mondo, sei nato a mezzanotte e cinque, perchè hai una mamma pigra, che ha dato le ultime spinte appena il venticinque di febbraio si è affacciato alla porta. E quando le ostetriche dovevano capire che cosa scrivere sulle loro carte, hanno preso in giro la tua mamma, che ce l'aveva fatta a farti nascere 'il giorno dopo' rispetto alle loro scommesse.

Sei nato quando dovevi, questo è certo, hai un caratterino niente male, che compensi con golose risate e disarmanti sguardi circondati di boccoli d'innocenza, per cui sono certa che avevi la netta intenzione di sgusciare fuori da me proprio il 25 di febbraio :-)

Quanto sei dolce, amore mio. La dolcezza che porti con te è totale, e la insegni a tutti noi che, alle volte, ne dimentichiamo l'importanza e la bellezza.
Stasera aiutavi ad apparecchiare, dovevi prendere le posate, mi hai chiesto 'sevve cucchiai mamma?' 'sì' ti ho risposto.
Allora paziente hai aperto il cassetto delle posate, ti sei messo in punta di piedi, chè ancora non ci puoi guardare dentro, hai individuato i cucchiai, e ne hai presi due.
Li hai guardati, e ti sei rituffato nel cassetto, prendendone un altro. Li hai guardati e su di nuovo, in punta di piedi, a prenderne un altro ancora.
Soddisfatto ti sei avviato verso il tavolo, contando
One
Two
Free
Four

Con gli occhi ti ho seguito fino al tavolo, dove, diligente, hai iniziato a mettere un cucchiaio per ogni tovagliolo. Poi ti ho rubato e tra le mie braccia, i miei baci e le mie coccole, ti sei fatto due risate, e mi hai fatto il tuo pat-pat sulle mie guance.

Abbiamo cenato, hai fatto la doccia prima di tuo fratello, ti sei fatto asciugare i riccioli, e hai indossato il tuo pigiama di 'shpaidè meen'.

E io è tutta la sera che penso al tuo tre, three, trasformato in Free dalla tua candida, innocente pronuncia piccola.
E non riesco a trovare un augurio più bello per i tuoi primi tre anni, e per tutti quelli a venire, amore mio: che tu sia sempre Free.

martedì 12 giugno 2012

Undici mesi in novanta minuti di video

E' così che l'altra sera, dopo cena, tutta la carpifamily si è guardata il video dell'ultimo anno passato.
Le riprese iniziavano il diciotto luglio duemilaundici, e terminavano quella sera stessa, con un concerto di Ivan e Mattia che suonavano una chitarra di cartone e una di plastica, dimenandosi come pazzi idoli del rock!
Fine Nastro.
Riavvogli.
Collega alla tv.
Play.

Così ci è scorso davanti un pezzo della nostra vita. Un pezzo importante, manco a dirlo. Le riprese iniziavano a casa nostra, in Italia, ma dopo due ciak, ecco che eravamo nel nostro salotto blu di Londra, e che le cose venivano dette metà in italiano e metà in inglese..
E io e F eravamo lì, come due scemi, con gli occhi lucidi, a pensare a QUANTO stanno crescendo i cuccioli di casa.. a quanto erano piccoli l'anno scorso... a quanto invece grandi li vediamo oggi, ma già lo so che tra qualche mese mi dirò che sono una cretina e che piccoli lo sono ancora..

è che la voglia di fermare il tempo, non mi passa mai...

ivan che diceva parole tipo 'aprito' al posto di aperto.. ivan che oggi mi corregge la pronuncia di alcune parole in inglese..
mattia che diceva 'prutta' per la frutta.. e che si faceva strada a suon di risate e pretese, ma senza i ricci che gli adornano oggi il viso..

bisognerebbe sempre riguardare le immagini di quando i piccoli sono ancora più piccoli.
questa cosa aiuta a rivalutare e ridare il giusto peso alle parole, agli atteggiamenti.
rivederli piccoli, ti fa ridimensionare l'aggettivo 'grande' che gli si da oggi.
perchè quei piccoli ci sono sempre, nel fondo di ogni capriccio, di ogni sguardo arrabbioso, c'è quel piccolo là, che chiede semplicemente di essere capito, accettato e amato.

sarò all'altezza?

martedì 25 ottobre 2011

Con l'aiuto degli amici

Erano i primi anni novanta, e carpina fu inviata, quasi tredicenne, in missione speciale, a far da baby sitter ai suoi due nipotini interregionali.

Accadde così che la sua big sister, madre dei nipotini, trapiantata in terra romagnola per amore, il cui lavoro estivo consisteva nel pulire e riordinare le camere di uno dei tanti alberghi della costa, un giorno le portò in dono una audio cassetta del cantante Alessandro Canino, contenente la hit del momento 'brutta'.
In quell'album era presente una canzone che piaceva molto alla mamma di carpina. Il titolo è il medesimo di questo post.
Una domenica mattina, dei primi anni novanta, mentre carpina era pronta ad uscire, sua madre le chiese di mettere su quella canzone.. quella che parlava dell'aiuto degli amici... nessuno sapeva che non restavano neppure un paio d'anni per essere madre e figlia.

Qui a Londra, carpina ha trovato degli amici, delle amiche.
C'è chi l'ha accolta in casa sua, deliziandola con cibo e chiacchiere.. c'è chi le ha regalato un sacco pieno di robe per Mattia (il fantastico riciclo di roba per bambini), insieme a tanti consigli.... c'è chi le ha regalato un paio di tende, prontamente appese nella stanzetta, dove carpina aveva adattato un inguardabile lenzuolo (temporaneamente)... c'è chi le ha regalato un bellissimo paio di orecchini, fatti con le proprie mani... c'è chi le scrive per e-mail quando ci possiamo 'conoscere' per un caffè.. e anche chi sa dire esattamente dove piazzare il tuo curriculum, per poter trovare un buon lavoro (e grazie a lui, maritosgainz cambia lavoro..)

E carpina più di una volta ha ripensato alle parole di quella canzone che tanto piaceva a sua madre, e a sua madre, che nei primi anni di matrimonio era espatriata in Svizzera....

giovedì 25 novembre 2010

Nove mesi fa, arrivavi tu..

piccolo Mattia.
Che oggi gattoni e ti alzi come nulla fosse. E da poco hai fortunatamente imparato anche a rimetterti per terra, godendo dell'atterraggio sul pannolone.. come sei buffo, piccolino mio..

Nove mesi fa, mi sentivo una tigre.
Avevo partorito praticamente la sera prima, sei arrivato a mezzanotte e cinque minuti - quindi ho goduto di tutta la notte di 'riposo', notte in cui non riuscivo a rendermi conto che fossi tu, proprio tu, quello che non mi lasciava in pace il fianco destro.. e in cui non riuscivo a capacitarmi di sentirmi così bene. Certo, le ore prima del parto non sono state belle, e neppure i dannatissimi punti... ma il cervello e il corpo cancellano velocemente quei dolori.

Nove mesi. Pare un'altra gravidanza. Da cui nasce un nuovo noi.
Un noi un pò più consapevole.
Stai crescendo, ci stiamo staccando, come io, dolorosamente desidero.
Tra un mese riprendo a lavorare, sai?
E tu starai con mia cugina T.
Lo so che ti piace. Ci stai già qualche mattina, quando io scappo in ufficio, a prendere un pò d'aria. Ma anche a farla prendere a te, perchè mi accorgo di non essere fresca, paziente e attiva come invece vorrei, come invece dovrei, per tutto il giorno, tutti i giorni, ventiquattro ore di fila.

Nove mesi fa, era giovedì. Il sabato saremmo dovuti uscire, ma il medico non ci fece andar via. Diceva che aveva notato in te 'tremori sospetti'. Li ha visti solo lui, per fortuna.
La dottoressa successiva, invece, ti volle tenere in 'osservazione' e fu così che ti ricoverò in neonatologia.
E ti tolse a me.
E quando la domenica mattina fui chiamata per allattarti, che piangevi forte, fu sempre lei, la super dottoressa, che mi cacciò via perchè aveva un bimbo problematico appena nato (e che poi fu trasferito con l'elicottero verso un altro ospedale).. e io non potevo stare in neonatologia, dove eri tu. E mentre andavo via con gli occhi lucidi e il seno dolente e grondante, urlò alla puericultrice, e dateglielo un pò di latte, a 'sto bimbo!.. perchè tu piangevi.. avevi fame.. volevi me.. e io non c'ero. E io non riuscivo a staccarmi da quella maledetta porta. Tornata poi in stanza, ho pianto con papà, perchè non capivo che bisogno c'era di trattarci così. E forse non ce n'era alcuno.
Piango ancora oggi, quando ci penso...

Ma. Il tempo passa. Quella ferita si sta rimarginando. Ti guardo, mi sorridi e capisco che va tutto bene. Quella super dottoressa la odierò per il resto della vita, ma a parte questo, non resterà nulla di quegli spiacevoli episodi. Nulla se non i miei ricordi, e queste parole. Perchè anche le lacrime più amare, col tempo si asciugano.

Buon complemese, piccolo Mattìa.

venerdì 29 ottobre 2010

Pasta e Ricotta (e scusatemi)

Totalmente off topic.
Assolutamente nel mio stile, insomma.
Oggi ho pranzato con un piatto di elicoidali conditi con ricotta, zucchero, limone grattugiato e cannella. Una delizia.
Da piccola i pranzi preparati da mia madre erano standard - ottimi, ma standard. Così si sapeva, ad esempio, che il sabato era il giorno del brodo di carne, che il venerdì era dedicato al pesce, che il pranzo della domenica era ragù e carne, che il martedì e il giovedì ci sarebbe stata pasta al sugo, nel piatto dei commensali. Ma il giovedì, ogni tanto, il menu prevedeva anche un assaggio di pasta condita con la ricotta dolce. Dico la verità: da piccola la odiavo. Difatti l'ho assaggiata ben poche volte. Ridico la verità: oggi mi piace.

Son cambiata assai. Son cresciuta. Invecchiata, come volete. La faccia è sempre la stessa (non è che ho la faccia da bambina, è che da bambina avevo la faccia da adulta), solo un pò più stanca e segnata dalle piccole rughe del mio tempo.

Chiedo umilmente scusa a Minerva e a Sibia, per non aver ringraziato, accettato e postato a tempo debito, i premi-meme assegnatimi con tanta simpatia.
Giuro, non sono snob, è che il periodo non è stato dei migliori, ma pare che le nuvole si stiano spostando lontano.

E poi volevo scusarmi con Paola, perchè le ho detto che ci avrei provato a fare l'ultima competition, ma niente - mi sono iscritta a polyvore - ci ho provato, e i miei abbinamenti facevano schifo - quindi nisba..

ps operazione riuscita - era benigno - la strada pare in discesa, adesso..

domenica 19 settembre 2010

Vorrei.. illuminarmi d'immenso

voglio.
l'erbavoglio.
tante cose.
tutte insieme.
e niente.
d'improvviso.

vado a letto, sapendo che di lì a poco uno strillino mi farà sollevare dal letto, e girare la testa, e mancare la voglia di accendere la lucetta della notte (dormo al buio più completo - non capisco quei film in cui l'unica protezione contro la luce mattutina, è costituita da tende.. io le tapparelle le abbasso al completo..), tale che sono più maldestra della norma, che già normalmente non sono il ritratto della leggiadrìa, figurarsi al buio.
mi rimetto a letto sperando, sperando, ma ben sapendo.
e infatti. Uèèè.
ma che ore saranno? bò.. a volte non sono neppure le due, a volte sono quasi le sei - fare una media lo trovo ingiusto, nonchè riduttivo: a volte sono fortunata, altre no, o magari meno.

vado a letto e nel dormiveglia mi accorgo di pensare a cose assurde, per conciliare il sonno. più che pensieri assurdi sono ricordi strani, e inizi di post, che poi ovviamente scordo nel sonno. i ricordi, queste minuscole istantanee che mi si parano davanti senza preavviso alcuno..
il fiocco azzurro delle elementari. insomma, fiocco.. era un nastro, che infiocchettavo, ma che non stava mai su bene - le foto dimostrano. ero più felice quando lo 'dimenticavo' e mi sentivo un medico, col grembiule bianco - il mio preferito era con l'abbottonatura sul davanti, quindi molto simile a un camice.
il nastro era riposto nel portalavoro, col suo odore di legno che viene da lontano, vissuto, e che oggi non esiste più. il portalavoro (o porta cucito) di legno scuro troneggiava al centro della scrivania che ancor oggi è nella cucina di quella casa. nel portalavoro ci trovavi le spolette di filo colorato, gli aghi, il gesso per la stoffa, gli spilli, le spille da balia, i bottoni solitari e le famiglie di bottoni, tenuti insieme da un filo... insieme a gomme, temperamatite, ferma campione, graffette, e, appunto, il mio nastro.

le elementari.. che periodo.. mi viene in mente il libro degli esercizi. ma non il libro della scuola. il libro dell'enciclopedia. i miei genitori hanno speso ogni mese parte dell'esiguo stipendio, per riempire di enciclopedie il nostro salotto e la libreria di marmo della cameretta. tra le tante (a memoria almeno tre raccolte) ne acquistarono una beige (non ne ricordo il nome, ma la prossima volta che vado da mio padre, giuro che la guardo). tra tutti i libri di tutti gli argomenti possibili, ce n'era uno di esercizi proprio per la mia età.. matematica e gli insiemi, italiano e le domande a trabocchetto.. ricordo che ero super-brava. ma li facevo di nascosto da mia madre. lei non voleva li facessi, perchè 'rovinavo il libro'. che tristezza sapere che non potevo mostrare a lei, i miei successi su quel libro...

e poi la pioggia nella terrazza della mia infanzia.
ricordo che mia madre, quando pioveva, in estate, sistemava in terrazza le sedie della cucina, proprio sotto la pioggia, a testa in giù, di modo che l'acqua ne bagnasse le gambe. il motivo? far ingrossare il legno, e rendere le sedie più stabili, almeno momentaneamente. tornassi indietro farei una foto alle sedie a gambe all'aria, che prendono acqua e non sanno perchè.
l'odore della pioggia mi ha sempre inebriato.
e l'odore del legno bagnato lo trovo particolarmente sensuale...

sempre pioggia. un pomeriggio della mia preadolescenza, in terrazza piove, piove leggero.
guardo la pioggia, i vetri, voglio uscire, uscire in terrazza, ma ho le maniche corte.. e poi.. scendo, vado a prendere un maglione di lana grossa, lo indosso, e corro, corro su, esco, guardo il cielo, e chiudo gli occhi, sento la pioggia che mi bagna il viso, il maglione. spalanco le braccia, sento il fresco penetrare il maglione, l'acqua che si insinua piano piano nella trama e che mi bacia la pelle...



venerdì 9 aprile 2010

Il parto di M.

(Post scritto una settimana dopo il parto, e mai pubblicato.)

Scrivo per ricordare. Ricordare meglio.
Com'è andata, mi chiedono tutti.
E' andata. E' andata bene, alla fine.
Ma sul cuore avevo un peso, perchè, anche questa volta, mi hanno indotto il parto.
Ma non me lo hanno indotto per via del tempo 'scaduto', come tre anni fa.
Me lo hanno indotto perchè pensavano avessi una rottura alta delle membrane.
Solo che, accanto a me, c'era un'altra ragazza, con le membrane rotte nella parte alta.
E lei, effettivamente, perdeva liquidi.
Io no.
In confronto a lei, io nulla.
E quindi il mio peso sul cuore, che ho osato sollevare solo la prima sera, cresceva.
Mi sono ricoverata la sera del ventitrè febbraio.
Quella notte piovve. Dalla finestra della sala travaglio guardavo le goccioline scivolare sul vetro.
Alle sei di sera, del ventiquattro, iniziarono le contrazioni, che sul Cardiotocografo venivano segnalate come intensità pari all'80%. Erano regolari ma distanti. Quindi assolutamente sopportabili.
Alle nove, erano più ravvicinate.
Alle dieci, piangevo dalla fifa, e respiravo per dovere materno.
Alle undici respiravo, e piangevo.
Alle undici e mezza, l'ostetrica che era di turno (e che era in disaccordo col medico di turno, evvai, la situazione ideale, quando devi andare in sala parto) mi visita e mi chiede se voglio andare in sala parto. Sì, ci volevo andare.

In sala parto, le contrazioni diventarono più violente, ma le sentivo lievi, rispetto a quelle che ricordavo di Ivan. Pensai fosse dovuto al fatto che non mi diedero l'ossitocina, e infatti avevo attimi di respiro tra una e l'altra.
Prima spinta: si rompono le acque (ecco, non avevo le acque rotte).
Seconda spinta: è ancora presto. C'è da lavorare.
Le spinte sono state tante, di più di quelle di Ivan (forse proprio a causa della mancanza di ossitocina esterna, ma questo è un pensiero che mi è venuto in mente dopo).
Mi dicono che se voglio che nasca il mercoledì 24 mi devo sbrigare.
Ma a me non me ne frega niente del tempo segnato da quell'orologio.
E infatti, a mezzanotte e cinque, di giovedì venticinque febbraio, Mattia è dolorosamente sgusciato fuori dal suo uovo caldo e sicuro.
Ha pianto, ma di un pianto vellutato.
Ivan urlò come un forsennato.
Già di là abbiamo appurato una certa diversità di temperamento tra i due fratellini..
Dopo averlo aspirato mi è stato letteralmente buttato sulla pancia.
E mentre era lì, e io gli parlavo, e sussurravo il suo nome, ha smesso di piangere, e ha girato la testa per guardarmi.
E lì, ho visto il mio tartarughino. Piccolo, forte ma indifeso.
Poi mi è stato portato via, e l'ho rivisto un paio d'ore dopo.
E abbiamo dormito l'uno accanto all'altra.
E al mattino ci siamo guardati lungamente negli occhi, e ci siamo parlati, riconosciuti, rincuorati, ritrovati.

--Post-Partum
Avevo tante paure sui primi giorni dopo il parto. Anzi, sulle prime settimane, ma anche mesi.
Francamente, rispetto al parto di Ivan, non mi pare proprio di aver partorito.
Ma questo già dal giorno dopo.
Complice anche il fatto di non aver avuto problemi a deambulare (problemi che invece ebbi dopo il parto di Ivan), o di aver fatto più spinte, ma meno potenti di quelle di Ivan, io ero in piedi, fresca e sorridente, già il mattino successivo.
Tutti infatti mi dicevano che avevo un viso completamente diverso da quello che avevo dopo il parto di Ivan (le foto testimoniano).

Tutto nella norma fino al sabato mattina.
Quando il pediatra che visita Mattìa per la dimissione, mi fece chiamare in ambulatorio, dicendomi che non potevamo andare a casa, ma che dovevamo fare qualche accertamento in più, per via di un particolare tremore che aveva notato, mentre il bimbo piangeva.

Ora, dopo due ecoencefalogrammi, un elettroencefalogramma, esami del sangue, e diversi pediatri che lo hanno tenuto in osservazione, è stato appurato che non era nulla di grave: probabilmente erano tremori emotivi. Aveva fame e sete (ancora non avevo avuto la montata lattea), e, soprattutto, era lontano da me (visto che quando era con me, era tranquillo).

Un brutto, terribile colpo al cuore, che pare passato, e che però mi ha lasciato una ferita ancora aperta, e che mi fa male, quando penso alle milioni di possibilità che qualcosa possa non 'funzionare correttamente' nella sua testolina, e che magari ce ne accorgiamo più in là.

Non a caso, questo post, ho iniziato a scriverlo più di un mese fa, ma non l'ho pubblicato subito.
La ferita si sta lentissimamente rimarginando, e la cicatrice me la porterò per sempre, sul cuore, sperando resti l'unica traccia, di quel brutto spavento.
Lui, Mattìa, cresce bene, dorme della grossa, e fa tutto quello che ci si aspetta da un cucciolo di appena sei settimane.
Ed è proprio questo, che mi fa rimarginare quella ferita.



mercoledì 27 gennaio 2010

Aggiornamenti da nono mese

Ieri ho chiuso la porta dell'ufficio, e mi si è aperto il portone dei mesi della maternità.
Sicuramente della obbligatoria, ma qualcosa (l'esperienza già fatta) mi dice, anche della facoltativa.
Sicchè manca un mese esatto, al termine della settimana ostetrica.
Ivan si fece attendere altri otto giorni - speriamo che Mattìa si presenti a noi un pò prima.

Così l'ultimo grande scalone, l'ultimo grande mese di questo nostro viaggio insieme, si sta per concludere.
E questo, oltre ad essere il mese dedicato alle ultime cose pratiche, prima della nascita del secondo cucciolo, nonchè dedicato al fantasticare e figurarsi come sarà la nostra nuova vita a quattro, è anche il mese dedicato all'imponderabile.

Così, ieri l'altro, nel dormiveglia, sono stata molestata da pensieri funesti, suffragati da atroci ricordi.
Ricordi di una paffuta, bellissima nipotina, che non ha mai pianto.
E' stata partorita, ma non è mai nata.
Anche se, nel ventre della sua mamma, scalciava sana e forte, fino a poche ore prima del parto.

A volte mi ha preso l'insana sensazione che mia sorella M. abbia sofferto e pagato per tutte noialtre: accaduto a lei, quante probabilità ci siano che un altro cucciolo indifeso, un altro cuore puro e forte, un'altra di noi sorelle, patisca le stesse pene?

E invece ero lì, nell'incubo. Vuota. Silenziosa. Piangente e dolente. In colpa. Per non avere più in grembo il fratellino di Ivan. Il nostro nuovo cucciolo. Per non essere riuscita a dare la vita a quel cucciolo che di vita mi ha riempito nei mesi precedenti. Per non avere più in tasca la nostra nuova vita. Non c'è una quantità di lacrime adatta all'occasione.
Forse, è solo un modo per 'figurarsi' come sarebbe se....
Un modo per 'buttare le mani avanti'.
Ma, quando avanti trovi il baratro, buttarci le mani, non fa che peggiorare la caduta.

giovedì 15 ottobre 2009

My sweet October


Ottobre porta sempre aria nuova nel mio cuore.
Che sia forse colpa di questo cielo di luce e di fresco?
Di quest'aria frizzante e a tratti pungente?
Non so. Ma io lo amo, l'autunno.
Forse, è perchè ci sono nata.
Sono figlia d'autunno, e come posso non essere innamorata dei suoi frutti e odori, colori e sapori?

Amo l'arancio e il dorato delle foglie secche scricchiolanti, che arrivano lontano.
Amo il profumo dei primi mandarini che occhieggiano dalle cassette di legno dei fruttivendoli.
Amo le manine di Ivan che hanno imparato a sbucciarli con garbo e sollazzo.

Amo l'aroma dolciastro delle conserve, e l'intrigante profumo dei sottoli.
Amo il profumo del vino nuovo, che colgo improvviso in talune stradine chiuse.
Amo ritrovare il tepore di casa, il caldo abbraccio di un cardigan vissuto.
Amo la cioccolata calda, che puoi iniziare a desiderare, magari con un pizzico di peperoncino.
Amo indossare vestitini e stivali.
Amo iniziare la giornata con caffellatte caldo, e pane burro e marmellata.

Da piccola, l'autunno era la Scuola. Il flebile brivido lungo la schieda nel salire quella scalinata. L'asciutto profumo delle aule e dei libri. Le penne, i colori, gli amici e i quaderni. La tuta da ginnastica e il grembiule bianco con lo sgangherato nastro blu. La Chiesa, la domenica mattina, e il profumo del sugo a pranzo.
Da piccola, l'autunno era la promessa dell'inverno, coi suoi tempi lenti, e i momenti dilatati per sempre, nella rete del tempo che fu.

Ci sono certi Ottobre, più dolci di altri.
Ottobre in cui mi basta allungare una mano sul mio ventre, per catturare la dolcezza di quel movimento così speciale.
Ottobre in cui mi basta abbracciare Qualcuno, per capire chi sono e cosa voglio davvero.

Ottobre in cui mi capita di compiere trent'anni, e quasi non vorrei passasse, per non dovere poi pensarci con quel pizzico nostalgico, che già, oggi, mi coglie.
Ottobre in cui mi sento proprio felice, e, quindi, perchè non dirlo?

mercoledì 9 settembre 2009

Di uova e di amori


Mia madre ha partorito la sua prima figlia all'età di diciannove anni.
Era in Svizzera, con mio padre, dove si erano conosciuti e innamorati e sposati (sì, con un matrimonio riparatore, ma d'amore, e di cui non esiste neppure una fotografia).

Era Agosto, e mia madre aveva le doglie forti.
L'ospedale era lontano, si prendeva un taxi per raggiungerlo.
Ma una volta raggiunto, gli operatori sanitari, dopo averla visitata, avevano decretato che era troppo presto e l'avevano rimandata a casa.
In macchina mia madre piangeva.
E mio padre si chiedeva perchè una donna dovesse soffrire così.
Arrivati a casa lei continuava a piangere disperata, e lui la consolava, finchè poi finalmente le chiese 'ma perchè piangi? sono forti, i dolori?'
e mia madre 'no.. ho faame.. ho tanta faameeee! bwwwwuuuaaaahhh!!!!'
(della serie: nè gli ormoni, nè la paura, fermeranno la mia fame!)

e mio padre le preparò due uova fritte, che lei mangiò di gusto e con tanto pane (conoscendo la cucina di mio padre, immagino la quantità di olio, sale e amore che ci aveva messo in quelle due uova..).
Finalmente non piangeva più. Per la fame. Ora arrivavano le doglie serie. Ecco arrivare il taxi. Eccoli in ospedale. Il travaglio. Ecco nata la mia sorellona.

Non fosse stato per quelle due uova, chissà se avrebbe affrontato così bene il suo primo parto..
Chissà perchè mi sovviene ogni tanto questo ricordo così dolce.
Che poi è un ricordo che non mi appartiene. Per me è come fosse un racconto. Ma un racconto, a furia di ascoltarlo, entra a far parte di te. Quasi del tuo passato.

Ci sono momenti in cui farei volentieri una capatina nei mitici anni sessanta, che hanno visto nascere l'amore dei miei genitori, e gettare le fondamenta della nostra famiglia.
La nostra grande famiglia, oggi tutta sparpagliata, eppure nel cuore unita.
Anche se tu, mamma, non ci sei più.

martedì 10 febbraio 2009

L'arte


Mia madre era un'artista.
La sua tavolozza,
in legno chiaro,
quasi ogni giorno,
poggiata su due seggiole,
veniva di farina
impolverata
- nuvole di grano -
e di calda acqua
bagnata
- vapore di vita-

Le sue creazioni,
nobili orecchiette-
superbi cavatelli,
da tutti imitate
e da tutti invidiate,
della sua bontà
erano cariche,
e dei suoi polpastrelli,
erano forma.

Mia madre era un'artista.
E i suoi colori,
rosso pomodoro,
verde rucola,
bianco aglio,
riempivano
i piatti
le pance
e gli occhi
e i cuori.


Ne resta
l'intatto ricordo.
Dolce sapore d'infanzia,
forte odore d'amore.

giovedì 30 ottobre 2008

Nobody said it was easy..



Le sue mani che volano sui tasti, riprese dai quattro schermi alle spalle del palco - le avevo dimenticate.

Le note di attacco del pezzo no - quelle non le puoi scordare. Mai.

La sua voce che fa l'amore con le note del pianoforte - l'avevo riposta in un cantuccio, da dove ora sgorga improvvisa e melòdica, per accordarsi perfettamente coi battiti della mia anima.

Le sue parole, di cui mi credevo dimentica per sempre, sono invece sempre qui..

'..No one ever sai it would be this hard..'

Nel 2003 ho avuto la fortuna di assistere a due concerti dei Coldplay - prima a Milano, e poi a Boeblingen, in Germania.
Ricordi confusi di una vita altra.


'..Blame it all upon
a rush of blood to the head..'

Grazie, Youtube.. ti si può fare un monumento??? Ma chi l'ha inventato sto Youtube??
Santo subito, please!

giovedì 31 luglio 2008

Lavagna e Grembiule

Oggi sono stata alla mia scuola elementare.
Sono andata lì per cose burocratiche, ma quando sono uscita dall'ufficio del segretario, anzichè scendere direttamente giù, sono stata a visitare la mia aula, in cui ho passato cinque infantili anni della mia vita.
L'odore non era più lo stesso, sarà che era tutta vuota, ed io invece l'ho sempre vissuta piena di bambini, e i bambini, si sa, riempiono di odore le stanze.
Passavo fra i banchi, di fòrmica verde, le seggiole, di legno chiaro, la lavagna, nera e pulita, e le finestre, alte e strette, che ricoprono un'intera parete: tutto uguale. Solo, più piccolo.
Ai primi fiocchi di neve intravisti da quelle finestre, il cuore iniziava a viaggiare battendo forte, verso pomeriggi pieni di mani gelate e nasi rossi. Pieni dei silenzi delle nevicate.
Poi la cartina fisica dell'Italia.
Quanti sogni su quello stivale circondato da mari azzurri.
Quanto grande mi pareva... quanto piccola mi sentivo, io, che ero ad Altamura, che era un nulla in quel tacco.
Mancavano le veneziane verdi, chissà come mai, ricordo che di sole ne entrava parecchio e spesso le tenevamo giù.. non so come facciano oggi per proteggersene.

In più, oggi, in quella stanza ci sono le etichette col nome degli oggetti in inglese (ai suoi tempi non si studiava l'inglese alle elementari, e quindi sono una novità per la bimba che è in me) 'board' 'chair' 'desk'.
E poi ho dato un'occhio al bagno delle femminucce. Le solite piastrelle, marroni al pavimento e bianchissime ai muri. Due lavandini, due water in due stanzette. E sulla parete di divisione dei due bagnetti, le solite due piastrelle mancanti, che creano un buco che lascia intravedere le viscere di calcinacci del muro.
E ogni volta che ci si alzava per andare in bagno, tutta la classe ti guardava. E quando rientravi, idem. E lo sapevi, e stavi attenta a come ti muovevi, invidiando le ragazzine più sciolte di te, nelle movenze che parevano già adulte.
Quante bic ho usato.. nere, rosse, blu. La rossa era la femmina. Il nero il maschio. Il blu a volte femmina, a volte maschio. I tappi delle bic erano i capelli, e tutti li avevano lunghi, legati a coda di cavallo.
Il profumo dei pennarelli a spirito.
Il rosa spettacolare e luminoso dei pastelli a spirito della Giotto, rispetto ai miei economici Carioca, tenuti in rigoroso ordine nella confezione colorata.
Il segreto di rigirare lo stantuffo imbevuto di colore, all'interno del corpo del colore stesso, per farlo durare un pò di più - e lo sporcarti inesorabilmente durante questa operazione.
Le tabelline.
La storia della 'b' e della 'p' che sono dei vecchietti, e per camminare hanno bisogno di un sostegno sicuro come la 'm' mentre con la 'n' cadrebbero.
Le letture.
La dolce paura dell'interrogazione.
Il grembiulino bianco, con l'immancabile fiocco blu, tutto storto, e bruciacchiato alle punte per non farlo sfilacciare. I miei capelli lunghi, a perenne coda di cavallo, alta o bassa, e, a volte, la gigliola.
L'impazienza di imparare a risolvere i 'problemi' in matematica, quando ancora non avevi idea di che cosa significasse 'PROBLEMA'.
La maestra Anna e le sue caramelle alla menta, che rumoreggiano quando le agiti, nel pacchetto tondo, di latta.
E l'albero in cortile, quello assegnato alla mia classe, sotto al quale ci riunivamo al mattino, aspettando la maestra Anna, che paziente ci guidava in classe. E' diventato un albero enorme.
Mi sono sentita come quell'albero.
E' stata una bella emozione, dritta qui nel petto.