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venerdì 6 giugno 2008

Galanterie (?)

Non la si fa aspettare, una signora.
Soprattutto se è una signora che non aspetta mai.
Non perchè incontri solo cavalieri sulla propria strada, solo perchè arriva sempre in ritardo!

Dico io: una volta che arrivo un minuto prima (quindi esattamente puntuale), mi fai aspettare 10 minuti?!?!?!?

Bàh! Dove siamo arrivati...

martedì 3 giugno 2008

BE CREATIVE

Sabato si è conclusa a Bari la Biennale Mostra d'Arte Figurativa.
Sabato pomeriggio siamo stati per qualche ora, a zonzare per gli stand, cosa che col passeggino era anche divertente, mentre senza, quando Ivan ha deciso di scendere, lo era meno.

L'aria era tutta pregna di rumori e colori, e tutta la gente che c'era, multietnica, era di un'unica razza, quella artistica.
E io scherzavo quando dicevo che sarei andata a presentare il mio cucciolo in una sessione libera, dove chiunque poteva presentare la propria opera d'arte - ma una signora, rivolgendosi al mio cucciolo che scorazzava in quegli enormi padiglioni colorati, gli ha teneramente chiesto 'e tu, di che autore sei??'
Che buongusto.. ;)

Tra le varie opere, ce n'era una da indossare: un burka, appeso a un filo, difronte a uno specchio a muro, e a una sfilza di pacchetti di linessetaultra.
Io l'ho indossato, e... sono scomparsa.
Mi guardavo riflessa nello specchio, ma vedevo un fantasma.
Muovevo io, quel fantasma, ma di me non c'era traccia.

Il mondo visto da dentro il burka, risultava bucherellato, appena tratteggiato, ancora più sfuggente.
I propri occhi sono già un limite naturale, non riesci a guardare al di là di ciò che essi ti permettono di guardare. Se poi questi occhi li filtri ulteriormente, mi restituisci una realtà ancora più parziale, e ancora meno chiara.

Però. C'è un però.
E' vero che la nostra società punta molto, consapevolmente o meno, sulle apparenze.
Una bella ragazza ha la vita più semplice di una bruttina. Questo, dal punto di vista di una bruttina.
Comunque: 'mascherata' (non mi viene in mente un termine più elegante) in quel modo, io non ero io, eppure sentivo che ero io.
Io non ero occhi, naso, bocca, viso. Non ero capelli e braccia. Non ero gli abiti scelti da indossare. Ero pura essenza.
Non avendo le mie sembianze, per essere me stessa avrei dovuto puntare tutto su qualcos'altro: la mia personalità.
Non potendo puntare su smorfie, espressioni, queste vengono annullate, il superfluo appiattito.
E non resta che il nòcciolo di sè stessi.

mercoledì 28 maggio 2008

L'impotenza femminile


No, non è un post sulla frigidità.
E' un post cui tengo molto.
E' un post dettato dalla necessità di mettere nero su bianco (quando scrivo è nero su bianco, quando pubblico è azzurro su bianco, ma passatemi comunque quel modo di dire) la situazione che una mia cara amica vive, forse inconsapevolmente.
E scusatemi se è un post lungo.
Mettere nero su bianco mi ha sempre aiutato a capire.
Non pretendo di scavare per dissotterrare infine la ragione ultima, della sua situazione.
Non pretendo di riuscire a far capire obiettivamente la situazione, anzi, sicuramente la farò vedere solo dal mio punto di vista.
Vorrei solo riuscire a capire, anche io sola, perchè accade questo.

Accade che due ragazzini si innamorano. Lei ha quattordici anni, e lui diciassette.
Sono giovani, sono germogli, ma sono umanamente completi, individui con una propria identità, con una propria personalità ben definita. Gli manca solo l'esperienza, che li rafforzerà.
Accade dunque, che questa esperienza la facciano insieme, e si ritrovano a sposarsi otto anni dopo essersi innamorati.

E quindi, ci si incontra, ci si innamora, si cresce insieme, ci si sposa, e si coltiva la vita a due, nel reciproco rispetto.
Rispetto. Già.
Peccato sia qualcosa di assolutamente sconosciuto, il rispetto, sia per il ragazzino di diciassette anni, che per l'uomo di trentatrè.
O meglio, il rispetto lui lo conosce, ma solo sotto certi aspetti: rispetto per il potere, rispetto per i soldi, rispetto per la proprietà.

Potere: il potere del più forte, di colui che urla di più, di colui che sbraita di più - salvo poi fare una battuta da ridere, e aggiustare tutto.
Soldi: più sono e meglio è. I soldi li fa lui e solo lui. Per fare soldi fa debiti, e per togliere i debiti lavora 16 ore al giorno, ma cazzo, i soldi, alla fine, li vedremo.
Proprietà: concetto a largo spettro. Qui non mi riferisco solo alla proprietà di un bene o oggetto. Mi riferisco alla proprietà della persona. Mi riferisco al possedere un'altra persona. Ebbene, lui possiede lei.

Lei: dolce, non stupida, ragazza innamorata.
Per essersi innamorata di lui, qualche lato buono, lui, deve pur averlo. Io, da fuori, non lo vedo manco se mi cavo gli occhi e glieli porgo su un piatto d'argento per farglieli ingoiare, e guardarlo daldidentro.
Può anche darsi che li abbia usurati col tempo, i suoi lati buoni, lui. E che quindi oggi non siano più visibili, perchè troppo consunti, non perchè inesistenti, o falsi quando c'erano.
Nel momento in cui però si sono usurati, e hanno preso il sopravvento i lati negativi, lei non poteva più nulla.
Il di lei cuore era già cucito al di lui petto.

Lei guarda indietro, a quei momenti belli passati insieme, a quelle frasi dolci a lui rubate, a quelle carezze, le prime e le ultime della sua vita, e si aggrappa, con le unghie e con i denti, a quei ricordi. Per poter andare avanti.
Per poter accettare, di buon grado, quello sguardo incazzato, quel silenzio pesante, mentre mangia dopo 16 ore di lavoro (e di assenza), quelle parole spazientite per telefono, quei commenti sprezzanti, quella mente al lavoro, sempre al lavoro, anche quando è a casa, anche quando è a letto, con lei, su di lei.
Per poter sopportare, di buon grado, quelle considerazioni gratuite sulla donna, sul ruolo della donna, sulle abitudini cattive della donna, sulla moralità dubbia della donna, sulle ridotte capacità fisiche e intellettuali della donna.

Una curiosità: sei mai stato DONNA tu, nella tua vita? E come fai a conoscere così bene, così profondamente l'animo femminile?

Lei non ha più un'identità.
Lei è una di lui protuberanza.
Agisce come farebbe lui.
Parla e pensa come farebbe lui.
Fa quello che lui decide che lei faccia.
Ma non è una situazione palesata, no, è subdola.
Lei non accetterebbe mai di essere visibilmente sottomessa a lui, poichè è orgogliosa.
Lei pensa che la vita sia normale così.
No, peggio: lei pensa che la vita giusta, sia così.

Ed io la vedo allontanarsi, incapace di parlarle nella sua lingua sconosciuta, impotente di fronte ai suoi occhi un tempo accesi, e oggi stanchi.

Lei non leggerà queste parole.
Le mie parole non la raggiungeranno.
Le mie parole moriranno qui.

giovedì 1 maggio 2008

Le cose più belle

Le cose più belle cose che ho visto in vita mia:
- Collana di mia madre con pendente a goccia color ambra scuro.
- La mia Cinzia bordeaux
- 60/60: il voto del mio diploma
- Il mio abito da sposa
- Il tramonto dalla Rocca Maggiore di Assisi
- Strombolicchio in mezzo al blu
- La mia panda verde
- Kadosh
- Lo sconosciuto cinese che si pianta davanti ai carri armati in piazza Tian'anmen
- Crystal che ulula dal balcone quando passo in strada, x salutarmi
- Evgeni Plushenko che danza sul ghiaccio, a Torino 2006
- Il Bolero di Ravel, al San Carlo di Napoli
- David Gilmor in concerto a Milano
- I Coldplay in concerto a Milano e Boeblingen
- I Radiohead in concerto a Ferrara
- Una rondinella volare via dalla mia terrazza, finalmente libera
- La mia nipotina che si toglie il ciuccio e, per consolarmi, lo porge a me
- Un campo verde, disseminato di papaveri rossi
- Il caos dei tetti di Manhattan, dalla cima dell'empire state building
- La linea lilla della finestrella bianca del test di gravidanza :-)
- L'orsetto carrilon col nome Ivan scritto sulla nuvoletta
- Ivan che sorride per mostrare gli otto dentini, a richiesta
- Ivan che scorazza nel sole, nei balconi
- Il lento e progressivo chiudersi delle palpebre di Ivan, che si sta addormentando
- Ivan che sorride e porge le braccia, in piedi nel lettino, appena sveglio
- Ivan che punta l'indice sulla guancia, quando mangia qualcosa che gli piace
- Ivan che dondola il capo avanti e indietro, per ballare a ritmo
- Ivan che gioca nascondendosi e uscendo d'improvviso, per sorprendere gli altri
- Le guance rosse di Ivan
- Gli occhioni verdi di Ivan
- Il bagnetto sorridente di Ivan
- Ivan che corre da suo padre, urlando
- Ivan che apre i cassetti e ne osserva attentamente il contenuto, prima di infilarci la manina
- Ivan che cerca, trova e indossa il ciuccio
- Ivan che piagnucola quando il latte nel biberon finisce
- Ivan che si lava i denti, mordicchiando il proprio spazzolino, a zonzo nel bagno
- Ivan che quando lo sgridi, farfuglia qualcosa a tono, agitando la manina e sputacchiando in giro
- Ivan che prende la cornetta, se la porta all'orecchio e modula qualche suono incomprensibile
- Ivan che quando vuole scendere dallo scalino del bagno, ti chiama a gran voce, che vuol'essere aiutato
- Ivan che beve l'acqua tutto solo
- Ivan che impazzisce di gioia nel suonare la batteria
- Ivan che piano piano si siede allo scalino della finestra
- Ivan che dondola sull'aereo colorato
- Ivan che abbraccia i cuginetti
- Le coccole che Ivan fa al grande bugs bunny
- IVAN.


Sì, la vita è piena di cose belle.

mercoledì 30 aprile 2008

Vaccino o non Vaccino?


Stamattina ho preso il mio cucciolo, e sono partita alla volta dell'ufficio igiene del nostro comune, per fare il vaccino anti-parotite-varicella ecc..
Come ogni volta, il miscuglio di paura e impotenza, mi sconvolgeva lo stomaco.
Il sole era alto, la gente in giro era parecchia, i rumori delle strade, e il puzzo delle macchine erano già familiari.
Entriamo nell'ufficio, facciamo la fila, entriamo nell'ambulatorio (e Ivan super curioso, ignaro e pieno di speranze guardava tutta la stanza, le persone, gli oggetti..).
L'inferimiere compila la tessera di vaccinazione col timbro della data, e così, tanto per, mi fa
'ha avuto allergie? è stato poco bene?..' - domande di routine insomma, sta già compilando la tessera.. e io, ingenua,
'sì, alle uova'
e lui, con gli occhi sgranati..
'ah! alle uova? e allora non possiamo farlo.. cioè, sta scritto che non succede niente.. al 99% anzi al 100% non succede niente, però è meglio che se lo dobbiamo fare, se decidi che lo facciamo, che lo faremo comunque, lo facciamo in ospedale, in pediatria... che se succede qualcosa, stai già in ospedale..'

(espressione bovina) :-O

Lo sconvolgimento dello stomaco aumenta.
Perchè il mio pediatra non mi ha detto niente al riguardo?
Chi cavolo si occupa-preoccupa dei vaccini?
Il mio pediatra lo sa che ha avuto quell'episodio di intolleranza al tuorlo, un mesetto fa - gli ho chiesto poi esplicitamente la scorsa settimana se potevo fargli il vaccino, e mi ha detto di sì.. e poi l'infermiere mi dice così.
Allibisco.

Poi esco, usciamo, col passeggino, sotto al sole, col venticello piacevole, e decido di fare una passeggiatina, che ce la meritiamo proprio, sia io, che il mio cucciolo.
E il miscuglio di impotenza e paura, piano piano si scioglie.. nella momentanea consapevolezza che l'abbiamo scampata - almeno per adesso.

Ogni volta che c'è stato un vaccino da fargli (fin'ora tre), mi presentavo in ambulatorio con la faccia a forma di punto interrogativo, incapace di formulare vere e proprie domande, piena di dubbi, ma inespressi - piena di cattivi pensieri (tante malattie strane causate dai vaccini), ma anche di riscontri positivi (tante malattie sono state debellate proprio grazie ai vaccini!).
E noto che ogni volta è così, perchè potenzialmente ogni volta può essere la volta negativa, la volta cattiva, la buccia di banana su cui scivolare e trovarsi a gambe all'aria, incapaci di muoversi, nella sterile immobilità del dubbio 'e se non l'avessimo fatto?'.
Bà - vedremo.

mercoledì 9 aprile 2008

CaOs_CaLmO


Ho appena finito di leggere il libro di Sandro Veronesi, Caos Calmo, da cui è stato recentemente tratto un film (qui accanto, la locandina del film).
A proposito della difficoltà della scrittura: ci ha impiegato quattro anni e mezzo per scriverlo..
Io non ho assolutamente esperienza riguardo ai tempi della scrittura, quindi magari mi si potrebbe dire che sono tempi normali, normalissimi, magari anche brevi.
Ma l'impressione forte rimane.
Quattro anni e mezzo.. sono proprio un sacco di tempo.

La Allende ha scritto il suo primo libro, iniziandolo come una lunga lettera di commiato dal nonno morente, l'8 gennaio del 1982 (e da allora se deve iniziare un nuovo libro, lo inizia l'8 di gennaio, per scaramanzia, vista la fortuna in cui si è imbattuto il suo primo scritto) - mi riferisco a 'La casa degli spiriti' - ne è venuto fuori un tomo le cui pagine abbracciano cinquant'anni di storia - e ci ha impiegato un anno.
Ecco, un anno mi sembra un tempo più ragionevole, per un romanzo.
Ma quattro anni e mezzo..
Una lunga gestazione..

Il risultato di questa gestazione è comunque meritevole.
Bel libro - lo consiglio.

martedì 8 aprile 2008

Scrivere


Scrivere è difficile.
Difficilissimo riuscire a comunicare esattamente ciò che vuoi dire.
Parlare è diverso, hai a tua disposizione altri strumenti della comunicazione, la voce, l'intonazione, gli occhi, le mani, le movenze del capo e del corpo intero. E' perfino importante la postura, se sei seduta, in piedi, gambe accavallate, comoda, scomoda, se ti tocchi i capelli, se stringi i pugni, o ti gratti il collo.
Scrivere è raccontarsi, ma non è parlare - mi è stato detto una volta, quando alla scrittura ci tenevo più che alle parole.
Scrivere è altro.
Scrivere è arte.
L'arte delle parole scelte.
L'arte di comandare le parole. O almeno di avere quell'illusione, che hai sempre il dubbio che siano loro ad averti piegato al proprio volere.

Ho letto nel libro 'l'anno del pensiero magico' della Didion, che agli albori della sua carriera di scrittrice, la Didion aveva l'impressione che il proprio pensiero, il proprio io, andasse prendendo forma man mano che scriveva, anzi proprio nell'atto del formarsi di una frase, nell'andamento e nel ritmo delle parole scelte. Lei si formava scrivendo.
Ovviamente lei l'ha scritto molto meglio, non ho qui il libro per riportare le esatte parole, ma quando l'ho letto, ho trovato questo passaggio particolarmente affascinante (in realtà tutto il libro per me è stata una piacevole scoperta).
Il potere delle parole pensate - non sei tu a scriverle, sono loro a formarti. Non sei tu che le pensi, sono loro che formano il tuo pensiero.

'(...) words can hurt you
if you let them
people say them
and forget them
words can promise
words can lie (...)'
(Anyone at all - C.King)

Ma anche parlare è difficile. Anche nel parlare hai da scegliere le parole giuste. D'accordo, se ti sbagli puoi sempre controllare la reazione nell'interlocutore, sorridere e ribadire il concetto in maniera diversa - dire la stessa cosa con altri termini, o addirittura cambiare ciò che hai appena detto.
Comunque, di base, se non sai parlare bene, non sarai mai capace di scrivere, neppure discretamente - questo è ovvio, le parole sono quelle, le frasi, i costrutti, la logica.

La comunicazione è proprio difficile.
Quando ho da parlare penso sempre 'mi sarò spiegata correttamente? avrò passato esattamente l'idea che ho?' - sono incline al ripetermi.
Quando invece ascolto, specialmente se ho davanti qualcuno che padroneggia bene l'arte del parlare, mi lascio portare dappertutto, con le parole.
E anche quando leggo, le parole le sento ancora più potenti.
Mi entrano dentro, proprio.
E a volte mi si conficcano nel cuore.

giovedì 27 marzo 2008

...

Dopotutto,
un prato
non chiede altro
al mondo
che di essere
prato.

sabato 23 febbraio 2008

The circle of life


Sessantacinque anni fa, mia madre aveva un giorno di vita.
Era una bimba dolce e tenera, forse dormiva tanto, ed era piccola e profumata, come tutti i neonati di tutti i tempi.
Era sbaciucchiata in continuazione, proprio come accadeva a me ventotto anni fa, e come accade oggi a Ivan, mio figlio.
La storia si ripete.
''in un fiore, che fine non ha''.

Chissà, forse questo sarebbe stato il testo del suo biglietto di buon compleanno, ieri.

giovedì 21 febbraio 2008

Questa è la mia vita, buonasera


A volte immagino la vita di ognuno di noi, come un libro, di cui siamo parzialmente autori.
No, non ne siamo l'autore principale.. troppe interferenze esterne.
Ognuno di noi, comunque, ha un autore a sè stante, chè non conosco neppure una vita, dico una, che sia anche solo simile ad un'altra, vuoi per storia, stile, concetto, attimi.

Alcuni autori però, sono un pò masochisti, vogliono che il loro protagonista soffra, e quindi pare si accaniscano contro di lui.

Ma non cercano la sofferenza fine a sè stessa, no.
In realtà ciò che più gli piace, è vedere il modo in cui il loro protagonista, una volta caduto, si risolleva, eroicamente. Magari lento, acciaccato, ma di nuovo in piedi, di nuovo alla ricerca, ancora col naso per aria, pronto a fiutare, nuova, la vita.

E io li ammiro, questi eroi della vita di tutti i giorni.

domenica 17 febbraio 2008

Maschio e Femmina li creò


Nel mondo ci sono maschi e femmine.
Io, femmina, ho un figlio, maschio.
Io, femmina, come una scema ho sempre asserito di 'preferire' le femminucce ai maschietti.
Questo prima di avere il mio cucciolo Ivan, ovviamente.
E' che dai maschi ti aspetti certe cose, dalle femmine altre.
Allora non è che siano diversi loro, siamo noi che abbiamo un atteggiamento diverso con loro, a seconda del sesso.
E comunque qualsiasi mamma, mentre fa la ceretta pensa:
1) se ha un maschietto: menomale, non sarà obbligato a un tale supplizio;
2) se ha una femminuccia: porcamiseria, anche lei soffrirà in tal modo!

Quello che ho notato, vedendo nascere e crescere tanti nipoti maschi, è che le mamme, coi maschi, sono più permissive, meno autoritarie, più sollecite e servizievoli.
Questo non fa che generare maschi abituati ad essere serviti e riveriti, che per venir fuori da questo atteggiamento da pascià, nel caso in cui lo vogliano, devono fare uno sforzo sovrumano, e sviluppare un consapevole senso di autocritica.
Per chi invece è abituato ad alzarsi da tavola per sparecchiare, mettere in ordine, lavare i piatti, cucinare, fare il bucato e stirare, analizzare una stanza e riordinarla con criterio (= il modo in cui vengono educate le femminucce), risulta molto più facile la vita pratica da adulto.
E alcuni uomini scambiano queste abilità tipicamente femminili, che derivano come ho detto, solo dalla differenza con cui una mamma educa la propria prole, per abilità iscritte nel codice genetico delle donne.
Un esempio pratico:
lei: 'ci sono da lavare i piatti'
lui: 'ok'
lei - capita in cucina, e vede i piatti (lavati) sparsi sul tavolo..
lei 'scusa, perchè non li hai conservati?'
lui 'non me l'hai mica detto! hai detto solo che erano da lavare!'

Per quanto servizievoli, i maschi, non riescono proprio ad arrivare a completare un lavoro casalingo. Ma solo per come sono stati abituati!
Ecco quindi il mio proposito: educare Ivan ad essere autonomo, anche dal punto di vista della sopravvivenza casalinga.

;-P

venerdì 8 febbraio 2008

Lavorare stanca


Un giorno, molto lontano, una ragazza appena diplomata, per fifa dell'università, e curiosità verso il mondo del lavoro che l'aveva sempre affascinata, si mise alla ricerca di un impiego, e lo trovò subito.. al primo incontro. E ne trovò uno speciale, che le stava addosso, proprio come un abito di alta sartoria, cucito su misura per lei.
Chissenefrega se per un pò, all'inizio, non era assunta.
Vuoi mettere: i contributi per la pensione (lontanissima), la maternità (che? ancora presto), le ferie (pagate lo stesso), la tredicesima (pagata lo stesso), i permessi (quando ce vò ce vò, te lo pigli, e buonanotte), la malattia (pagata lo stesso) e gli infortuni (speriamo di no!!), sullo stesso piano del piacere di aver trovato ciò che fa per te?

Il lavoro le piaceva, era una continua sorpresa, e quando iniziò a ricevere le prime gratificazioni, non necessariamente di natura economica (ognuno ha le proprie priorità), era fatta, fritta, fregata: sarebbe rimasta fedele a quel lavoro, finchè esso fosse stato in grado di soddisfare il suo bisogno di sentirsi brava.
E quando il lavoro (volendolo schematizzare) non era altro che aiutare altri esseri umani, risolvendo i loro problemi, anticipandoli, capendoli prima degli altri, indovinandone le cause e aggiustandole con logica e passione, dovendo continuamente aggiornarsi, imparare nuove cose, nuove realtà, e azzeccandoci sempre.. o quasi.. ecco che si intuisce che quel lavoro, dal punto di vista della gratificazione personale, fosse per lei come un pozzo senza fondo.

E se 'il mondo è bello perchè è vario', non mi stupisco del fatto che per qualcuno sia più importante la gratificazione personale, e per qualcun altro la soddisfazione economica, o quantomeno, l'essere assunto secondo i minimi di legge.

Personalmente mi rifugio in una piuttosto che nell'altra, a seconda del periodo che vivo: se mi sento povera.. dico vabbè, il lavoro mi gratifica, dal punto di vista umano e personale; se invece mi sento insoddisfatta e depressa.. mi dico, bè, dài, lo stipendio è almeno decente, 'da queste parti'.

Dico 'da queste parti', perchè un discorso di questo tipo, non può non tener conto del MONDO del lavoro intorno a noi. E questo non per ambire a stare peggio di come si sta, guardando a chi, appunto, sta peggio di noi, ma solo per prendere atto che il mondo qui va così, e non solo per noi dipendenti, ma anche per i liberi professionisti.
Siamo tutti sulla stessa barca, e quindi.. perfavore, remiamo tutti verso un unico obiettivo: la terra ferma, chè io non so nuotare.

giovedì 31 gennaio 2008

Sensi primordiali

Chi mi conosce lo sa. Sono intollerante alle sigarette. Lo sono sempre stata. Non ho mai neppure tentato di fumare. Lo so: sono una palla.
In casa mia non si fuma.
Del fumo passivo mi infastidiscono due cose: il puzzo, e il costante pensiero che mi sta avvelenando.
Del puzzo del fumo mi infastidisce la persistenza sugli abiti e tra i capelli.
Del fumo passivo mi piace solo una cosa, e siccome sono una professionista degli odori, lo ammetto senza problemi: è la prima fumata passiva, che ha un profumo molto più delicato di tutto il resto della sigaretta, direi quasi dolce, che dà meno di bruciato.
Ma.. dura solo un istante.

Ho da poco terminato di leggere Il profumo, e seppure io non sia un'assassina in cerca del profumo perfetto, per possedere l'umanità intera, ed ho un mio personale odore, somiglio un pò a Grenouille, il protagonista, per via della mia fissa degli odori.
Mia madre diceva che ho un naso da cane da caccia.
Questo perchè riuscivo a indovinare dalla casa di quale zia proveniva una maglia, un asciugamani, solo odorandolo.
Quando mangio, odoro. Le mie sorelle mi prendono in giro per questo, e quando sono raffreddata diventa un problema mangiare con godimento, chè qua si è buone forchette!
Il mio cucciolo Ivan, viene costantemente analizzato dal mio odorato. Il profumo più intenso è sempre fra i capelli e nel palmo della mano. E nel pannolino, ma quello non è tipicamente classificato come profumo. :P
Adoro cucinare piatti in cui devo soffriggere cipolla e/o aglio, o sfrigolare pezzetti di carne o pesce succulenti, o sfumare un pò di vino.
Il profumo dei dolci appena cotti lo faccio girare per tutta la casa, aprendo tutte le porte di comunicazione tra le stanze. Mentre quando cucino cose odorose, ma non profumose, le porte vengono tutte sigillate: che gli odori non vadano in ogni dove!
Mi piacciono gli odori, e di conseguenza non sono patita dei profumi chimici, me ne piacciono pochi ma buoni, e li uso con parsimonia; e poi il must: deodorante senza fragranza, assolutamente privo di profumo.

Queste precisazioni mi servono solo per giustificare il mio fondamentalismo anti-sigaretta, che comunque, a dirla tutta, non mi ha mai impedito di apprezzare e voler bene, anche a coloro che fumano. :)

martedì 29 gennaio 2008

Altamura

Sono nata ad Altamura.
Sono nata a casa e nel lettone dei miei genitori.
Non sono così vecchia, gli ospedali esistevano già, ho solo ventotto anni, e mia madre aveva già partorito in ospedale, ma comunque c'erano ancora in giro le 'levatrici' (ostestriche a domicilio). Non so se il parto fu qualcosa di improvviso, per cui non ci fu tempo per andare in ospedale, oppure fu una scelta deliberata, non ho mai chiesto a mia madre, e oggi non posso esaudire questa mia curiosità (mia madre non c'è più da tempo).
Ad Altamura ci sono anche cresciuta.
Ci ho giocato molto, nelle sue strade, con le altre ragazzette come me, sotto casa. Ci ho giocato nei suoi parchi in periferia.
Ci ho giocato con la sua neve.
Ho passeggiato le sue strade, col naso allinsù, per spiare Dio che mi guardava da sopra le nuvole, insieme a tutti gli angeli della corte celeste.
E poi da adolescente, la camminavo in lungo e in largo.

Da piccola adoravo Altamura. La Leonessa di Puglia. Wow.
Ho una sorella trapiantata a Rimini per amore, da quando io avevo 6 anni, e ricordo che nonostante mi stuzzicasse l'idea del mare a pochi passi, ero terrorizzata dalla lontananza di Altamura; così come, ero terrorizzata dallo stare lontano dalla mia numerosa famiglia in cui comunque non c'era di che annoiarsi, nonostante gli inevitabili screzi.
Insomma confondevo Altamura e la mia famiglia.

Perchè questa presentazione romantica su Altamura?
Per dire che ho le carte in regola per amarla, e, quindi, anche per per detestarla.
'Sta Leonessa di Puglia. Che di leonino ha solo la superbia.

Altamura è una piccola città.
Ma anche no. E' un grande paese. Sì, un paesone.
Che ha tutti i contro dell'essere paese, e tutti i contro del non essere città.
Insomma sta messa male, non ha alcun pro.
E' cresciuta, anzi stra crescendo tanto. E male.
Ha un viluppo di strade a doppio senso, che dovrebbero essere a senso unico (d'accordo, ultimamente stanno trasformando i sensi delle strade, ma non è che una goccia nel mare).

Nelle nuove zone, già abitate da anni, mancano i servizi principali - come posta, raccolta rifiuti, scuole, asili, e persino strade asfaltate. Non contiamo i bus, dài. Se vai ad abitare un pò fuori, devi prenderti la macchina, mio caro, lo sai no? Che poi funziona che: prendi la macchina, arrivi in centro, ma non sai dove parcheggiarla! Le cose van così.

Ha (Altamura) dei cittadini con un senso civico, di gran lunga inferiore a quello delle formiche (sentivo in tv che le formiche, pur dovendo affrontare un traffico molto più intricato del nostro, non si scontrano mai tra di loro, e vantano una organizzazione perfetta, che noi uomini vorremmo imitare. Le formiche. Forse dovremmo ambire al titolo di 'La formica di Puglia'.)
Ha un numero di automobili vertiginoso.
Ha un numero di parcheggi autorizzati ridicolo.
E allora che si fa?
Si parcheggia OVUNQUE.
- Sulle strisce pedonali.
- Davanti agli scivoli per i disabili (cosa che ho notato moooolto di più quando ho iniziato ad andare in giro col passeggino del mio cucciolo, e ho dovuto scontrarmi con la dura realtà: Altamura fa veramente schifo. Giuro, l'ho odiata.).
- Davanti ai garadge provvisti di Divieto di Sosta e Passo Carrabile puntualmente pagato al Comune.
- In doppia e (perchè no?) tripla fila.
E dovunque ci sia un divieto, ecco, proprio lì.. quello per gli altamurani è il parcheggio ideale.

E poi Altamura vanta un numero di macchinoni (termine per indicare le macchine di grossa cilindrata, tipo Suv) davvero impressionante.
E la cosa più impressionante è il vederle sfrecciare nelle nostre stradine piccole, ma proprio piccole, che speri si vadano a sfreggiare la fiancata lucente.
Anzi no, la cosa più impressionante è la scia di puzzo che si lasciano dietro, una volta che passano, perchè va da sè che sono tutte macchine Diesel.
Il Diesel va di moda, parecchio.
Noi abbiamo di recente acquistato una Meriva, come ho già accennato, e di buono c'è che ha la doppia alimentazione, benzina e GPL.
Non sarà puro come il Metano, il GPL, ma inquina meno della benzina, e del diesel!
Non vi posso dire tutti i pregiudizi con cui ci siamo dovuti scontrare!! Non abbiamo trovato neppure UNA persona daccordo con la nostra scelta: TUTTI avrebbero optato per il Diesel, chè oggi fanno motori molto più potenti, e più puliti, quasi come quelli a benzina.. Pulita la benzina? Ma quando mai??
Il GPL non è altro che un materiale di scarto del petrolio, ottenuto dalla trasformazione del petrolio in benzina, quindi, comunque sia, diretto discendente dell'oro nero.. Ma comunque è un rifiuto, da cui è possibile ancora attingere energia, quindi in un certo senso, noi ricicliamo.

Continuiamo, perchè no..
Uno dei vizi più diffusi tra i guidatori altamurani è, in pieno traffico (a scorrimento lentissimo), il fermarsi a chiacchierare con un amico, un conoscente, una persona qualsiasi, fermando la scia lunghissima di automobili con motore acceso, dietro di sè. Una volta poi ho visto una tipa che dalla macchina stava guardando la vetrina di un noto negozio di moda (Branà), fermando una scia di macchine che non aveva fine.
Fantastico. La puzza nell'aria (aria??) fa venire il voltastomaco. Ma tutto è fantastico. Specie quel completo di Missoni là in vetrina. Evvabbè.
Per non parlare poi del mancato uso delle frecce direzionali. Frecce direchè??
Sconosciute, proprio sconosciute.

E ancora: princìpio di precedenza.
Qui ad Altamura, non vige il princìpio di precedenza a destra, come insegnano i manuali. No. Troppo semplice.
Qui ha precedenza il più furbo. Il più pronto. Il più lesto. Chi ce l'ha più grosso.
In macchina diventiamo tutti automobilisti, non c'è distinzione di sesso/età/provenienza.
Siamo omologati. Tutti uguali: degli esseri a parte. Viventi, non si sa. Asessuati, di certo.
E chi la precedenza la dà (giuro, accade anche quando viene da sinistra, quindi la DEVE dare), si sente un tonto, un fallito.

Di buono c'è che, se impari a guidare ad Altamura, poi puoi guidare ovunque, sei preparato a tutto, non hai di che preoccuparti.
Solo che.. mi sa che devi rivederti il manuale di scuola guida, perchè fuori Altamura, i cartelli hanno un significato preciso, e che tu forse ignori, ma... che vuoi? Non puoi mica avere tutto!

Bellezza e Schiavitù

Titolo ispiratomi dalla nuova pubblicità toccante della Nivea, che chiede, alla fine, ''Per te la bellezza cos'è?''
Ovviamente per loro la bellezza è tutto.. 'bellezza è emozione', 'bellezza è amore', 'bellezza è libertà', sono le frasi che sono riuscita a carpire durante l'andata in onda della pubblicità, mentre imboccavo il mio piccolino.
Ovviamente alla fine si appropriano della bellezza, perchè il sunto è che 'bellezza è nivea'. E vabbè, magie della pubblicità.

Maporcamiseria!
Ma le brutte, che cosa devono fare? Cioè, non solo si devono tenere il fatto che sono brutte.. devono pure sentirselo spiattellare in faccia, che cosa si perdono! (si perdono addirittura emozione, amore e libertà). Che cattiveria.. dài.
[Che per caso si vede che mi sento un tantino attaccata dalla tal pubblicità?]
E comunque, per me, vale il binomio Bellezza = Schiavitù.
Cioè il completo opposto di libertà.
Mi riferisco alla bellezza cui ci vogliono addomesticare.

Perchè, diciamocelo, la vera bellezza non è la perfezione che ci propinano afforza.
La vera bellezza è l'armonia. Anche se hai il naso un pò lungo. Anche se sei un pò in carne.
La vera bellezza è la grazia.
Che può essere nei gesti, nei pensieri, nelle parole, nelle idee, nella voce mai urlata.
La bellezza è la naturalezza.
La bellezza è la semplicità.
E invece cosa abbiamo oggi?
Una schiera di adolescenti e giovani donne che, se sono belle, devono fare di tutto per restar tali. Se invece sono brutte, che almeno si trasformino in brutte curate, molto più accettabili (specie per i bilanci delle case produttrici di prodotti per la bellezza umana).

Ma torniamo al discorso sulla schiavitù.
Siamo schiave dello specchio.
Siamo schiave della moda.
Siamo schiave dell'altrui giudizio.
Schiave dell'apparenza, dell'estetica, dell'immagine.
Schiave della società martellante, che continuamente ci dice come essere, come vestire, cosa mangiare, cosa pensare, di cosa parlare.
Schiave del desiderio di guardare degli uomini.
Schiave del nostro desiderio di essere da loro guardate.
Cercando di rendersi desirabili agli occhi maschili, cerchiamo di copiare in toto l'immagine di perfezione propinataci.
Ma è solo una immagine, appunto. E' vuota.
Ed io ho l'impressione che la donna, anzichè prendere quell'immagine e personalizzarla, cucirsela addosso, sopra al proprio io, si limiti ad imitarla, spersonalizzandosi, annullandosi completamente in essa.
Siamo schiave delle case dei 'prodotti di bellezza'.
Siamo consumiste della bellezza.

E questo è solo un mio pensiero, che per ignoranza e/o incapacità, non riesco ad esprimere senza generalizzare.

lunedì 28 gennaio 2008

Basta cambiare strada..

Fai sempre la stessa strada, ogni giorno.. andata, ritorno, andata, ritorno, per raggiungere un determinato posto (di lavoro).
Poi pensi, vabbè, proviamo a cambiare strada ogni tanto!
Cambi strada, ne fai una diversa che magari hanno appena aperto, ed ecco che scopri uno scorcio di panorama inaspettato.
Wow, il cielo è fantastico da questa angolazione!
Il cielo non ha limiti.
Una svolta. E quegli alberi?! Ma che bella zona, davvero. Bello, bello.
E quei cartelli?! CHEEE?!?!? Strada chiusa????
Ohporcacciamiseriaccialurida!! Dovrò tornare indietro e ho già perso dieci minuti!
Ma chi cavolo me l'ha fatto fare a cambiare strada proprio oggi???

Comunque non va sempre così. A volte riesci ad arrivare illesa a destinazione, e allora sei contenta: hai sperimentato un nuovo tragitto. :)

Ti vedo e non ti affitto..

Modo di dire delle mie parti.
Quando qualcuno te lo dice, significa affettuosamente, che sei tu, ti vedo.. ma non sei come sempre, cioè hai qualcosa che non va, che ti rode, che ti intristisce..
E' un modo carino per chiedere come stai.. come va..
Ultimamente il mio amico ob1 non mi affittava bene, e mi ha gentilmente chiesto che c'era..
Che c'è?
Stress..
La mia vita è parecchio cambiata nell'ultimo anno.
Da ragazza, mi sono trasformata in giovane mamma, laddove giovane significa inesperta; ho da poco ripreso a lavorare, dopo la maternità; abbiamo comprato casa, con tutte le conseguenze pratiche del caso (pitturare-sfruttare al meglio lo spazio-organizzare il trasloco); e come se ciò non bastasse sgainz è fuori x qualche giorno, ormai tutte le settimane.
That's it!

Devo ammettere che, rispetto ai primi mesi successivi al parto, in cui ero senza forze, nè fisiche, nè mentali, ora ho ripreso in mano la situazione.
In quei mesi non mi ci affittavo neppure io stessa.
Ma se qualcuno mi chiedeva come và, la risposta era sempre positiva.. bene, benissimo grazie.. non mi lamento.. e chevvuoi, è il periodo un pò stressante, ma è tutto nella norma.. l'avevamo messo in conto.. ma de chè??

Io mi sentivo fluttuare, nel marasma della vita, senza alcun appiglio.
Ricordo che ero sbalordita da cose idiote, tipo la mancanza di orari, ad esempio a pranzo, non sapevo mai se sarei riuscita a preparare qualcosa, e a mangiare in un orario decente, normalmente. Ero avvilita di non riuscire a vedere sgainz, come prima.. lui usciva per andare a lavorare, e io ero incatenata a casa. Noi lavoriamo insieme, e per me era strano il vederlo così poco.
Era inverno e non uscivamo spesso, anzi!
Ovviamente la notte si era trasformata in nottata.
Il mio Ivan mi riempiva completamente.
Lui si aggrappava a me per tutto, e credo che anche io mi aggrappassi a lui, perchè mi aiutasse a capire cosa stesse succedendo.
E' normale, è il periodo psicologicamente descritto come 'dell'attaccamento' sia del figlio alla mamma, che della mamma al figlio (sì, non è una cosa innata come molte pensano.. ti viene naturale, ovvio, ma è una cosa su cui lavorarci).

A volte ho pianto.
E solo ora, con un pò più di distacco, riesco a dirlo, ad ammetterlo. In quei momenti mi sentivo persa, sola.. nonostante non lo sia mai stata.
In quei mesi di vita-non-mia, che vivevo in un altalenarsi tra tristezza e gioia immensa, stordimento e gratitudine infinita, avevo sempre il timore che quel periodo non avesse fine, nonostante con la testa mi rendessi conto che quei mesi che mi facevano paura, non sarebbero più tornati.. Ivan non sarebbe mai più stato così piccolo e indifeso.. e che un giorno ci avrei ripensato con un pò di nostalgia.


Diciottanni

Data la mia non più tenerissima età, mi fa strano (diciamo pure che.. ''mi suscita'' ;P) dire che sono ancora invitata a partecipare a feste di diciottanni.
Dei miei nipoti, però..
Uè, che non sono mica nonna! Sono solo zia! :)
E oggi, il mio quinto nipote supera quella fatidica soglia. Cavolo, sono quasi tutti grandi.. E dire che li ho visti nascere..

Ricordo i miei, di diciottanni.
Ero già grande.
Grande nel senso che avevo già radicati in me un gran senso del dovere e una rigorosa conoscenza dei miei limiti.
Che p****!!
Ma sono proprio così noiosa e ''pragmatica'' come mi ha descritta mia sorella in un commento??
HELP! ^_^'


Ma intanto, Auguri Raffaele!

domenica 27 gennaio 2008

My true colors

Diciamo pure che io non so proprio descrivermi..
Non ho il dono del riassunto, e di questo qualcuno se ne sarà accorto..
Adoro i puntini di sospensione.. forse perchè voglio sempre lasciare qualche spiraglio aperto, anche a una frase, a un titolo..
E se qualcuno mi fa la banalissima domanda: qual'è il tuo colore preferito? Io ammutolisco.
Come faccio a dirti il mio colore preferito? Mica ce ne sta uno soltanto!
Il colore del cielo al tramonto.
La luna, bianca, in mezzo al cielo azzurro.
Il colore che preferisco per vestire è il verde militare, misto a tonalità di marrone.
Poi, per ragioni di post-partum, diciamo che indosso parecchio nero ;P
C'è il colore preferito per scrivere.. blu
C'è il colore preferito da guardare.. verde
Il colore preferito per contrasto.. rosso
Adoro i colori dell'estate.. giallo, luce..
Amo i colori della primavera.. verde, rosa..
Sono figlia dell'autunno.. quindi l'oro e l'arancio li ho nel cuore..
E come vivere senza il bianco inverno?