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mercoledì 28 maggio 2008

L'impotenza femminile


No, non è un post sulla frigidità.
E' un post cui tengo molto.
E' un post dettato dalla necessità di mettere nero su bianco (quando scrivo è nero su bianco, quando pubblico è azzurro su bianco, ma passatemi comunque quel modo di dire) la situazione che una mia cara amica vive, forse inconsapevolmente.
E scusatemi se è un post lungo.
Mettere nero su bianco mi ha sempre aiutato a capire.
Non pretendo di scavare per dissotterrare infine la ragione ultima, della sua situazione.
Non pretendo di riuscire a far capire obiettivamente la situazione, anzi, sicuramente la farò vedere solo dal mio punto di vista.
Vorrei solo riuscire a capire, anche io sola, perchè accade questo.

Accade che due ragazzini si innamorano. Lei ha quattordici anni, e lui diciassette.
Sono giovani, sono germogli, ma sono umanamente completi, individui con una propria identità, con una propria personalità ben definita. Gli manca solo l'esperienza, che li rafforzerà.
Accade dunque, che questa esperienza la facciano insieme, e si ritrovano a sposarsi otto anni dopo essersi innamorati.

E quindi, ci si incontra, ci si innamora, si cresce insieme, ci si sposa, e si coltiva la vita a due, nel reciproco rispetto.
Rispetto. Già.
Peccato sia qualcosa di assolutamente sconosciuto, il rispetto, sia per il ragazzino di diciassette anni, che per l'uomo di trentatrè.
O meglio, il rispetto lui lo conosce, ma solo sotto certi aspetti: rispetto per il potere, rispetto per i soldi, rispetto per la proprietà.

Potere: il potere del più forte, di colui che urla di più, di colui che sbraita di più - salvo poi fare una battuta da ridere, e aggiustare tutto.
Soldi: più sono e meglio è. I soldi li fa lui e solo lui. Per fare soldi fa debiti, e per togliere i debiti lavora 16 ore al giorno, ma cazzo, i soldi, alla fine, li vedremo.
Proprietà: concetto a largo spettro. Qui non mi riferisco solo alla proprietà di un bene o oggetto. Mi riferisco alla proprietà della persona. Mi riferisco al possedere un'altra persona. Ebbene, lui possiede lei.

Lei: dolce, non stupida, ragazza innamorata.
Per essersi innamorata di lui, qualche lato buono, lui, deve pur averlo. Io, da fuori, non lo vedo manco se mi cavo gli occhi e glieli porgo su un piatto d'argento per farglieli ingoiare, e guardarlo daldidentro.
Può anche darsi che li abbia usurati col tempo, i suoi lati buoni, lui. E che quindi oggi non siano più visibili, perchè troppo consunti, non perchè inesistenti, o falsi quando c'erano.
Nel momento in cui però si sono usurati, e hanno preso il sopravvento i lati negativi, lei non poteva più nulla.
Il di lei cuore era già cucito al di lui petto.

Lei guarda indietro, a quei momenti belli passati insieme, a quelle frasi dolci a lui rubate, a quelle carezze, le prime e le ultime della sua vita, e si aggrappa, con le unghie e con i denti, a quei ricordi. Per poter andare avanti.
Per poter accettare, di buon grado, quello sguardo incazzato, quel silenzio pesante, mentre mangia dopo 16 ore di lavoro (e di assenza), quelle parole spazientite per telefono, quei commenti sprezzanti, quella mente al lavoro, sempre al lavoro, anche quando è a casa, anche quando è a letto, con lei, su di lei.
Per poter sopportare, di buon grado, quelle considerazioni gratuite sulla donna, sul ruolo della donna, sulle abitudini cattive della donna, sulla moralità dubbia della donna, sulle ridotte capacità fisiche e intellettuali della donna.

Una curiosità: sei mai stato DONNA tu, nella tua vita? E come fai a conoscere così bene, così profondamente l'animo femminile?

Lei non ha più un'identità.
Lei è una di lui protuberanza.
Agisce come farebbe lui.
Parla e pensa come farebbe lui.
Fa quello che lui decide che lei faccia.
Ma non è una situazione palesata, no, è subdola.
Lei non accetterebbe mai di essere visibilmente sottomessa a lui, poichè è orgogliosa.
Lei pensa che la vita sia normale così.
No, peggio: lei pensa che la vita giusta, sia così.

Ed io la vedo allontanarsi, incapace di parlarle nella sua lingua sconosciuta, impotente di fronte ai suoi occhi un tempo accesi, e oggi stanchi.

Lei non leggerà queste parole.
Le mie parole non la raggiungeranno.
Le mie parole moriranno qui.

mercoledì 30 aprile 2008

Vaccino o non Vaccino?


Stamattina ho preso il mio cucciolo, e sono partita alla volta dell'ufficio igiene del nostro comune, per fare il vaccino anti-parotite-varicella ecc..
Come ogni volta, il miscuglio di paura e impotenza, mi sconvolgeva lo stomaco.
Il sole era alto, la gente in giro era parecchia, i rumori delle strade, e il puzzo delle macchine erano già familiari.
Entriamo nell'ufficio, facciamo la fila, entriamo nell'ambulatorio (e Ivan super curioso, ignaro e pieno di speranze guardava tutta la stanza, le persone, gli oggetti..).
L'inferimiere compila la tessera di vaccinazione col timbro della data, e così, tanto per, mi fa
'ha avuto allergie? è stato poco bene?..' - domande di routine insomma, sta già compilando la tessera.. e io, ingenua,
'sì, alle uova'
e lui, con gli occhi sgranati..
'ah! alle uova? e allora non possiamo farlo.. cioè, sta scritto che non succede niente.. al 99% anzi al 100% non succede niente, però è meglio che se lo dobbiamo fare, se decidi che lo facciamo, che lo faremo comunque, lo facciamo in ospedale, in pediatria... che se succede qualcosa, stai già in ospedale..'

(espressione bovina) :-O

Lo sconvolgimento dello stomaco aumenta.
Perchè il mio pediatra non mi ha detto niente al riguardo?
Chi cavolo si occupa-preoccupa dei vaccini?
Il mio pediatra lo sa che ha avuto quell'episodio di intolleranza al tuorlo, un mesetto fa - gli ho chiesto poi esplicitamente la scorsa settimana se potevo fargli il vaccino, e mi ha detto di sì.. e poi l'infermiere mi dice così.
Allibisco.

Poi esco, usciamo, col passeggino, sotto al sole, col venticello piacevole, e decido di fare una passeggiatina, che ce la meritiamo proprio, sia io, che il mio cucciolo.
E il miscuglio di impotenza e paura, piano piano si scioglie.. nella momentanea consapevolezza che l'abbiamo scampata - almeno per adesso.

Ogni volta che c'è stato un vaccino da fargli (fin'ora tre), mi presentavo in ambulatorio con la faccia a forma di punto interrogativo, incapace di formulare vere e proprie domande, piena di dubbi, ma inespressi - piena di cattivi pensieri (tante malattie strane causate dai vaccini), ma anche di riscontri positivi (tante malattie sono state debellate proprio grazie ai vaccini!).
E noto che ogni volta è così, perchè potenzialmente ogni volta può essere la volta negativa, la volta cattiva, la buccia di banana su cui scivolare e trovarsi a gambe all'aria, incapaci di muoversi, nella sterile immobilità del dubbio 'e se non l'avessimo fatto?'.
Bà - vedremo.