L'influenza di Ivan ha avuto due fasi ben disinte:
- la prima, con febbre alta, che ha causato gastroenterite, e in un assurdo crescendo, muchi, catarro, raffreddore, mal di testa, occhi lucidi.
- la seconda, caratterizzata da assenza di febbre, ma una tosse notturna incontrollabile.
La diagnosi è chiara: tosse bronchiale, causa complicanza influenza - necessita di antibiotico.
Io: ma come, antibiotico senza febbre?
Primo Pediatra: sì, è per PREVENIRE una eventuale bronchite.
Risposta che mi lascia quantomeno perplessa: un antibiotico dovrebbe curare, non prevenire.Secondo pediatra: signora, avrei preferito anche io che ci fosse stata la febbre, avrebbe significato che il sistema immunitario di suo figlio reagisce all'infezione, che comunque c'è, è in atto, ed è anche abbastanza avanzata. Evidentemente il sistema immunitario di suo figlio è stato indebolito dall'influenza che ha avuto la scorsa settimana, e non sta riconoscendo l'infezione. Diamo l'antibiotico senza febbre solo in casi estremi, e questo è un caso di quelli. Anzi, si sbrighi pure a darglielo.
Risposta che mi ha fatto girare la testa e tremare le ginocchia.Uscita dal secondo pediatra, con la ricetta che pesava in borsa, mi sono guardata in giro, e ho affogato gli occhi nel cielo blu disegnato dalle stradine tortuose del centro storico.
La manina di Ivan era piccola e fredda, nella mia.
Poco prima aveva smesso di piangere e agitarsi mentre il medico lo auscultava. Ma appena rivestito aveva chiesto a gran voce la caramella che pensava di meritare.
Camminiamo lentamente e facendo attenzione alle chianche sconnesse.
Sono triste. Profondamente triste.
Mi girano in testa parole rapite non so più dove e quando.. 'complicazioni polmonari'.. 'bronchite non curata che si trasforma in polmonite'.. 'ospedalizzazione'..
Mi chiedo se Ivan sia abbastanza coperto.
Lo guardo. Ha il nasino rosso, gli occhi verdi scintillano alla luce del sole, segue con sguardo rapito una moto che passa sgommando.
'maaammma, 'a moto gaaande!!'
Mi dice, contento di essere finalmente uscito dopo una settimana di clausura.
Mentre lo vestivo, prima di uscire, a casa, al momento di infilare le scarpe mi aveva detto 'mamma, da quanto tempo che no metto quette cappe', e mi abbracciava, e mi baciava il nasino: segni inconfondibili che è grato per quel che gli stai facendo.
Il suo modo affettuoso di dirti
grazie.
Gli guardo i piedini che incerti misurano i passi, su quelle chianche scure e sporche.
Lo sento piccolo. Indifeso. Lo abbraccio. Basterà per calmarmi il cuore?
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Domani termina la terapia del suo antibiotico preferito.
Dopodomani terminano i da lui odiati Paf.
Giovedì vedremo se abbiamo avuto la meglio.
Al momento, parrebbe di sì: la tosse è sparita, la notte si dorme tranquillamente, l'appetito sta tornando normale.
Ma qualcosa mi dice che non posso più fidarmi solo di questi segni 'apparenti'.