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giovedì 12 giugno 2008

Trasloco Work in progress...


Da lunedì sono impegnata - sia mentalmente (ma quello già da mesi), che fisicamente - con la preparazione del trasloco.
Tale preparazione si traduce nell'imballare tutta la propria vita.
Non avevo idea di dover riempire più di cinquata cartoni!
Non immaginavo nè di avere così tanta roba, nè tantomeno di riuscire ad inscatolarla tutta sola - operazione che devo dire mi deprime e mi debilita alquanto, specie al pensiero che tra qualche giorno li dovrò riaprire tutti!!


Il mio stato d'animo stanco e scocciato (ho consumato sei rotoli di scotch per imballaggi... ho detto tutto) lo si può ben capire anche dalla quantità di caffèllatteebiscotti che riesco ad ingurgitare, ogni giorno, quantità che si è più che quadruplicata.
Ovviamente le bilance (pesa alimenti e pesa persone) sono stati i primi oggetti ad essere inscatolati. Diversamente non avrei avuto la forza di sopportare questo muro di cartoni il cui puzzo mi fa vivere in mezzo a correnti d'aria, chè tengo tutte le finestre aperte per non soffocare in questa ormai ex-casa, oggi magazzino.

E poi ieri: lo sfacelo.
Mi hanno smontato pezzo pezzo i mobili della cucina, e io lì, sul divano, combattuta tra due fuochi, a pensare se mi conviene pulire adesso i mobili, o se porta bene portarsi a casa nuova la polvere di quella vecchia... ci sto ancora pensando...

mercoledì 28 maggio 2008

L'impotenza femminile


No, non è un post sulla frigidità.
E' un post cui tengo molto.
E' un post dettato dalla necessità di mettere nero su bianco (quando scrivo è nero su bianco, quando pubblico è azzurro su bianco, ma passatemi comunque quel modo di dire) la situazione che una mia cara amica vive, forse inconsapevolmente.
E scusatemi se è un post lungo.
Mettere nero su bianco mi ha sempre aiutato a capire.
Non pretendo di scavare per dissotterrare infine la ragione ultima, della sua situazione.
Non pretendo di riuscire a far capire obiettivamente la situazione, anzi, sicuramente la farò vedere solo dal mio punto di vista.
Vorrei solo riuscire a capire, anche io sola, perchè accade questo.

Accade che due ragazzini si innamorano. Lei ha quattordici anni, e lui diciassette.
Sono giovani, sono germogli, ma sono umanamente completi, individui con una propria identità, con una propria personalità ben definita. Gli manca solo l'esperienza, che li rafforzerà.
Accade dunque, che questa esperienza la facciano insieme, e si ritrovano a sposarsi otto anni dopo essersi innamorati.

E quindi, ci si incontra, ci si innamora, si cresce insieme, ci si sposa, e si coltiva la vita a due, nel reciproco rispetto.
Rispetto. Già.
Peccato sia qualcosa di assolutamente sconosciuto, il rispetto, sia per il ragazzino di diciassette anni, che per l'uomo di trentatrè.
O meglio, il rispetto lui lo conosce, ma solo sotto certi aspetti: rispetto per il potere, rispetto per i soldi, rispetto per la proprietà.

Potere: il potere del più forte, di colui che urla di più, di colui che sbraita di più - salvo poi fare una battuta da ridere, e aggiustare tutto.
Soldi: più sono e meglio è. I soldi li fa lui e solo lui. Per fare soldi fa debiti, e per togliere i debiti lavora 16 ore al giorno, ma cazzo, i soldi, alla fine, li vedremo.
Proprietà: concetto a largo spettro. Qui non mi riferisco solo alla proprietà di un bene o oggetto. Mi riferisco alla proprietà della persona. Mi riferisco al possedere un'altra persona. Ebbene, lui possiede lei.

Lei: dolce, non stupida, ragazza innamorata.
Per essersi innamorata di lui, qualche lato buono, lui, deve pur averlo. Io, da fuori, non lo vedo manco se mi cavo gli occhi e glieli porgo su un piatto d'argento per farglieli ingoiare, e guardarlo daldidentro.
Può anche darsi che li abbia usurati col tempo, i suoi lati buoni, lui. E che quindi oggi non siano più visibili, perchè troppo consunti, non perchè inesistenti, o falsi quando c'erano.
Nel momento in cui però si sono usurati, e hanno preso il sopravvento i lati negativi, lei non poteva più nulla.
Il di lei cuore era già cucito al di lui petto.

Lei guarda indietro, a quei momenti belli passati insieme, a quelle frasi dolci a lui rubate, a quelle carezze, le prime e le ultime della sua vita, e si aggrappa, con le unghie e con i denti, a quei ricordi. Per poter andare avanti.
Per poter accettare, di buon grado, quello sguardo incazzato, quel silenzio pesante, mentre mangia dopo 16 ore di lavoro (e di assenza), quelle parole spazientite per telefono, quei commenti sprezzanti, quella mente al lavoro, sempre al lavoro, anche quando è a casa, anche quando è a letto, con lei, su di lei.
Per poter sopportare, di buon grado, quelle considerazioni gratuite sulla donna, sul ruolo della donna, sulle abitudini cattive della donna, sulla moralità dubbia della donna, sulle ridotte capacità fisiche e intellettuali della donna.

Una curiosità: sei mai stato DONNA tu, nella tua vita? E come fai a conoscere così bene, così profondamente l'animo femminile?

Lei non ha più un'identità.
Lei è una di lui protuberanza.
Agisce come farebbe lui.
Parla e pensa come farebbe lui.
Fa quello che lui decide che lei faccia.
Ma non è una situazione palesata, no, è subdola.
Lei non accetterebbe mai di essere visibilmente sottomessa a lui, poichè è orgogliosa.
Lei pensa che la vita sia normale così.
No, peggio: lei pensa che la vita giusta, sia così.

Ed io la vedo allontanarsi, incapace di parlarle nella sua lingua sconosciuta, impotente di fronte ai suoi occhi un tempo accesi, e oggi stanchi.

Lei non leggerà queste parole.
Le mie parole non la raggiungeranno.
Le mie parole moriranno qui.

martedì 27 maggio 2008

Attimi


Ora di pranzo, esco dall'ufficio, compro la frutta, prendo l'auto, 37° segnati sul display.
Avvio il motore, mi reco al supermercato, compro il latte, i biscotti, la bresaola (che qui si è ancora a dieta!!), pago il conto, e torno in auto, 32.5° segnati sul display.
Arrivo nel traffico sotto casa, parcheggio al sole, esco dall'auto, chiudo lo sportello, apro lo sportellone, prendo le buste della frutta e della spesa, chiudo la macchina, e sento un urletto provenire dal secondo piano del mio palazzo...

Alzo la testa, e chi ti vedo, attaccato all'inferriata del balcone, che mi guarda cogli occhi sbarrati e la boccuccia a forma di sorriso?
Il mio piccolo Ivan, nel sole, che mi ha individuato, e mi guarda, mi chiama, si inginocchia per avvicinarsi a me, e mi tende il braccino, e modula parole in versi, urla, sìllaba.. e io gli rispondo, imitando i suoi versi, e lui è contento, riconosce il nostro linguaggio, segreto e pregiato.

E' un attimo.. e mi sciolgo.. non per il sole, o per il caldo.. ma per il suo sguardo.

E più nulla esiste.. la polvere, il caldo, i rumori, i gas delle auto, il grigio dei palazzi, il disordine delle robe stese, il caos del trasloco, il peso delle buste della spesa, le pietre e la sporcizia della strada - niente, non c'è più niente intorno a noi.. siamo solo noi: io, e i suoi occhi felici di avermi trovata, lì su quella lingua nera d'asfalto.
Mi riconosce, e urla di gioia.
E io non riesco a dire quante volte ho sognato questi momenti, quando lui era solo un pensiero, quando avevo le braccia, gli occhi e le orecchie vuote di lui. Quando lui era solo il mio pancione.

Scompaio sotto il balcone, e lui inizia a piangere, chè non mi vede più.. "devo aprire il portone per salire su, amore!!" Niente - non sente ragioni, sono sparita dal suo raggio visivo, quindi piange, finchè non lo raggiungo, fischiettando, al secondo piano, dove lo trovo sorridente e rosso in viso, che non aspetta altri che me.

Ci sono momenti in cui mi sento talmente felice e fortunata, che mi luccicano gli occhi.

giovedì 1 maggio 2008

Le cose più belle

Le cose più belle cose che ho visto in vita mia:
- Collana di mia madre con pendente a goccia color ambra scuro.
- La mia Cinzia bordeaux
- 60/60: il voto del mio diploma
- Il mio abito da sposa
- Il tramonto dalla Rocca Maggiore di Assisi
- Strombolicchio in mezzo al blu
- La mia panda verde
- Kadosh
- Lo sconosciuto cinese che si pianta davanti ai carri armati in piazza Tian'anmen
- Crystal che ulula dal balcone quando passo in strada, x salutarmi
- Evgeni Plushenko che danza sul ghiaccio, a Torino 2006
- Il Bolero di Ravel, al San Carlo di Napoli
- David Gilmor in concerto a Milano
- I Coldplay in concerto a Milano e Boeblingen
- I Radiohead in concerto a Ferrara
- Una rondinella volare via dalla mia terrazza, finalmente libera
- La mia nipotina che si toglie il ciuccio e, per consolarmi, lo porge a me
- Un campo verde, disseminato di papaveri rossi
- Il caos dei tetti di Manhattan, dalla cima dell'empire state building
- La linea lilla della finestrella bianca del test di gravidanza :-)
- L'orsetto carrilon col nome Ivan scritto sulla nuvoletta
- Ivan che sorride per mostrare gli otto dentini, a richiesta
- Ivan che scorazza nel sole, nei balconi
- Il lento e progressivo chiudersi delle palpebre di Ivan, che si sta addormentando
- Ivan che sorride e porge le braccia, in piedi nel lettino, appena sveglio
- Ivan che punta l'indice sulla guancia, quando mangia qualcosa che gli piace
- Ivan che dondola il capo avanti e indietro, per ballare a ritmo
- Ivan che gioca nascondendosi e uscendo d'improvviso, per sorprendere gli altri
- Le guance rosse di Ivan
- Gli occhioni verdi di Ivan
- Il bagnetto sorridente di Ivan
- Ivan che corre da suo padre, urlando
- Ivan che apre i cassetti e ne osserva attentamente il contenuto, prima di infilarci la manina
- Ivan che cerca, trova e indossa il ciuccio
- Ivan che piagnucola quando il latte nel biberon finisce
- Ivan che si lava i denti, mordicchiando il proprio spazzolino, a zonzo nel bagno
- Ivan che quando lo sgridi, farfuglia qualcosa a tono, agitando la manina e sputacchiando in giro
- Ivan che prende la cornetta, se la porta all'orecchio e modula qualche suono incomprensibile
- Ivan che quando vuole scendere dallo scalino del bagno, ti chiama a gran voce, che vuol'essere aiutato
- Ivan che beve l'acqua tutto solo
- Ivan che impazzisce di gioia nel suonare la batteria
- Ivan che piano piano si siede allo scalino della finestra
- Ivan che dondola sull'aereo colorato
- Ivan che abbraccia i cuginetti
- Le coccole che Ivan fa al grande bugs bunny
- IVAN.


Sì, la vita è piena di cose belle.

mercoledì 30 aprile 2008

Vaccino o non Vaccino?


Stamattina ho preso il mio cucciolo, e sono partita alla volta dell'ufficio igiene del nostro comune, per fare il vaccino anti-parotite-varicella ecc..
Come ogni volta, il miscuglio di paura e impotenza, mi sconvolgeva lo stomaco.
Il sole era alto, la gente in giro era parecchia, i rumori delle strade, e il puzzo delle macchine erano già familiari.
Entriamo nell'ufficio, facciamo la fila, entriamo nell'ambulatorio (e Ivan super curioso, ignaro e pieno di speranze guardava tutta la stanza, le persone, gli oggetti..).
L'inferimiere compila la tessera di vaccinazione col timbro della data, e così, tanto per, mi fa
'ha avuto allergie? è stato poco bene?..' - domande di routine insomma, sta già compilando la tessera.. e io, ingenua,
'sì, alle uova'
e lui, con gli occhi sgranati..
'ah! alle uova? e allora non possiamo farlo.. cioè, sta scritto che non succede niente.. al 99% anzi al 100% non succede niente, però è meglio che se lo dobbiamo fare, se decidi che lo facciamo, che lo faremo comunque, lo facciamo in ospedale, in pediatria... che se succede qualcosa, stai già in ospedale..'

(espressione bovina) :-O

Lo sconvolgimento dello stomaco aumenta.
Perchè il mio pediatra non mi ha detto niente al riguardo?
Chi cavolo si occupa-preoccupa dei vaccini?
Il mio pediatra lo sa che ha avuto quell'episodio di intolleranza al tuorlo, un mesetto fa - gli ho chiesto poi esplicitamente la scorsa settimana se potevo fargli il vaccino, e mi ha detto di sì.. e poi l'infermiere mi dice così.
Allibisco.

Poi esco, usciamo, col passeggino, sotto al sole, col venticello piacevole, e decido di fare una passeggiatina, che ce la meritiamo proprio, sia io, che il mio cucciolo.
E il miscuglio di impotenza e paura, piano piano si scioglie.. nella momentanea consapevolezza che l'abbiamo scampata - almeno per adesso.

Ogni volta che c'è stato un vaccino da fargli (fin'ora tre), mi presentavo in ambulatorio con la faccia a forma di punto interrogativo, incapace di formulare vere e proprie domande, piena di dubbi, ma inespressi - piena di cattivi pensieri (tante malattie strane causate dai vaccini), ma anche di riscontri positivi (tante malattie sono state debellate proprio grazie ai vaccini!).
E noto che ogni volta è così, perchè potenzialmente ogni volta può essere la volta negativa, la volta cattiva, la buccia di banana su cui scivolare e trovarsi a gambe all'aria, incapaci di muoversi, nella sterile immobilità del dubbio 'e se non l'avessimo fatto?'.
Bà - vedremo.

mercoledì 23 aprile 2008

And the rain drops..



Ore 16.55 - sono in ritardo per il lavoro (dovevo essere in ufficio alle 16.30) - ma c'è una persona che mi attende da settimane, per consegnarmi due scatole per trasportare abbigliamento (quindi una cosina ingombrante da conservare.. figurati per settimane), che gli ho chiesto io, in previsione del prossimo trasloco.
Citofono - ok scende.
Che cielo grigio-coperto-cupo.. speriamo piova e spiova subito, come a pranzo. - Penso -
Scendiamo nel garage (giusto, le conservava nel garage, non in casa - vabè, era comunque qualcosa di ingombrante dai - anche nel garage - settimane in garage = ingombro=disturbo).
Ok, sì ho fatto bene a venire finalmente a prenderle.
Ciao e grazie ancora - Ciao!
Chiudo il portone - tutt'eddue non riesco proprio a portarle - la più grande è alta quanto me, ma molto, molto più grossa.
Alla boxe vincerebbe lei contro me, per abbandono del ring da parte dell'avversario - Penso.
Arrivo in macchina - pioviggina, alzo sulla testa il cappuccio di cotone della felpina che ho.
A qualcosa serve ogni tanto il cappuccio della felpina, vedi?? - Mi dico - che io in genere lo considero un ingombro.
Apro macchina - poggio cartone - smonto seggiolino - porto seggiolino davanti, sul sedile passeggero (miiii quant'è pesante 'sto seggiolino!!)
Pioviggina - un pò più insistentemente - dài, ancora cinque minuti..
Infilo la scatolona dal sedile posteriore sx - vorrei infilarla di traverso sul sedile di dietro, e dopo mille imprecazioni, quando finalmente è alloggiata in tutta la lunghezza del sedile... mi accorgo che fuoriescono dallo sportello dell'auto, ben venti centimetri di cartone (spesso, fradicio, pieno di scotch) - prendo la chiave del blockshaft - buco lo scotch, apro il cartone (cazzo come piove!!!)
Ma ormai è questione di principio - sono venuta fin qui, e tu verrai con me a casa - non ragiono più, sento l'acqua trapelare l'assurdo cappuccio, che come pensavo non serve a un tubo - la frangetta si diverte a diffondere gocce d'acqua dappertutto, ad ogni mio movimento - sento l'acqua arrivare sulle mie spalle, direttamente, quasi che non avessi più la felpa, lo smanicato, la canotta - no, nuda, diretta sulla mia pelle - fredda, bagnata.
Cazzo cazzo cazzo!!!
Decido, tiro fuori, la schiaccio, (non so come, era enorme e bagnatissima!) - metto giù tutti i sedili posteriori dell'auto (che xfortuna ha questa opzione - essendo una Meriva flessibilità 100%) - apro il portellone di dietro, prendo da terra la scatola.. o ciò che ne resta (cartone sempre più zuppo) - la infilo in macchina da dietro, la schiaccio e pum! ci entra alla perfezione..
Imprecazioni, imprecazioni, imprecazioni.
Chiudo gli sportelli e il portellone, vado a prendere la seconda scatola - molto più piccola, e infatti senza schiacciamenti e niente, la infilo direttamente da dietro il portellone.
Sbatto - apro il mio sportello e mi siedo al posto guida - dietro non vedo un tubo - per via delle scatole - ma anche tutt'intorno non vedo granchè - per via della pioggia..
Intanto i vetri si appannano - avvio il motore - accendo l'aria al massimo per spannare i vetri, e faccio manovra praticamente alla cieca.. ma menomale non c'erano macchine in movimento, ho solo evitato quelle parcheggiate.
Parto - smette di piovere.
Non ci credo.
Non è possibile.
Perchè?
Cioè, perchè smette di piovere quando sono in macchina, e la pioggia ormai la sento in ogni dove, e sta pure bagnando il sedile???
Vabbè - è andata così - spero solo di riuscire a rimontare correttamente la scatolona, per poterla poi utilizzare... altrimenti tanto lavoro.. per nulla..

martedì 15 aprile 2008

Voto per i Radiohead


Ho votato domenica a mezzogiorno.
Sono entrata nell'angusta cabina con la ridicola tendina, insieme al mio cucciolo in braccio, che era parecchio interessato alla tendina stessa - ho votato con due ICS e sono uscita di corsa, sotto il sole e il vento - che ancora avevo delle speranze.

Sappiamo com'è andata - peggio non poteva.

E allora oggi mi sono rifugiata in OK COMPUTER dei Radiohead - Let down mi dà ogni volta i brividi, ma com'è possibile??

''(...) and one day I'm going to grow wings, a chemical reaction hysterical and useless (...)''

lunedì 7 aprile 2008

Il balcone dell'infanzia


Ho già detto da qualche parte che sono nata ad Altamura, proprio nel lettone dei miei genitori.
E in quella casa ci sono pure cresciuta - esiste solo una casa d'infanzia, e per me è verde (nonostante oggi sia rosa), su due piani, con una porta di ferro che dà su un gran terrazzo (che a ben guardarlo è piccolo... ma si sa, da bambini le dimensioni sono diverse), quarantadue scale, un lungo androne dove poter giocare a pallone quando si è in punizione, e dove la voce si eleva a volumi altissimi mentre canto.
E poi ha due balconi gemelli.
Quello del primo piano, il meno vissuto, e poi quello del secondo, dove praticamente d'estate vivevo, seduta allo scalino che lo separa dalla terrazza vera e propria. E sempre a guardare giù, che la cosa più bella della mia casa d'infanzia, è la visuale ininterrotta che ti ritrovi davanti, quando ti affacci a quei balconi.. visto che davanti c'è una strada, non palazzi, e in fondo alla strada, una villetta, la scuola elementare che frequentavo, e in mezzo, il parco, il verde, la mia libertà.

E ieri è successa una cosa bellissima.. ho visto correre il mio cucciolo in quello stesso balcone.
L'ho visto aggrapparsi a quelle stesse inferriate, e urlare al vento, al sole, ai bimbi in lontananza, al cielo, che ieri era particolarmente affascinante.
L'ho visto ridere di gusto, assaporando quell'aria, la stessa della mia infanzia, quella sensazione di spazi enormi davanti a te, l'abbraccio dell'orizzonte a riempirgli gli occhi.
E quando lui è felice, io lo so, io lo sento.. e lo sono anch'io.

lunedì 10 marzo 2008

Festa delle Donne


Sabato era l'otto marzo.
Sabato sera è successo che sono uscita senza il mio cucciolo, ma in compenso avevo tanta compagnia femminile, il che non mi capita spesso, anzi, diciamo che non mi capita mai!

L'otto marzo era una scusa, non ci siamo riunite come a festeggiare un carnevale del femminismo, nel giorno in cui qualcuna pensa che tutto sia lecito e tutto sia permesso, e che viene usato come valvola di sfogo per gli altri trecentosessantaquattro giorni dell'anno, no.
Ci siamo riunite per chiacchierare, stare del tempo insieme, qualcuna anche per conoscersi, chè non ci si conosceva tutte, e ovviamente mangiare e bere qualcosa, ma alla fine di chiacchiere ce ne sono state poche, perchè il titolare del posto che avevamo non-strategicamente scelto, aveva deciso di coprire il chiacchiericcio delle voci, coi decibel dello stereo, e allora anzichè parlottare, noi urlavamo, ma niente, non si poteva fare un discorso contemporaneamente tra sei persone sparse intorno a un tavolo lungo tre metri, e quindi si sono creati piccoli gruppetti che chiacchieravano per conto proprio.
Menomale che alla fine ci siamo deliziate con un tortino, col cuore fondente e fuso e bollente di cioccolato peccaminoso, e al lato un ricciolo di panna montata e fresca.
E c'era qualcuna di mia conoscenza, che anzichè terminare col dessert, voleva INIZIARE la cena con quel tortino fantastico!! ;-P

Comunque, ora che abbiamo un pò di esperienza nell'organizzare incontri, possiamo stilare un elenco di propositi, per la prossima volta:
- Locale pubblico, ma più intimo e meno chiassoso
- In settimana e non più di sabato
- Aspettiamo sinusoide, che sabato non era tra noi!! ;-)

giovedì 21 febbraio 2008

Questa è la mia vita, buonasera


A volte immagino la vita di ognuno di noi, come un libro, di cui siamo parzialmente autori.
No, non ne siamo l'autore principale.. troppe interferenze esterne.
Ognuno di noi, comunque, ha un autore a sè stante, chè non conosco neppure una vita, dico una, che sia anche solo simile ad un'altra, vuoi per storia, stile, concetto, attimi.

Alcuni autori però, sono un pò masochisti, vogliono che il loro protagonista soffra, e quindi pare si accaniscano contro di lui.

Ma non cercano la sofferenza fine a sè stessa, no.
In realtà ciò che più gli piace, è vedere il modo in cui il loro protagonista, una volta caduto, si risolleva, eroicamente. Magari lento, acciaccato, ma di nuovo in piedi, di nuovo alla ricerca, ancora col naso per aria, pronto a fiutare, nuova, la vita.

E io li ammiro, questi eroi della vita di tutti i giorni.