'la pancia è troppo alta. mi sa che ce ne vuole ancora'
'dio che pancia tonda!! Ma sei sicura che sia un maschio? Dalla forma della pancia, avrei detto femmina, giuro!'
'ma, ma questa pancia! Dio che bella! Dio quant'è sceeeeesa!!?? Sei lìllìper!!!'
'ehi, panciona, ciao! Pesa eh? Ma tu, non ti senti proprio niente???'
'Come stai? Novità? Che ti senti? E la notte? E il giorno?'
'davvero rischi di partorire a giorni? Così? Con quella pancia piccola piccola? Ma nooooo, io ne ho viste, di pance: credimi, ti ci vuole ancora teeeeeempo...'
Nella settimana ostetrica, le domande diventano tante.
Troppe.
E l'ansia, già di per sè normale, aumenta a dismisura.
E le aspettative lievitano ora dopo ora.
Oggi sarebbe stato il sessantasettesimo compleanno di mia madre.
Inutile dire in quanti avrebbero voluto il lieto e azzurro evento giusto oggi.
Mi ci metto anch'io, tra questi.
Coccarda per la porta, cucita.
Coccarda per il portone, in progress.
Secondo me sta aspettando che la finisco, e poi nasce...
E, quindi, questi sono i nostri ultimi giorni in tre.
Tre è un bel numero. Ma quattro lo è molto di più.
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lunedì 22 febbraio 2010
giovedì 18 febbraio 2010
Le mie paure
Ok, due giorni e termino nove mesi precisi precisi.
Così come per la gravidanza di Ivan, non ho particolari dolori, a parte quelli derivanti dalla elefantesca stazza, più qualche fastidioso crampo notturno.
A tratti rivivo quello che è stato il parto di Ivan.
Non ho brutti ricordi del parto in sè e per sè.
Maritosgainz, ha praticamente passato giorno e notte con me, standomi vicino, ed io francamente non capisco come facciano quelle donne che non hanno la fortuna di avere accanto un compagno che gli tenga la mano durante il travaglio o gli inumidisca le labbra, o le guardi negli occhi, o gli accarezzi la schiena, i capelli, gli asciughi le lacrime miste al sudore e le coccoli.
Tutto sarebbe stato diverso, senza Lui con me.
Di cosa ho paura?
Intanto, che Lui, per un motivo o per un altro, non possa essere con me tutto tutto il tempo.
E poi, al solito.. del travaglio.
Della incertezza dell'esito.
Di arrivare così stremata da non riuscire a godermi i primi istanti di vita extra-uterina, di questo cucciolo ch'è ancora un pesce dentro me.
Ho paura dei punti.
Ho paura di sentirmi sola. Abbandonata.
Ho paura di incontrare ostetriche isteriche e-o menefreghiste.
Ho paura di incontrare brutta gente in sala parto.
Ho paura di sentirmi dire che.. ops, c'è qualche problema.
Perchè, non so se reggerei, sinceramente.
Finchè tutto va bene, sono brava a parlare. Parlare di forza, coraggio, di quella che è l'essenza stessa della maternità. Di pazienza intelligente.
Ma, se dovesse esserci qualcosa che non va, io... non so, credo non sarei più io.
Ho paura del dopo-parto.
Certo, tutto è diverso dal dopo parto di Ivan.
Io stessa, sono diversa. Ma quei momenti così particolari, non hanno smesso il loro velo misterioso per me, nonostante li abbia già vissuti.
Noi.
Un pronome carico di significati.
Prima eravamo io e maritosgainz.
Poi è arrivato Ivan.
E noi è diventata una parola talmente bella da togliere il fiato.
..aspettiamo che arrivi anche Mattìa, per avere un noi ancora più speciale, ancora più ancoràto al cuore.
Un noi che faccia inebriare il cuore di leggerezza e felicità.
Un noi pensato in ogni dettaglio, e che non riesco ad immaginare diversamente, ormai.
venerdì 12 febbraio 2010
Libri, Miele e Momenti di congedo obbligatorio
Ho letto Zia Mame. Davvero un personaggio indimenticabile.
Poi, in quattro giorni netti, ho letto 'Il giorno in più' di Fabio Volo.
Bellissimo. Non avevo mai letto Volo, ma devo dire che le parole scivolano giù deliziosamente. Ricama frasi bellissime e suggestive, con una sensibilità che francamente non avrei pensato, in un uomo. Mi è sinceramente dispiaciuto terminarlo, il libro, e contemporaneamente non vedevo l'ora di arrivare alla fine, a quelle due seggiole in ferro battuto, a Parigi.
Ora sto leggendo 'La bambina che non esisteva'.
Al momento lo trovo un pò troppo mistico per i miei gusti. Ma non voglio scrivere pensieri affrettati, stiamo a vedere.
..Si vede che ero a secco di libri e che ne sto approfittando?
Il congedo per maternità è anche questo. Grazie a mia sorella D, e alla sua fornita biblioteca.
Il corso pre-parto che mi ero prefissata di frequentare, è andato a farsi benedire.
Avrei dovuto cominciarlo all'ottavo mese, che ancora lavoravo, e già facevo troppo.
Al nono mese, ho pensato la medesima cosa: già faccio troppo.
Ho Ivan al pomeriggio, e al mattino faccio cose mie, che comunque mi rilassano.
Ne approfitto per incontrare altre mamme, amiche, cugine, con cui il discorso cade sempre e comunque, sul parto, sul puerperio.
Tutte si sorprendono, quando vengono a sapere che io no, non farò l'epidurale.
Strano, mi dicono, eppure hai già partorito una volta, quindi lo sai com'è.
Ecco, appunto.
Al pomeriggio, gradisco un tè. Anche con il miele. E' proprio vero che la maternità cambia: non lo avrei mai pensato. Il miele lo compro per Ivan. Io lo prendo solo in caso di mal di gola. E invece in questi giorni ne sento il bisogno.
A sera, dopo la interminabile et irrinunciabile doccia, leggo qualche pagina, in cucina, aspettando la mia Tisana della Sera, anch'essa arricchita di un cucchiaino di miele.
Non mi starò addolcendo un pò troppo?
Al momento sono una casalinga felice di esserlo. Forse perchè faccio le stesse cose che facevo prima, ma con in più il tempo per farle.
Non è il mio sogno, quello di stare a casa a pulire, cucinare, poltrire.
Sarà che il motivo per cui sono a casa, è il più bello del mondo.
E, comunque, una pausa dalla routine di alzati, corri, orologio, colazione, prepara Ivan, vèstiti, corri, orologio, macchina, asilo, ufficio, pranzo veloce, pomeriggio idem, corri, orologio, macchina, traffico, nonna, ufficio, sera idem, corri, orologio, spesa, nonna, Ivan, traffico, cena, lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere, roba da stirare, coccole un pò frettolose, nanna ch'è tardi - e domani IDEM CUM PATATE, serve.
Ne sentivo fisiologicamente il bisogno.
Forse perchè le ultime settimane 'la panciona gossa gossa' (parole di Ivan) si faceva sentire alquanto.
E poi, guardare gli occhi di Ivan che, quasi ogni giorno, mi chiede dopo pranzo 'mamma, tu vai all'ufficio?', illuminarsi di serena felicità alla mia risposta 'no, amore, facciamo le coccole e la nanna insieme?' è qualcosa di inestimabile.
Poi, in quattro giorni netti, ho letto 'Il giorno in più' di Fabio Volo.
Bellissimo. Non avevo mai letto Volo, ma devo dire che le parole scivolano giù deliziosamente. Ricama frasi bellissime e suggestive, con una sensibilità che francamente non avrei pensato, in un uomo. Mi è sinceramente dispiaciuto terminarlo, il libro, e contemporaneamente non vedevo l'ora di arrivare alla fine, a quelle due seggiole in ferro battuto, a Parigi.
Ora sto leggendo 'La bambina che non esisteva'.
Al momento lo trovo un pò troppo mistico per i miei gusti. Ma non voglio scrivere pensieri affrettati, stiamo a vedere.
..Si vede che ero a secco di libri e che ne sto approfittando?
Il congedo per maternità è anche questo. Grazie a mia sorella D, e alla sua fornita biblioteca.
Il corso pre-parto che mi ero prefissata di frequentare, è andato a farsi benedire.
Avrei dovuto cominciarlo all'ottavo mese, che ancora lavoravo, e già facevo troppo.
Al nono mese, ho pensato la medesima cosa: già faccio troppo.
Ho Ivan al pomeriggio, e al mattino faccio cose mie, che comunque mi rilassano.
Ne approfitto per incontrare altre mamme, amiche, cugine, con cui il discorso cade sempre e comunque, sul parto, sul puerperio.
Tutte si sorprendono, quando vengono a sapere che io no, non farò l'epidurale.
Strano, mi dicono, eppure hai già partorito una volta, quindi lo sai com'è.
Ecco, appunto.
Al pomeriggio, gradisco un tè. Anche con il miele. E' proprio vero che la maternità cambia: non lo avrei mai pensato. Il miele lo compro per Ivan. Io lo prendo solo in caso di mal di gola. E invece in questi giorni ne sento il bisogno.
A sera, dopo la interminabile et irrinunciabile doccia, leggo qualche pagina, in cucina, aspettando la mia Tisana della Sera, anch'essa arricchita di un cucchiaino di miele.
Non mi starò addolcendo un pò troppo?
Al momento sono una casalinga felice di esserlo. Forse perchè faccio le stesse cose che facevo prima, ma con in più il tempo per farle.
Non è il mio sogno, quello di stare a casa a pulire, cucinare, poltrire.
Sarà che il motivo per cui sono a casa, è il più bello del mondo.
E, comunque, una pausa dalla routine di alzati, corri, orologio, colazione, prepara Ivan, vèstiti, corri, orologio, macchina, asilo, ufficio, pranzo veloce, pomeriggio idem, corri, orologio, macchina, traffico, nonna, ufficio, sera idem, corri, orologio, spesa, nonna, Ivan, traffico, cena, lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere, roba da stirare, coccole un pò frettolose, nanna ch'è tardi - e domani IDEM CUM PATATE, serve.
Ne sentivo fisiologicamente il bisogno.
Forse perchè le ultime settimane 'la panciona gossa gossa' (parole di Ivan) si faceva sentire alquanto.
E poi, guardare gli occhi di Ivan che, quasi ogni giorno, mi chiede dopo pranzo 'mamma, tu vai all'ufficio?', illuminarsi di serena felicità alla mia risposta 'no, amore, facciamo le coccole e la nanna insieme?' è qualcosa di inestimabile.
giovedì 11 febbraio 2010
Lettera d'amore
Mi siedo e ti aspetto.
Mi riprendo il mio tempo, aspettando che diventi il nostro.
Sei tutta la mia pancia, ormai.
Me la guardo nuda allo specchio, e cerco inutilmente dettagli di te, analizzando il perfetto uovo che ho al posto del ventre.
Mi sento ricca, potente, buona e brava.
Come Fabio Volo, abbraccerei tutto il Mondo, fino a farmi lasciare il segno dell'equatore sulla pancia.
Mi sento felice.
Tutto quel che faccio, lo faccio con il pensiero di te, ben impresso nel cuore. Ed è strano pensare a una persona che non hai mai visto o conosciuto. Ora sei tutti i miei sogni insieme. Ma so che sarai diverso. Meravigliosamente diverso. Sorprendentemente perfetto al mio sguardo innamorato perso.
Oggi ho visto un bimbo di quasi sei mesi. Bellissimo, ma troppo grande. Troppo sveglio.
Io ho voglia di te cucciolo, piccolo, indifeso, profumato, tutto naso per odorarmi, boccuccia per succhiarmi, e manine per conoscermi e sedurmi.
Quando verrai al mondo, saremo in due a nascere.
Sono in attesa di te come figlio e di me come tua madre.
Sono a casa.
Leggo. Pulisco. Organizzo. Cucino. Spolvero. Mi specchio. Mi coccolo. Esco e assaporo la libertà di movimento. Ascolto il silenzio della casa vuota del mattino, e me lo figuro pieno dei tuoi pianti, tra non molto.
Nella mente vivo e rivivo ogni singolo istante della nostra giornata-tipo. Ma ci sono un sacco di punti interrogativi, sarà questo il bello.
Sento che ti muovi, nel tuo guscio. Protetto. Caldo.
Quando sarai tra le mie braccia, sarò capace di farti sentire così? Protetto e caldo?
E come sarà il nostro primo incontro?
Il nostro primo bacio?
Ci riconosceremo?
Sarò alla tua altezza?
Mi riprendo il mio tempo, aspettando che diventi il nostro.
Sei tutta la mia pancia, ormai.
Me la guardo nuda allo specchio, e cerco inutilmente dettagli di te, analizzando il perfetto uovo che ho al posto del ventre.
Mi sento ricca, potente, buona e brava.
Come Fabio Volo, abbraccerei tutto il Mondo, fino a farmi lasciare il segno dell'equatore sulla pancia.
Mi sento felice.
Tutto quel che faccio, lo faccio con il pensiero di te, ben impresso nel cuore. Ed è strano pensare a una persona che non hai mai visto o conosciuto. Ora sei tutti i miei sogni insieme. Ma so che sarai diverso. Meravigliosamente diverso. Sorprendentemente perfetto al mio sguardo innamorato perso.
Oggi ho visto un bimbo di quasi sei mesi. Bellissimo, ma troppo grande. Troppo sveglio.
Io ho voglia di te cucciolo, piccolo, indifeso, profumato, tutto naso per odorarmi, boccuccia per succhiarmi, e manine per conoscermi e sedurmi.
Quando verrai al mondo, saremo in due a nascere.
Sono in attesa di te come figlio e di me come tua madre.
Sono a casa.
Leggo. Pulisco. Organizzo. Cucino. Spolvero. Mi specchio. Mi coccolo. Esco e assaporo la libertà di movimento. Ascolto il silenzio della casa vuota del mattino, e me lo figuro pieno dei tuoi pianti, tra non molto.
Nella mente vivo e rivivo ogni singolo istante della nostra giornata-tipo. Ma ci sono un sacco di punti interrogativi, sarà questo il bello.
Sento che ti muovi, nel tuo guscio. Protetto. Caldo.
Quando sarai tra le mie braccia, sarò capace di farti sentire così? Protetto e caldo?
E come sarà il nostro primo incontro?
Il nostro primo bacio?
Ci riconosceremo?
Sarò alla tua altezza?
venerdì 29 gennaio 2010
Acquisti? Solo di Venerdì, grazie.
Questa mattina, complice un pranzo completo già preparato da ieri (salsiccia, patate e funghi al forno) mi sono concessa una mattina a gironzolare con la macchina nel lento traffico altamurano, dopo aver accompagnato Ivan all'asilo.
Prima tappa, profumeria: i prodotti di 'bellezza' o di 'salvataggio di quel che c'è' li avevo già acquistati da una rappresentante Yves Rocher, quindi nisba. Epperò tra i tanti pensieri del dormiveglia notturno post-dlin-dlin, ci sta pure il 'come diavolo mi aggiusto i capelli in ospedale?'.
Ehi, ho già detto altrove di essere estremamente precisa et organizzata e che mi piace avere TUTTO sotto controllo, o no??? :-P
Morale: ieri, dalle mie cugine artiste-artigiane, mi sono comperata un bel cerchietto nero con fiore in lana, più spilla con medesimo fiore. Dalla profumeria, stamane, elastici, bigodini da nanna, pinzoni piatti in acciaio, bastoncini per tenere sù i capelli.
Seconda tappa: pescheria.
Le volte in cui sono stata in pescheria le si possono contare sulle dita. Di una sola mano.
Insomma, la pescheria sta a me, un pò come la ferramente sta a maritosgainz: entriamo e ci perdiamo nell'ignoranza.
Una reeeessa. Prendo il numero. Letteralmente, però, non so che pesci pigliare.
Riconosco del salmone. No, troppo grasso.
Intravedo delle alici. Buoooone, ma, chi le sa preparare?
Poi riconosco (poichè c'è scritto) le Spigole. Mmmmm la spigola al sale è uno dei pochissimi piatti di pesce, che so preparare anche io, perchè DAVVERO non devi fare un tubo.
Ok, vada per le spigole.
Mentre mi gongolo tutta contenta, penso che domani ci meriteremmo anche un primo, di pesce.
Caspita, e ora?
Mazzancolle. No.
Aragosta. Chè? Si muove pure, orroooore, no no e poi no!!
Scampi. Umpf. No.
Preparato per risotti. Otto euro al chilo. Risotto eh? Mmmm ci faccio un pensierino.
Arriva il mio turno: tre spigole e due o trecento grammi di preparato per risotti (che figa, so fare la spesa in pescheria!!!)
Ora, il grande verdetto ci sarà DOMANI, quando quei pesci verranno da me cotti e spero non offesi.
Terza tappa: Sanitaria colorata e superfornita.
Tutina. Bianca, col collettino con due orsetti azzurri.
Body. Ghettine. Un libro da colorare per Ivan. Una guaina per la mia pancia-dopo-parto. Un reggiseno per allattare. I pannolini per le prime cambiate.
Insomma, la roba aumenta, ma la valigia non l'ho ancora chiusaaaaa!!
Prima tappa, profumeria: i prodotti di 'bellezza' o di 'salvataggio di quel che c'è' li avevo già acquistati da una rappresentante Yves Rocher, quindi nisba. Epperò tra i tanti pensieri del dormiveglia notturno post-dlin-dlin, ci sta pure il 'come diavolo mi aggiusto i capelli in ospedale?'.
Ehi, ho già detto altrove di essere estremamente precisa et organizzata e che mi piace avere TUTTO sotto controllo, o no??? :-P
Morale: ieri, dalle mie cugine artiste-artigiane, mi sono comperata un bel cerchietto nero con fiore in lana, più spilla con medesimo fiore. Dalla profumeria, stamane, elastici, bigodini da nanna, pinzoni piatti in acciaio, bastoncini per tenere sù i capelli.
Seconda tappa: pescheria.
Le volte in cui sono stata in pescheria le si possono contare sulle dita. Di una sola mano.
Insomma, la pescheria sta a me, un pò come la ferramente sta a maritosgainz: entriamo e ci perdiamo nell'ignoranza.
Una reeeessa. Prendo il numero. Letteralmente, però, non so che pesci pigliare.
Riconosco del salmone. No, troppo grasso.
Intravedo delle alici. Buoooone, ma, chi le sa preparare?
Poi riconosco (poichè c'è scritto) le Spigole. Mmmmm la spigola al sale è uno dei pochissimi piatti di pesce, che so preparare anche io, perchè DAVVERO non devi fare un tubo.
Ok, vada per le spigole.
Mentre mi gongolo tutta contenta, penso che domani ci meriteremmo anche un primo, di pesce.
Caspita, e ora?
Mazzancolle. No.
Aragosta. Chè? Si muove pure, orroooore, no no e poi no!!
Scampi. Umpf. No.
Preparato per risotti. Otto euro al chilo. Risotto eh? Mmmm ci faccio un pensierino.
Arriva il mio turno: tre spigole e due o trecento grammi di preparato per risotti (che figa, so fare la spesa in pescheria!!!)
Ora, il grande verdetto ci sarà DOMANI, quando quei pesci verranno da me cotti e spero non offesi.
Terza tappa: Sanitaria colorata e superfornita.
Tutina. Bianca, col collettino con due orsetti azzurri.
Body. Ghettine. Un libro da colorare per Ivan. Una guaina per la mia pancia-dopo-parto. Un reggiseno per allattare. I pannolini per le prime cambiate.
Insomma, la roba aumenta, ma la valigia non l'ho ancora chiusaaaaa!!
mercoledì 27 gennaio 2010
Aggiornamenti da nono mese
Ieri ho chiuso la porta dell'ufficio, e mi si è aperto il portone dei mesi della maternità.
Sicuramente della obbligatoria, ma qualcosa (l'esperienza già fatta) mi dice, anche della facoltativa.
Sicchè manca un mese esatto, al termine della settimana ostetrica.
Ivan si fece attendere altri otto giorni - speriamo che Mattìa si presenti a noi un pò prima.
Così l'ultimo grande scalone, l'ultimo grande mese di questo nostro viaggio insieme, si sta per concludere.
E questo, oltre ad essere il mese dedicato alle ultime cose pratiche, prima della nascita del secondo cucciolo, nonchè dedicato al fantasticare e figurarsi come sarà la nostra nuova vita a quattro, è anche il mese dedicato all'imponderabile.
Così, ieri l'altro, nel dormiveglia, sono stata molestata da pensieri funesti, suffragati da atroci ricordi.
Ricordi di una paffuta, bellissima nipotina, che non ha mai pianto.
E' stata partorita, ma non è mai nata.
Anche se, nel ventre della sua mamma, scalciava sana e forte, fino a poche ore prima del parto.
A volte mi ha preso l'insana sensazione che mia sorella M. abbia sofferto e pagato per tutte noialtre: accaduto a lei, quante probabilità ci siano che un altro cucciolo indifeso, un altro cuore puro e forte, un'altra di noi sorelle, patisca le stesse pene?
E invece ero lì, nell'incubo. Vuota. Silenziosa. Piangente e dolente. In colpa. Per non avere più in grembo il fratellino di Ivan. Il nostro nuovo cucciolo. Per non essere riuscita a dare la vita a quel cucciolo che di vita mi ha riempito nei mesi precedenti. Per non avere più in tasca la nostra nuova vita. Non c'è una quantità di lacrime adatta all'occasione.
Forse, è solo un modo per 'figurarsi' come sarebbe se....
Un modo per 'buttare le mani avanti'.
Ma, quando avanti trovi il baratro, buttarci le mani, non fa che peggiorare la caduta.
Sicuramente della obbligatoria, ma qualcosa (l'esperienza già fatta) mi dice, anche della facoltativa.
Sicchè manca un mese esatto, al termine della settimana ostetrica.
Ivan si fece attendere altri otto giorni - speriamo che Mattìa si presenti a noi un pò prima.
Così l'ultimo grande scalone, l'ultimo grande mese di questo nostro viaggio insieme, si sta per concludere.
E questo, oltre ad essere il mese dedicato alle ultime cose pratiche, prima della nascita del secondo cucciolo, nonchè dedicato al fantasticare e figurarsi come sarà la nostra nuova vita a quattro, è anche il mese dedicato all'imponderabile.
Così, ieri l'altro, nel dormiveglia, sono stata molestata da pensieri funesti, suffragati da atroci ricordi.
Ricordi di una paffuta, bellissima nipotina, che non ha mai pianto.
E' stata partorita, ma non è mai nata.
Anche se, nel ventre della sua mamma, scalciava sana e forte, fino a poche ore prima del parto.
A volte mi ha preso l'insana sensazione che mia sorella M. abbia sofferto e pagato per tutte noialtre: accaduto a lei, quante probabilità ci siano che un altro cucciolo indifeso, un altro cuore puro e forte, un'altra di noi sorelle, patisca le stesse pene?
E invece ero lì, nell'incubo. Vuota. Silenziosa. Piangente e dolente. In colpa. Per non avere più in grembo il fratellino di Ivan. Il nostro nuovo cucciolo. Per non essere riuscita a dare la vita a quel cucciolo che di vita mi ha riempito nei mesi precedenti. Per non avere più in tasca la nostra nuova vita. Non c'è una quantità di lacrime adatta all'occasione.
Forse, è solo un modo per 'figurarsi' come sarebbe se....
Un modo per 'buttare le mani avanti'.
Ma, quando avanti trovi il baratro, buttarci le mani, non fa che peggiorare la caduta.
lunedì 18 gennaio 2010
Nel caso, pìcchiami pure.
Ho di recente incontrato una neo-mamma.
Ero a casa di sua suocera, era il giorno della befana, giocavamo a carte, si mangiava, si beveva, si chiacchierava.
E' arrivata lei. Spenta. Pesante. Triste.
Con terrore ho rivisto mè stessa in qualche foto con Ivan appena nato.
Il baby-blues è terribile. In quei momenti non sei tu. E io lo so bene, me lo ricordo (e ne ho le prove: in un sacco di foto io sono ancora in pigiama, quando invece il cucciolo era già bell'e-vestito di tutto punto, e magari ero alla seconda poppata!!)
Ma. Ma lei era esagerata.
Lei.. lei si è presentata a casa della suocera, con una TUTA di ACETATO blu, larga, sformata, spenta.
Struccata.
Con la coda di cavallo, e i capelli.. come dire... visibilmente non lavati.
Ora.
Va bene tutto.
La tristezza ci sta pure.
Ma una piccola lucidata alla persona prima di uscire, no?
Va bene quando sei a casa.. ma fuori?
Cacchio, una non dovrebbe manco avercela una tutta di acetato blu! A meno di essere una ex-campionessa sportiva.
Secondo me l'abito aiuta. Psicologicamente, intendo.
Ricordo che avevo delle robe imprestate, della gravidanza e dopo-parto di Ivan, e come si dice? 'A caval donato non si guarda in bocca'...
Stavamo comprando casa.. firmando un mutuo.. il lavoro è 'dipendente' anche laddove con partita Iva.. Stavamo firmando un sacco di fuori-capitolato.. Oh insomma la situazione non era certo florida dal punto di vista economico! (non che oggi chissàcchè.. ma, come dire: i conti ce li sappiamo fare meglio. Si spera.)
Ecco, ricordo perfettamente che io... tentavo, di aggiustarmi, per uscire.. ma niente: quella roba era davvero triste a guardarla.
E questo intristiva me, che, diciamola tutta, non avevo granchè resistenza alla tristezza, e anzi, ne ero attratta in quel fisiologico momento.
Ora, mi sto organizzando per benino.
Va bene che al primo figlio non lo sai proprio come reagisci al parto e a tutto il resto.
Ma del secondo, se tutto va per il meglio, un pochino te le aspetti certe cose.
E quindi, ti prepari, disegnandoti in mente una certa strategìa di intervento.
Che prevede, ad esempio, il non lesinare sulle robe, sui prodotti di bellezza, e sul tempo per la doccia e lo shampoo, il mascara e la crema idratante.
Il tempo per provare gli orecchini, e i bracciali.
Il lusso di provare diversi abbinamenti, e non uscire con la prima accozzaglia che ci copre e ripara dal freddo.
Vabè nella mia strategìa ci sarebbe anche una dieta, ma.. come dire.. non ce la sto facendo adesso.. figurarsi dopo.. ma chi lo sa: magari mi guardo Mattìa e Ivan negli occhi, e leggiadra come una farfalla che vola di fiore in fiore, abbandono le calorie extra, per darmi da fare con piatti leggeri. Chi lo sa. Le vie del signore sono infinite.
Gli altri punti previsti dalla mia strategìa:
- chiedere esplicitamente a maritosgainz di stare a casa con noi per le prime settimane (richiesto già da mesi, e complice una manovra lavorativa a favore, le settimane ci dovrebbero stare): di Ivan il giorno dopo che tornammo dall'ospedale, ero sola in casa. E questo non è stato molto carino, nè di aiuto.
- abituare Ivan al rito della nanna col papà, e viceversa (abituare il papà al rito della nanna di Ivan). Punto in attuazione: va abbastanza bene devo dire. Mi aspettavo peggio insomma.
- Autorizzare maritosgainz a picchiarmi, se mi vede in abbandono, o, peggio, di rientro dallo shopping, con una tuta di acetato blu nuova di zecca.
Ero a casa di sua suocera, era il giorno della befana, giocavamo a carte, si mangiava, si beveva, si chiacchierava.
E' arrivata lei. Spenta. Pesante. Triste.
Con terrore ho rivisto mè stessa in qualche foto con Ivan appena nato.
Il baby-blues è terribile. In quei momenti non sei tu. E io lo so bene, me lo ricordo (e ne ho le prove: in un sacco di foto io sono ancora in pigiama, quando invece il cucciolo era già bell'e-vestito di tutto punto, e magari ero alla seconda poppata!!)
Ma. Ma lei era esagerata.
Lei.. lei si è presentata a casa della suocera, con una TUTA di ACETATO blu, larga, sformata, spenta.
Struccata.
Con la coda di cavallo, e i capelli.. come dire... visibilmente non lavati.
Ora.
Va bene tutto.
La tristezza ci sta pure.
Ma una piccola lucidata alla persona prima di uscire, no?
Va bene quando sei a casa.. ma fuori?
Cacchio, una non dovrebbe manco avercela una tutta di acetato blu! A meno di essere una ex-campionessa sportiva.
Secondo me l'abito aiuta. Psicologicamente, intendo.
Ricordo che avevo delle robe imprestate, della gravidanza e dopo-parto di Ivan, e come si dice? 'A caval donato non si guarda in bocca'...
Stavamo comprando casa.. firmando un mutuo.. il lavoro è 'dipendente' anche laddove con partita Iva.. Stavamo firmando un sacco di fuori-capitolato.. Oh insomma la situazione non era certo florida dal punto di vista economico! (non che oggi chissàcchè.. ma, come dire: i conti ce li sappiamo fare meglio. Si spera.)
Ecco, ricordo perfettamente che io... tentavo, di aggiustarmi, per uscire.. ma niente: quella roba era davvero triste a guardarla.
E questo intristiva me, che, diciamola tutta, non avevo granchè resistenza alla tristezza, e anzi, ne ero attratta in quel fisiologico momento.
Ora, mi sto organizzando per benino.
Va bene che al primo figlio non lo sai proprio come reagisci al parto e a tutto il resto.
Ma del secondo, se tutto va per il meglio, un pochino te le aspetti certe cose.
E quindi, ti prepari, disegnandoti in mente una certa strategìa di intervento.
Che prevede, ad esempio, il non lesinare sulle robe, sui prodotti di bellezza, e sul tempo per la doccia e lo shampoo, il mascara e la crema idratante.
Il tempo per provare gli orecchini, e i bracciali.
Il lusso di provare diversi abbinamenti, e non uscire con la prima accozzaglia che ci copre e ripara dal freddo.
Vabè nella mia strategìa ci sarebbe anche una dieta, ma.. come dire.. non ce la sto facendo adesso.. figurarsi dopo.. ma chi lo sa: magari mi guardo Mattìa e Ivan negli occhi, e leggiadra come una farfalla che vola di fiore in fiore, abbandono le calorie extra, per darmi da fare con piatti leggeri. Chi lo sa. Le vie del signore sono infinite.
Gli altri punti previsti dalla mia strategìa:
- chiedere esplicitamente a maritosgainz di stare a casa con noi per le prime settimane (richiesto già da mesi, e complice una manovra lavorativa a favore, le settimane ci dovrebbero stare): di Ivan il giorno dopo che tornammo dall'ospedale, ero sola in casa. E questo non è stato molto carino, nè di aiuto.
- abituare Ivan al rito della nanna col papà, e viceversa (abituare il papà al rito della nanna di Ivan). Punto in attuazione: va abbastanza bene devo dire. Mi aspettavo peggio insomma.
- Autorizzare maritosgainz a picchiarmi, se mi vede in abbandono, o, peggio, di rientro dallo shopping, con una tuta di acetato blu nuova di zecca.
giovedì 14 gennaio 2010
Una mamma.. al lavoro
Stamattina, per lavoro, ho chiamato un cliente di un'altra città.
Ha risposto la moglie, e in sottofondo, sentivo gorgoglii a me familiari, provenienti da boccuccia di bimbo-di-pochi-mesi (in questo caso, ho poi appurato, bimba).
La telefonata inizia con il Lei.
Io detesto il Lei - mi impappino, non lo so tenere per tanto tempo.
A un certo punto le dico 'dài, diamoci del tu, siamo coetanee, no?'
e lei 'no, credo di essere più grande di te'
vabbè alla fine ha appena compiuto 29 anni, e io 30, quindi coetanee sì, ma sono più grande io...
E che succede quando due mamme, giovani, in attesa o poco più che puerpere, si incontrano (anche solo telefonicamente)?
Via tutte le barriere, abbassati tutti i pudori, ci siamo intrattenute un quarto d'ora parlando di ginecologi, cerchiaggi, parti naturali, prossimi bimbi previsti (i suoi), emorragie post partum, prostaglandine, lacrime e attese - poi premiate dal vagito del nascituro.
Per farla breve, suo marito (il cliente che ho chiamato) deve venire qui da noi nel pomeriggio.. verranno anche lei e la bambina, così ci conosciamo :-)
Ha risposto la moglie, e in sottofondo, sentivo gorgoglii a me familiari, provenienti da boccuccia di bimbo-di-pochi-mesi (in questo caso, ho poi appurato, bimba).
La telefonata inizia con il Lei.
Io detesto il Lei - mi impappino, non lo so tenere per tanto tempo.
A un certo punto le dico 'dài, diamoci del tu, siamo coetanee, no?'
e lei 'no, credo di essere più grande di te'
vabbè alla fine ha appena compiuto 29 anni, e io 30, quindi coetanee sì, ma sono più grande io...
E che succede quando due mamme, giovani, in attesa o poco più che puerpere, si incontrano (anche solo telefonicamente)?
Via tutte le barriere, abbassati tutti i pudori, ci siamo intrattenute un quarto d'ora parlando di ginecologi, cerchiaggi, parti naturali, prossimi bimbi previsti (i suoi), emorragie post partum, prostaglandine, lacrime e attese - poi premiate dal vagito del nascituro.
Per farla breve, suo marito (il cliente che ho chiamato) deve venire qui da noi nel pomeriggio.. verranno anche lei e la bambina, così ci conosciamo :-)
mercoledì 13 gennaio 2010
La scelta non-ecologista (sui pannolini lavabili)
Provengo da una famiglia numerosa.
Una figliolanza composta da sei femmine e un maschio, che vanno dal 1962 al 1985, non è roba di poco conto.
Mia madre era una roccia.
No, mia madre era una Donna.
E come tutte le donne aveva pregi e difetti.
Tra i suoi pregi annovero sicuramente una forza d'animo, che un pò le invidio, specie da quando sono diventata madre a mia volta.
E mia madre era una ecologista, senza sapere di esserlo..
Usava, manco a dirlo, i pannolini di cotone.
Non per altro, per una chiara ed ovvia scelta economica.
Anzi, in realtà temo che scelta non ne avesse, ma comunque.
Stesso discorso per gli assorbenti: anche per sè ha sempre utilizzato puro cotone lavabile: un esempio di massima coerenza, e tanto di cappello.
A noi figlie invece, ci ha sempre fatto usare gli u&g, forse pensando fossero roba da giovani donne.
Io (classe '79) ricordo bene come si piegavano i cirippà e i quadrati di cotone di mia sorella Rix (classe '85). Eppure, quando ho avuto Ivan, la scelta di utilizzare i pannolini in cotone, non mi ha mai neppure sfiorato.
Questo perchè io sono sfrontatamente pragmatica.
Amo la velocità, la praticità, e detesto le complicazioni inutili (poichè ammetto che ci siano complicazioni utili o comunque inevitabili).
Ecco: i pannolini in cotone, che si vanno ad aggiungere a tutta la roba che un neonato naturalmente sporca, io li vedo come una complicazione.
Una agguinta, che trovo ingiusta, alla già grossa mole di cose da fare che la nascita di un bimbo porta con sè.
Un cucciolo, un bimbo, un figlio, e mica robetta, a cui bisogna dedicare amore, energie, forze e attenzioni, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, dodici mesi l'anno. Non-stop.
Ecco, mi faccio da sola uno sconto sulle lavatrici, togliendomi quelle da fare per i pannolini.
Lo so.
Il costo di questo sconto non è quantificabile.
Bisogna aggiungere oltre al costo dei pannolini da supermercato (che è un costo mio e solo mio).. anche il costo ecologico (che è un costo di tutti), che è di mia difficile percezione, ma io lo so che c'è.
Mi basta guardare i multipack di pampers che avevo riempito con la robicina di Ivan, e che abbiamo tirato fuori per prepararci all'arrivo di Mattìa....
Una figliolanza composta da sei femmine e un maschio, che vanno dal 1962 al 1985, non è roba di poco conto.
Mia madre era una roccia.
No, mia madre era una Donna.
E come tutte le donne aveva pregi e difetti.
Tra i suoi pregi annovero sicuramente una forza d'animo, che un pò le invidio, specie da quando sono diventata madre a mia volta.
E mia madre era una ecologista, senza sapere di esserlo..
Usava, manco a dirlo, i pannolini di cotone.
Non per altro, per una chiara ed ovvia scelta economica.
Anzi, in realtà temo che scelta non ne avesse, ma comunque.
Stesso discorso per gli assorbenti: anche per sè ha sempre utilizzato puro cotone lavabile: un esempio di massima coerenza, e tanto di cappello.
A noi figlie invece, ci ha sempre fatto usare gli u&g, forse pensando fossero roba da giovani donne.
Io (classe '79) ricordo bene come si piegavano i cirippà e i quadrati di cotone di mia sorella Rix (classe '85). Eppure, quando ho avuto Ivan, la scelta di utilizzare i pannolini in cotone, non mi ha mai neppure sfiorato.
Questo perchè io sono sfrontatamente pragmatica.
Amo la velocità, la praticità, e detesto le complicazioni inutili (poichè ammetto che ci siano complicazioni utili o comunque inevitabili).
Ecco: i pannolini in cotone, che si vanno ad aggiungere a tutta la roba che un neonato naturalmente sporca, io li vedo come una complicazione.
Una agguinta, che trovo ingiusta, alla già grossa mole di cose da fare che la nascita di un bimbo porta con sè.
Un cucciolo, un bimbo, un figlio, e mica robetta, a cui bisogna dedicare amore, energie, forze e attenzioni, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, dodici mesi l'anno. Non-stop.
Ecco, mi faccio da sola uno sconto sulle lavatrici, togliendomi quelle da fare per i pannolini.
Lo so.
Il costo di questo sconto non è quantificabile.
Bisogna aggiungere oltre al costo dei pannolini da supermercato (che è un costo mio e solo mio).. anche il costo ecologico (che è un costo di tutti), che è di mia difficile percezione, ma io lo so che c'è.
Mi basta guardare i multipack di pampers che avevo riempito con la robicina di Ivan, e che abbiamo tirato fuori per prepararci all'arrivo di Mattìa....
martedì 12 gennaio 2010
C'è posta per.. Mattìa
Caro Piccolo Grande Mattìa,
sono io: la tua casa. Il tuo ritmo. Il tuo mondo. Il tuo limite. Il tuo infinito.
Insomma la tua mamma.
Sono quella che canta facendo vibrare la cassa toracica e rilassare il diaframma, e chissà se è vero che tu trovi piacevole il mio canto. Anche laddove stono.
Sono quella che nelle ultime settimane ha una voglia matta di peperoncino, tanto che ieri ce lo ha messo pure nell'insalata. E chissà se gradisci.
Sono quella che si dilunga sotto la doccia, divertendosi a vedere l'acqua che scivola sulla panza e a mò di cascata arriva direttamente sul pavimento. Quella che quando poi asciuga l'acqua è un pò meno divertita, ma tant'è.
Sono quella che coccola e gioca col tuo fratellone Ivan, e che lo aiuta a sentirti, portando la sua mano sul tuo guscio, dove ogni tanto assesti macarene improvvisate e ritmate.
Quella che immagina il tuo visino, guardando le foto di Ivan piccino.
Sono quella che ha lavato tutte le robicine appartenute a Ivan, prima che a te, e che ha guardato e rimirato ogni singolo body, ogni ghettina, e ogni calzino, ogni camicina, e ogni tutitna, immaginandoli pieni di te.
Quella che si è spaventata per la enorme differenza tra la tua tutina, e la propria sovrabbondante camicia da notte ospedaliera, che fa così diciannovesimo secolo.
Quella che a letto non riesce più a stare, che da una parte perde il respiro, e dall'altra impazzisce di dolore nella zona sud lombare.
Sono quella che quando si sveglia, di notte, per fare pipì, o bere, poi resta a guardare il buio, ascoltando il respiro del tuo papà, e gli sgambettii di Ivan dalla cameretta.
Sono quella che dal giorno della befana, non fa che mangiare un dolciume al dì, così, tanto per non farsi mancare anche quei chili proprio proprio superflui.
Quella che ogni tanto senti urlare, sbraitare, ma poi subito dopo ridere di gusto. Perchè è fatta così, e lo sa che tu lo sai.
Volevo solo dirti che oggi è dodici gennaio.
Che fuori c'è un cielo terso, di un azzurro immenso, e nuvole bianche di luce.
C'è un sole grande e caldo, con un'aria gelida e pura.
E c'è tanta voglia di te.
sono io: la tua casa. Il tuo ritmo. Il tuo mondo. Il tuo limite. Il tuo infinito.
Insomma la tua mamma.
Sono quella che canta facendo vibrare la cassa toracica e rilassare il diaframma, e chissà se è vero che tu trovi piacevole il mio canto. Anche laddove stono.
Sono quella che nelle ultime settimane ha una voglia matta di peperoncino, tanto che ieri ce lo ha messo pure nell'insalata. E chissà se gradisci.
Sono quella che si dilunga sotto la doccia, divertendosi a vedere l'acqua che scivola sulla panza e a mò di cascata arriva direttamente sul pavimento. Quella che quando poi asciuga l'acqua è un pò meno divertita, ma tant'è.
Sono quella che coccola e gioca col tuo fratellone Ivan, e che lo aiuta a sentirti, portando la sua mano sul tuo guscio, dove ogni tanto assesti macarene improvvisate e ritmate.
Quella che immagina il tuo visino, guardando le foto di Ivan piccino.
Sono quella che ha lavato tutte le robicine appartenute a Ivan, prima che a te, e che ha guardato e rimirato ogni singolo body, ogni ghettina, e ogni calzino, ogni camicina, e ogni tutitna, immaginandoli pieni di te.
Quella che si è spaventata per la enorme differenza tra la tua tutina, e la propria sovrabbondante camicia da notte ospedaliera, che fa così diciannovesimo secolo.
Quella che a letto non riesce più a stare, che da una parte perde il respiro, e dall'altra impazzisce di dolore nella zona sud lombare.
Sono quella che quando si sveglia, di notte, per fare pipì, o bere, poi resta a guardare il buio, ascoltando il respiro del tuo papà, e gli sgambettii di Ivan dalla cameretta.
Sono quella che dal giorno della befana, non fa che mangiare un dolciume al dì, così, tanto per non farsi mancare anche quei chili proprio proprio superflui.
Quella che ogni tanto senti urlare, sbraitare, ma poi subito dopo ridere di gusto. Perchè è fatta così, e lo sa che tu lo sai.
Volevo solo dirti che oggi è dodici gennaio.
Che fuori c'è un cielo terso, di un azzurro immenso, e nuvole bianche di luce.
C'è un sole grande e caldo, con un'aria gelida e pura.
E c'è tanta voglia di te.
martedì 5 gennaio 2010
Benvenuto Duemiladieci! :-)
Ecco, il titolo del primo post del duemiladieci, non poteva che seguire lo stesso filo conduttore del titolo dell'ultimo post del duemilanove.
Ebbene: ho scoperto di essere cambiata.
Sìssì.
Ho passato un capodanno casalingo, come sempre, ma (grande novità) in scala ridotta!
Il cambiamento consiste nel non essermi depressa per la scarsità di commensali presenti!!
Spiego meglio: io provengo da una famiglia numerosa-rumorosa, dove la Domenica, non è Domenica se non ci si riunisce in più di dieci (che per noi significa anche solo un paio di famiglie), e non ci si scervella su quel che bisogna spignattare, già dal venerdì sera (momento migliore per fare la spesa senza lungaggini).
Ora, da sempre ho avuto la tendenza a riportare questa mia abitudine (pranzi pantagruelici e folti di persone) anche a casa della santa suocera, coinvolgendo in ciò, e a turno, le mie sfortunate cognate, e mia suocera medesima.
Le mie organizzazioni non sono mai state brillanti, come invece succede a casa del mio papà, con le mie sorelle, e non so se la questione è puramente del legame di sangue, o se è abbiamo semplicemente caratteri che non legano (io e le mie cognate, per intenderci).
Insomma, un pò il 'priscio'* me lo hanno fatto passare, diciamo la verità
(*la gioia nell'organizzare pranzi, cene e incontri).
Ma. Ma dopo aver passato un CAPODANNO in CINQUE, senza carte e senza botti, ed essere sopravvissuta, e, anzi, averlo trovato salutare: posso con sincerità ammettere di essere cambiata.
All'inizio pensavo fosse stato anche l'influsso di maritosgainz, che mi ha sempre seguito nelle mie organizzazioni, senza mai ostacolarmi, ma neppure con grande entusiasmo; ma poi ho capito che è l'essere diventata mamma, che mi ha fatto cambiare radicalmente 'ambizioni'.
Nel senso che, oggi, penso prima e soprattutto a Ivan, e alla sua serenità, che difficilmente lega con un pranzo di quattro ore e venti persone, o con un cenone di sei ore e trenta persone.
Ivan e le sue antenne che carpiscono il più sottile stress materno, non meritano di assorbire tutto lo stress che incamero e distribuisco, durante la preparazione di questi incontri culinari.
Detto ciò: al momento il duemiladieci mi ha portato notti insonni, sogni agitati, letargìa mattutina.
Forse che forse che sono all'ottavo mese di gravidanza?
Forse che è sì.
La letargìa l'ha portata anche al mio cucciolo, che non saltella più nel lettone chiedendo il latte a gran voce, ma viene quatto quatto a rifugiarsi tra le coperte e le mie braccia, senza mai dimenticare di darmi tanti bacetti prima di girarsi e continuare il suo letargo.
Sì, mi sa che dobbiamo andare a letto prima. Decisamente.
Il duemiladieci è cominciato con le temperature che adoro (3/4 gradi..).
Amo tornare a casa nel tepore del termosifone, e mettermi a cucinare, scaldandomi contemporaneamente.
Insomma amo l'inverno, quello vero, che giustifica la cioccolata calda, la nutella extra, la focaccia in più, il pezzo di pasticcio che non vuole nessun altro.
Ma perchè ultimamente finisce sempre che parlo di cibo?
Ah, meglio tardi che mai:
Buon Duemiladieci Ad Ognuno di Voi Là Fuori.
byCarpina(&Mattìa)&Ivan&Maritosgainz
Ebbene: ho scoperto di essere cambiata.
Sìssì.
Ho passato un capodanno casalingo, come sempre, ma (grande novità) in scala ridotta!
Il cambiamento consiste nel non essermi depressa per la scarsità di commensali presenti!!
Spiego meglio: io provengo da una famiglia numerosa-rumorosa, dove la Domenica, non è Domenica se non ci si riunisce in più di dieci (che per noi significa anche solo un paio di famiglie), e non ci si scervella su quel che bisogna spignattare, già dal venerdì sera (momento migliore per fare la spesa senza lungaggini).
Ora, da sempre ho avuto la tendenza a riportare questa mia abitudine (pranzi pantagruelici e folti di persone) anche a casa della santa suocera, coinvolgendo in ciò, e a turno, le mie sfortunate cognate, e mia suocera medesima.
Le mie organizzazioni non sono mai state brillanti, come invece succede a casa del mio papà, con le mie sorelle, e non so se la questione è puramente del legame di sangue, o se è abbiamo semplicemente caratteri che non legano (io e le mie cognate, per intenderci).
Insomma, un pò il 'priscio'* me lo hanno fatto passare, diciamo la verità
(*la gioia nell'organizzare pranzi, cene e incontri).
Ma. Ma dopo aver passato un CAPODANNO in CINQUE, senza carte e senza botti, ed essere sopravvissuta, e, anzi, averlo trovato salutare: posso con sincerità ammettere di essere cambiata.
All'inizio pensavo fosse stato anche l'influsso di maritosgainz, che mi ha sempre seguito nelle mie organizzazioni, senza mai ostacolarmi, ma neppure con grande entusiasmo; ma poi ho capito che è l'essere diventata mamma, che mi ha fatto cambiare radicalmente 'ambizioni'.
Nel senso che, oggi, penso prima e soprattutto a Ivan, e alla sua serenità, che difficilmente lega con un pranzo di quattro ore e venti persone, o con un cenone di sei ore e trenta persone.
Ivan e le sue antenne che carpiscono il più sottile stress materno, non meritano di assorbire tutto lo stress che incamero e distribuisco, durante la preparazione di questi incontri culinari.
Detto ciò: al momento il duemiladieci mi ha portato notti insonni, sogni agitati, letargìa mattutina.
Forse che forse che sono all'ottavo mese di gravidanza?
Forse che è sì.
La letargìa l'ha portata anche al mio cucciolo, che non saltella più nel lettone chiedendo il latte a gran voce, ma viene quatto quatto a rifugiarsi tra le coperte e le mie braccia, senza mai dimenticare di darmi tanti bacetti prima di girarsi e continuare il suo letargo.
Sì, mi sa che dobbiamo andare a letto prima. Decisamente.
Il duemiladieci è cominciato con le temperature che adoro (3/4 gradi..).
Amo tornare a casa nel tepore del termosifone, e mettermi a cucinare, scaldandomi contemporaneamente.
Insomma amo l'inverno, quello vero, che giustifica la cioccolata calda, la nutella extra, la focaccia in più, il pezzo di pasticcio che non vuole nessun altro.
Ma perchè ultimamente finisce sempre che parlo di cibo?
Ah, meglio tardi che mai:
Buon Duemiladieci Ad Ognuno di Voi Là Fuori.
byCarpina(&Mattìa)&Ivan&Maritosgainz
mercoledì 23 dicembre 2009
Mamma, oggi nasce Mattìa?
Ieri sera, appuntamento dal GrandeGinecologo, che mi ha visitato, misurato, ecografato, ed ha sentenziato: cresce proprio bene questo bimbetto.
I cuori di mamma e papà sussultano di felicità.
Entro nella trentunesima settimana, oggi, e Mattìa 'pesa' indicativamente un chilo e ottocento grammi. Non che mi fidi chissà quanto delle misurazioni dell'ecografia, ma insomma, non dovrebbe essere tantissimo lontano dalla realtà, quel peso: giustificherebbe anche il MIO peso..
E' inoltre 'già in posizione' (frase che ha fatto sussultare mia sorella Rix, che pensava significasse parto pre-termine): di conseguenza abbiamo appurato che quelle protuberanze che spesso mi solleticano il fianco superiore destro, sono i suoi piedini.. :-)
Ivan, interessatissimo a tutta la questione medica, chiedeva 'dottoe, tu devi fae a visita a mamma mia?' 'dottoe, oggi nasce Mattìa?'
E, sentendo l'eco del cuoricino al galoppo del fratellino 'mamma, questo è i cuolicino mio?'
Siamo usciti dallo studio medico, tuffandoci nella nebbia materana, pieni di prescrizioni per i prossimi esami importanti, (l'è proprio vero: gli esami non finiscono mai!), il modulo da consegnare all'INPS, il certificato per fare la 'maternità obbligatoria flessibile', più una serie di rimproveri per la scelta di lavorare fino alla fine dell'ottavo mese di gravidanza.
Evvai con i sensi di colpa a tutta birra!!
Il bimbo deve essere il 'bene primario', il primo pensiero, l'unica cosa che conta davvero - e non il lavoro, la vita di tutti i giorni, la normalità della MIA vita di oggi.
Ora, dico io, che evidentemente sono una madre degenere agli occhi del GrandeGinecologo: è proprio per il cucciolo Mattìa, che scelgo, potendolo fare, di lavorare fino alla fine dell'ottavo mese: in questo modo sto con lui più tempo, dopo la sua nascita.
E no, mi viene detto, perchè lui, oggi, è più fragile e più bisognoso di cure e attenzioni: che si tradurrebbero evidentemente e secondo lui, nella mia semi-immobilità.
E poi, continua, dopo la sua nascita, escamotage per stare più tempo con lui, li si trovano facilmente (oltre alla facoltativa, dice, ti puoi fare un mese di malattìa... eh? dechè? tìè! - il gesto non lo si può scrivere, ma lo avrete sicuramente capito..)
Ed io che credevo di fare una scelta coraggiosa: lavoro di più, prima, in modo da goderci il nostro tempo, tanto prezioso, poi, insieme, io e lui: due cuccioli che imparano a conoscersi, si odorano, e si innamorano perdutamente.
Ovviamente questo solo e soltanto perchè posso - perchè sto bene - perchè non ho alcun tipo di problema, fino ad oggi.
Se il GrandeGinecologo mi avesse detto che, 'òps, c'è qualcosa che non va', la mia scrivania l'avrei rivista che Mattìa gattonava, e questo lo dico a cuor leggero, perchè è vero che ci tengo al mio lavoro (dieci e più anni della mia vita), ma è un lavoro, non è la Vita.
La Vita è Altro.
La Vita è IVAN e MATTIA.
E il discorso che 'un figlio è un bene primario' penso sia ingiusto, nei miei confronti, perchè io lo so.
Sinceramente non penso che la scelta di lavorare finchè si può, denoti menefreghismo - almeno non da parte mia.
D'accordo, ho conosciuto mamme (soprattutto autonome) che dicevano 'devo lavorare, vada come vada' - che, pur avendo problemi, anche seri, non si fermavano davanti a nulla, perchè sennò 'come fai? il lavoro è importante'.
Ecco, quel discorsetto il GrandeGinecologo dovrebbe farlo a mamme come queste, e non a me.
I cuori di mamma e papà sussultano di felicità.
Entro nella trentunesima settimana, oggi, e Mattìa 'pesa' indicativamente un chilo e ottocento grammi. Non che mi fidi chissà quanto delle misurazioni dell'ecografia, ma insomma, non dovrebbe essere tantissimo lontano dalla realtà, quel peso: giustificherebbe anche il MIO peso..
E' inoltre 'già in posizione' (frase che ha fatto sussultare mia sorella Rix, che pensava significasse parto pre-termine): di conseguenza abbiamo appurato che quelle protuberanze che spesso mi solleticano il fianco superiore destro, sono i suoi piedini.. :-)
Ivan, interessatissimo a tutta la questione medica, chiedeva 'dottoe, tu devi fae a visita a mamma mia?' 'dottoe, oggi nasce Mattìa?'
E, sentendo l'eco del cuoricino al galoppo del fratellino 'mamma, questo è i cuolicino mio?'
Siamo usciti dallo studio medico, tuffandoci nella nebbia materana, pieni di prescrizioni per i prossimi esami importanti, (l'è proprio vero: gli esami non finiscono mai!), il modulo da consegnare all'INPS, il certificato per fare la 'maternità obbligatoria flessibile', più una serie di rimproveri per la scelta di lavorare fino alla fine dell'ottavo mese di gravidanza.
Evvai con i sensi di colpa a tutta birra!!
Il bimbo deve essere il 'bene primario', il primo pensiero, l'unica cosa che conta davvero - e non il lavoro, la vita di tutti i giorni, la normalità della MIA vita di oggi.
Ora, dico io, che evidentemente sono una madre degenere agli occhi del GrandeGinecologo: è proprio per il cucciolo Mattìa, che scelgo, potendolo fare, di lavorare fino alla fine dell'ottavo mese: in questo modo sto con lui più tempo, dopo la sua nascita.
E no, mi viene detto, perchè lui, oggi, è più fragile e più bisognoso di cure e attenzioni: che si tradurrebbero evidentemente e secondo lui, nella mia semi-immobilità.
E poi, continua, dopo la sua nascita, escamotage per stare più tempo con lui, li si trovano facilmente (oltre alla facoltativa, dice, ti puoi fare un mese di malattìa... eh? dechè? tìè! - il gesto non lo si può scrivere, ma lo avrete sicuramente capito..)
Ed io che credevo di fare una scelta coraggiosa: lavoro di più, prima, in modo da goderci il nostro tempo, tanto prezioso, poi, insieme, io e lui: due cuccioli che imparano a conoscersi, si odorano, e si innamorano perdutamente.
Ovviamente questo solo e soltanto perchè posso - perchè sto bene - perchè non ho alcun tipo di problema, fino ad oggi.
Se il GrandeGinecologo mi avesse detto che, 'òps, c'è qualcosa che non va', la mia scrivania l'avrei rivista che Mattìa gattonava, e questo lo dico a cuor leggero, perchè è vero che ci tengo al mio lavoro (dieci e più anni della mia vita), ma è un lavoro, non è la Vita.
La Vita è Altro.
La Vita è IVAN e MATTIA.
E il discorso che 'un figlio è un bene primario' penso sia ingiusto, nei miei confronti, perchè io lo so.
Sinceramente non penso che la scelta di lavorare finchè si può, denoti menefreghismo - almeno non da parte mia.
D'accordo, ho conosciuto mamme (soprattutto autonome) che dicevano 'devo lavorare, vada come vada' - che, pur avendo problemi, anche seri, non si fermavano davanti a nulla, perchè sennò 'come fai? il lavoro è importante'.
Ecco, quel discorsetto il GrandeGinecologo dovrebbe farlo a mamme come queste, e non a me.
mercoledì 16 dicembre 2009
La fregatura di vivere nella 'Città del Pane'
Il giorno in cui ti sei preparata un pranzo anti-anèmico (visti i risultati poco... 'ferritini'...delle ultime analisi..), passi ignara dal forno sotto casa, piena di buone intenzioni, acquisti solo mezzo chilo di pane fresco, affettato grazie.
Fai la brava e ignori nobilmente focacce, pasticci, rustici, biscotti, panettoni artigianali grandi e piccoli, taralli e tutto quello la cui visione (ma anche solo il pensiero), prima di pranzo, ti fa deglutire velocemente l'acquolina.
Arrivi a casa, e dopo aver trangugiato il tuo polpettone con patate e quasi senza olio, ti ritrovi ancora stordìta dal profumo emanato da quel sacchetto di carta.
E allora che fai?
L'unica cosa sensata: apri il frigo, acchiappi il panetto di burro fresco, ti capita tra le mani il vasetto di marmellata di mele cotogne, fatta dalla santa suocera, e giù di coltello a spalmare burro e marmellata, che insieme al pane fresco e fragrante, formano un mix pericolosissimo per chiunque: gestanti e non - basta, semplicemente, essere di gola buona.
Buon pomeriggio a tutti.....
Fai la brava e ignori nobilmente focacce, pasticci, rustici, biscotti, panettoni artigianali grandi e piccoli, taralli e tutto quello la cui visione (ma anche solo il pensiero), prima di pranzo, ti fa deglutire velocemente l'acquolina.
Arrivi a casa, e dopo aver trangugiato il tuo polpettone con patate e quasi senza olio, ti ritrovi ancora stordìta dal profumo emanato da quel sacchetto di carta.
E allora che fai?
L'unica cosa sensata: apri il frigo, acchiappi il panetto di burro fresco, ti capita tra le mani il vasetto di marmellata di mele cotogne, fatta dalla santa suocera, e giù di coltello a spalmare burro e marmellata, che insieme al pane fresco e fragrante, formano un mix pericolosissimo per chiunque: gestanti e non - basta, semplicemente, essere di gola buona.
Buon pomeriggio a tutti.....
venerdì 11 dicembre 2009
Che c'è?
C'è che ho perso gli occhiali da sole, meglio, li ho smarriti - e io senza mi sento smarrita, nuda.
C'è il conto corrente sta per chiamare il Telefono Azzurro (o di qualsiasi colore sia), per via dei maltrattamenti subiti che lo hanno ridotto a.. a... al nulla cosmico.
C'è che si è rotta la Folletto - e io ho scoperto di essere aspirapolvere-dipendente, e che non so pulire casa senza (grazie alla santa suocera che ci ha dato in prestito la sua!!)
C'è che i miei capelli richiedono una spuntatina, un'aggiustatina di tono, coccole.
C'è che a Natale entro nell'ottavo mese, ma io mi sento pesante come se dovessi partorire a giorni, e la gente che mi vede e mi dice 'ancora due mesi e mezzo?' non aiuta di certo.
C'è che a Gennaio c'è un passo importante, una grossa partenza (lavorativa), e io sotto stress rendo meglio, sì, ma forse non quando sono in attesa.
C'è che alla nascita del nostro secondo cucciolo, dirò addio a maritosgainz/collega, che lavorativamente parlando si stabilisce nel nostro capoluogo di regione, diventando treno-pendolare, e il cui stress giornaliero sarà misurabile in base ai ritardi delle nostre ferrovie calabro-lumache (..calabro lucane..). E io non lo so come sarà non-pranzare-mai-con-lui-in-settimana - e stare 'sola con due bimbi' (parrebbe una contraddizione in termini. Parrebbe) tutti-i-giorni.
C'è che Ivan ultimamente mi chiede troppo spesso conferma 'mamma, ma tu mi vuoi bene?' e io non capisco perchè. Vabè, ho notato che me lo chiede più spesso quando io mi arrabbio più spesso, e io ogni volta sono.. triste e moritificata, alla sua domanda.
C'è che ho sofferto di crampi notturni, sono giorni e giorni che prendo il magnesio (una boccettina schifosissima), e va meglio, e quando ho dimenticato di berla, ho sentito nuovamente i muscoli delle gambe contrarsi, di notte: ma chè, sono legata al magnesio per il resto della gravidanza????
C'è che l'automobile ha un problema, che viene segnalato con una spìa, e che non è stato recepito correttamente dal meccanico, nonostante i due interventi apportati e, naturalmente pagati.
C'è che a Natale amo fare i regali, ma a causa della contingente situazione economico-finanziaria, quest'anno, il Natale sarà ridotto all'osso: una cartolina e BUON NATALE A TUTTI.
C'è che me ne sto infischiando della dieta, e che stamattina, dopo il prelievo per il solito test mensile più qualche new-entry, ho fatto colazione con due cornetti alla marmellata. E mi fermo a stamattina, che sennò dovrei svelare tutti gli extra dei giorni scorsi. E ieri sera per caso ho ritrovato il foglio su cui annotavo il 'peso della mamma' durante la gravidanza di Ivan. Sarebbe stato meglio non trovarlo.
C'è che ultimamente non riesco a mettere Ivan a letto prima delle 23. Lo so, sono un mostro - entro le 21.30 dovrebbe essere off nel suo lettino, ma spesso a quell'ora finiamo di cenare, oppure io sto sistemando la lavastoviglie, caricando la lavatrice, insomma facendo altro. Lo so, sono un mostro, e mi viene da piangere.
C'è che ieri sera sono passata da uno splendido negozio che vende giochi in legno, per due acquisti da fare in cooperativa con altri, per due eventi (questa palestrina per la nascita della piccola Sara e questa stupenda giraffa in legno, per un primo compleanno).
Insomma ho dato un'occhiata agli orsetti-carillon Nattou, per rispettare la tradizione, e scrivere il nome di Mattìa, su una nuvoletta azzurra da applicare all'orsetto, e poggiare l'orsetto nel lettino, alla nascita, e... mi soffermavo più sul prezzo che sulla bellezza e sulla morbidezza degli orsetti stessi.
C'è che ogni tanto ho il sentore che il calo ormonale che mi riduceva così alla nascita di Ivan, ci sarà pure alla nascita di Mattìa, e a tratti ne ho paura.
Poi mi dico che no, ci sono già passata, sarò più forte, più brava, più capace, che altrimenti l'esperienza a cosa serve?
Ecco, appunto.
L'esperienza a cosa serve? Serve davvero in questi casi?
Oppure ci sono cose che arriveranno, e tu lo sai, e non ci puoi fare niente, solo guardare oltre, al di là di quegli attimi, che non sono attimi, ma mesi.
E poi, insieme a maritosgainz, 'sta volta ci sarà Ivan a sbaciucchiarmi, quando sarò più triste, e a riempirmi la testa di batterìa, musica, canzoncine e poesie, coccole e giochi, scarabocchi e gru, trattori, macchinari, piston cup e saetta mcqueen.
Ivan che, già me lo figuro, mi farà sciogliere, nel momento in cui guarderà 'il flatellino mio, Mattìa'.
Ivan, che, con la nonna, ha imparato la poesia: 'son piccoino e non 'o so die, co'ppoche palole mi fascio capie, bonnatae a te mamma e a te papà, tutti quanti feicitàààà!' (Sono piccolino/e non lo so dire/con poche parole/mi faccio capire/buon natale a te mamma/e a te papà/a tutti quanti/felicità)
Ecco, un esempio di post psico-risolutivo: ho iniziato scrivendo delle cose che non vanno, ed ho concluso con la bellissima immagine del mio cucciolo che recita la poesia.
Chissà forse 'sta volta, vista anche la presenza del blog, avrò un nuovo modo di 'sfogarmi' ed 'evadere' dal calo ormonale del dopo-parto. Chissà.
lunedì 30 novembre 2009
La Vera Verità
Ieri sera.
Entriamo a casa di mia sorella, sul cui muro di ingresso, è stato di recente montato uno specchio a tutta altezza: l'ingresso adesso è ampio e luminoso.. miracoli degli specchi.
Ogni volta che ci passo davanti, mi guardo, non mi capita sempre, a casa ho solo un paio di specchi dentro l'armadio, per guardarmi tutta intera.
Specchiandomi, esclamo 'cavoli, a questo specchio la mia panza sì che sembra davvero ENORME'
La mia pupetta nipotina quasi settenne, mi guarda, guarda la mia immagine allo specchio, poi mi riguarda e fa 'zapy, questa panza è UGUALE a come la vedi allo specchio. proprio U-GUA-LE'
...i bambini.. la voce dell'innocenza e della verità.
ma.. cos'avrà voluto dire?????????????????
Entriamo a casa di mia sorella, sul cui muro di ingresso, è stato di recente montato uno specchio a tutta altezza: l'ingresso adesso è ampio e luminoso.. miracoli degli specchi.
Ogni volta che ci passo davanti, mi guardo, non mi capita sempre, a casa ho solo un paio di specchi dentro l'armadio, per guardarmi tutta intera.
Specchiandomi, esclamo 'cavoli, a questo specchio la mia panza sì che sembra davvero ENORME'
La mia pupetta nipotina quasi settenne, mi guarda, guarda la mia immagine allo specchio, poi mi riguarda e fa 'zapy, questa panza è UGUALE a come la vedi allo specchio. proprio U-GUA-LE'
...i bambini.. la voce dell'innocenza e della verità.
ma.. cos'avrà voluto dire?????????????????
venerdì 27 novembre 2009
Sul glucosio e sulle mamme
Questa mattina mi sono sottoposta al Test di Sullivan, ovvero la curva da carico di glucosio.
Anzi, la MINI curva da carico di glucosio: ho cioè ingerito 'solo' cinquanta grammi di bibitone dolciastro simile a caramello liquido, al vago sapore d'arancia: 'na schifezza unica.
Eravamo quattro gestanti, e una di noi quattro (la più magra, ndr) si è dovuta sorbire cento grammi di bibitone.
Noialtre ci sentivamo fortunate: basta poco, a volte, per sentirsi fortunate.
Poichè il test prevede almeno due prelievi a distanza di un'ora (mini-curva) o quattro prelievi in tre ore (la curva vera e propria), non abbiamo fatto la fila, con gran vociare degli ultra-settantenni che erano lì forse dalle sei del mattino.
E di cosa vuoi che parlino quattro donne-mamme-gestanti intorno a un tavolo, con bibitone disgustoso da mandar giù?
Ovvio: dei propri cuccioli, a casa, e in grembo.
C'era chi ne aveva uno (io), chi una (la magra), chi due grandi (16 e 11 anni), chi tre piccoli (10-5-3 anni). Ecco, quest'ultima era in attesa di DUE GEMELLI (masculi) e il prossimo anno si ritroverà madre di CINQUE FIGLI. Ho i sudori freddi solo a pensarlo.
In tutte ritrovavo la stessa lucentezza degli occhi, che ho scorto nel mio sguardo, improvvisamente cambiato, alla vista delle due linee lilla, e che non mi ha più abbandonato.
E' bello incontrare familiarità di questo tipo.
Con le donne non ho un ottimo rapporto - non ho grandissime amiche, e in generale risulto più simpatica a un uomo che a una donna: ma questo tipo di intesa al femminile, è una di quelle cose che ti scalda il cuore.
E questo è uno dei motivi per cui ho intenzione di frequentare un corso pre-parto: se e quando mi deciderò ad informarmi al riguardo.
Questo, oltre al fatto che sento il bisogno di ripiegarmi su me stessa, sul mio pancione, su Mattìa che ci scalcia dentro, a volte come una lieve farfalla, a volte come un cavalluccio imbizzarrito: solo me e lui.
Ad oggi gli unici momenti dedicati solo a Mattìa, sono le coccole serali, a letto, quando lui si muove di più, e quando la consapevolezza di lui fa sorgere un sorriso appena accennato, ai lati della mia bocca.
Quando Ivan era nella mia pancia, ero tutta me e lui. (e il papozzo - certo!)
Ma ora.. oggi.. Ivan c'è, è qui.. ed è intorno a lui che ruota la giornata, volteggiano i pensieri.
A volte mi ritrovo a guardare Ivan, e cercare lo scricciolo di pochi chili che mi portavo in giro per casa nel marsupio/sciarpa, coi suoi occhi vispi e curiosi, e i suoi versetti da interpretare.
Guardo le sue foto di neonato, e il cuore parte al galoppo.
Mi sforzo di ricordare quanto piangeva (tanto) e come reagivo io alle sue lacrime (spesso bene, ma la calma non è mai stata tra le mie doti).
Provo a figurarmi come saranno quei momenti col nuovo arrivo, il prossimo anno (tra tre mesi!!).
Faccio tanti buoni propositi, ma già mi propongo di non sentirmi in colpa (o almeno non troppo) se qualche proposito non lo porto a compimento.
Intanto, tra meno di un mese è Natale.
Anzi, la MINI curva da carico di glucosio: ho cioè ingerito 'solo' cinquanta grammi di bibitone dolciastro simile a caramello liquido, al vago sapore d'arancia: 'na schifezza unica.
Eravamo quattro gestanti, e una di noi quattro (la più magra, ndr) si è dovuta sorbire cento grammi di bibitone.
Noialtre ci sentivamo fortunate: basta poco, a volte, per sentirsi fortunate.
Poichè il test prevede almeno due prelievi a distanza di un'ora (mini-curva) o quattro prelievi in tre ore (la curva vera e propria), non abbiamo fatto la fila, con gran vociare degli ultra-settantenni che erano lì forse dalle sei del mattino.
E di cosa vuoi che parlino quattro donne-mamme-gestanti intorno a un tavolo, con bibitone disgustoso da mandar giù?
Ovvio: dei propri cuccioli, a casa, e in grembo.
C'era chi ne aveva uno (io), chi una (la magra), chi due grandi (16 e 11 anni), chi tre piccoli (10-5-3 anni). Ecco, quest'ultima era in attesa di DUE GEMELLI (masculi) e il prossimo anno si ritroverà madre di CINQUE FIGLI. Ho i sudori freddi solo a pensarlo.
In tutte ritrovavo la stessa lucentezza degli occhi, che ho scorto nel mio sguardo, improvvisamente cambiato, alla vista delle due linee lilla, e che non mi ha più abbandonato.
E' bello incontrare familiarità di questo tipo.
Con le donne non ho un ottimo rapporto - non ho grandissime amiche, e in generale risulto più simpatica a un uomo che a una donna: ma questo tipo di intesa al femminile, è una di quelle cose che ti scalda il cuore.
E questo è uno dei motivi per cui ho intenzione di frequentare un corso pre-parto: se e quando mi deciderò ad informarmi al riguardo.
Questo, oltre al fatto che sento il bisogno di ripiegarmi su me stessa, sul mio pancione, su Mattìa che ci scalcia dentro, a volte come una lieve farfalla, a volte come un cavalluccio imbizzarrito: solo me e lui.
Ad oggi gli unici momenti dedicati solo a Mattìa, sono le coccole serali, a letto, quando lui si muove di più, e quando la consapevolezza di lui fa sorgere un sorriso appena accennato, ai lati della mia bocca.
Quando Ivan era nella mia pancia, ero tutta me e lui. (e il papozzo - certo!)
Ma ora.. oggi.. Ivan c'è, è qui.. ed è intorno a lui che ruota la giornata, volteggiano i pensieri.
A volte mi ritrovo a guardare Ivan, e cercare lo scricciolo di pochi chili che mi portavo in giro per casa nel marsupio/sciarpa, coi suoi occhi vispi e curiosi, e i suoi versetti da interpretare.
Guardo le sue foto di neonato, e il cuore parte al galoppo.
Mi sforzo di ricordare quanto piangeva (tanto) e come reagivo io alle sue lacrime (spesso bene, ma la calma non è mai stata tra le mie doti).
Provo a figurarmi come saranno quei momenti col nuovo arrivo, il prossimo anno (tra tre mesi!!).
Faccio tanti buoni propositi, ma già mi propongo di non sentirmi in colpa (o almeno non troppo) se qualche proposito non lo porto a compimento.
Intanto, tra meno di un mese è Natale.
mercoledì 25 novembre 2009
Non capisco..
Mi si dice che il cucciolo che ho in grembo è ciccio.. 'pesa' già un chilo e duecento grammi (per quanto possano essere precise le misure della Ecografia).
Evvai, tutti felici e contenti.
Poi mi si sgrida perchè io ho preso troppo peso.
Perchè Mattia sì e io no?
Non potete essere contenti pure per me?
-_-'
Ok, scherzo.
Da oggi la dieta. Quella vera.
Stamattina, solo cinque biscotti col mio amato caffèllatte.
E' facile, lo so.
Devo solo reimparare a fare la conta.
Tornare bambina e fare la conta, giocando a nascondino con questo cucciolo che mi riempie il ventre e il cuore.
Fare la conta e aspettarlo, andare a cercarlo, stanarlo.
Concentrarmi solo su di lui.
Devo assolutamente evitare tutto ciò che siano carboidrati.
Ecco, giusto cinque biscotti al mattino, e settanta grammi di pasta a pranzo.
E il pane?
Cosa essere pane?
E la focaccia?
Cosa essere focaccia?
E la pizza?
Cosa esser.. - ok, la pizza una volta a settimana sì, ho deciso.
Intanto, sbuccio un'arancia.
Evvai, tutti felici e contenti.
Poi mi si sgrida perchè io ho preso troppo peso.
Perchè Mattia sì e io no?
Non potete essere contenti pure per me?
-_-'
Ok, scherzo.
Da oggi la dieta. Quella vera.
Stamattina, solo cinque biscotti col mio amato caffèllatte.
E' facile, lo so.
Devo solo reimparare a fare la conta.
Tornare bambina e fare la conta, giocando a nascondino con questo cucciolo che mi riempie il ventre e il cuore.
Fare la conta e aspettarlo, andare a cercarlo, stanarlo.
Concentrarmi solo su di lui.
Devo assolutamente evitare tutto ciò che siano carboidrati.
Ecco, giusto cinque biscotti al mattino, e settanta grammi di pasta a pranzo.
E il pane?
Cosa essere pane?
E la focaccia?
Cosa essere focaccia?
E la pizza?
Cosa esser.. - ok, la pizza una volta a settimana sì, ho deciso.
Intanto, sbuccio un'arancia.
lunedì 16 novembre 2009
Notti tragiche
Inseguendo un vomito,
un termometro,
una supposta in più..
--------------------------------
L'influenza è arrivata in casa nostra.
E' una influenza strana, pesante, che necessita di tanto paracetamolo, che dal nulla ti fa venire muchi e occhi lucidi, mal di testa, vomiti e diarrea.
L'influenza ce l'ha il mio cucciolone, e alle persone che mi dicono di 'stargli lontano' gli risponderei che sarebbe come impedirmi di respirare.
Ed io, la mia panza, e maritosgainz, abbiamo passato notti terribili, popolate di bambini deformi, di virus scappati da laboratori messicani, di muchi ingestibili e infiniti, di pigiamini e lenzuola da cambiare, e febbre da misurare raccontando ogni volta la 'filastrocca del termometro' e tenendo il Filips (termometro digitale non funzionante) in mano per gioco.
'no mamma, a puppostina nooo'
urlo disperato del mio cucciolo.
cuore di mamma straziato.
un termometro,
una supposta in più..
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L'influenza è arrivata in casa nostra.
E' una influenza strana, pesante, che necessita di tanto paracetamolo, che dal nulla ti fa venire muchi e occhi lucidi, mal di testa, vomiti e diarrea.
L'influenza ce l'ha il mio cucciolone, e alle persone che mi dicono di 'stargli lontano' gli risponderei che sarebbe come impedirmi di respirare.
Ed io, la mia panza, e maritosgainz, abbiamo passato notti terribili, popolate di bambini deformi, di virus scappati da laboratori messicani, di muchi ingestibili e infiniti, di pigiamini e lenzuola da cambiare, e febbre da misurare raccontando ogni volta la 'filastrocca del termometro' e tenendo il Filips (termometro digitale non funzionante) in mano per gioco.
'no mamma, a puppostina nooo'
urlo disperato del mio cucciolo.
cuore di mamma straziato.
giovedì 8 ottobre 2009
Sweet dreams are made of this..
Ed eccomi reduce dalla ecografia morfologica, che questa mattina mi ha emozionato e fatto piangere, contro ogni mia prospettiva.
Roba che una pensa, vabè, dài, ci sono già passata, certe cose lasciamole alle primipare, suvvia.
E invece: durante l'ecografia, tutta, io e la fonte di Rionero in Vulture, eravamo in simbiosi.
Il ginecologo, ecografista specializzato, mi ha guardato un paio di volte di sottecchi: ed io gli sono oltremodo grata per non avermi chiesto alcunchè su quelle lacrime lacrimose, di pura emozione mammesca.
E lui era lì, nel monitor, che sussultava, si girava, coi suoi piedini incrociati.. con un braccino sulla testa, completamente immerso nel suo liquido speciale, e.. nuotava.
Perfetto nelle sue dimensioni e posizionamenti.
Armonioso.
Forte e vulnerabile.
Cucciolo che mi riduce alle sue dimensioni, e mi rende piccola piccola, per vederlo grande, come lui è.
Cucciolo che rende me: forte e vulnerabile.
Cucciolo che mi sobbalza in grembo, che di spazio ora ne ha, e durante l'ecografia ero nella posizione privilegiata di sentirlo dentro me e guardarlo lì nel monitor.
Un cucciolo. Un cucciolo di nome Mattia.
giovedì 17 settembre 2009
Cibus, Dietas y Gravidanzas
Sì, è vero, NON ho studiato lingue, nè moderne, nè antiche, e leggendo il titolo direi che è lampante.
Ma questo passa in secondo piano.
Il leti-motiv del post è un altro.
E' il CIBO legato alla GRAVIDANZA, e alla DIETA che ahimè dovrei già fare.
Il primo trimestre, col suo turbinìo di ormoni, e col caldo stressante che abbiamo avuto, ha portato un poderoso aumento del mio peso corporeo, obbligandomi all'acquisto di capi pre-maman, già dal trentuno di Agosto, a sole quindici gravide settimane.
Ma questo perchè?
Perchè io mi sentivo continuamente giù di corda, e, pur non avendo mai dato di stomaco, avevo sempre una strana sensazione vago-diffusa, che mangiando, e in continuazione, si assopiva.
Come accennato altrove, in testa non avevo che: mangiare, fare la spesa, riempire la dispensa, cucinare in continuazione.
I risultati non si sono fatti attendere.
E adesso che il primo trimestre e il suo malessere-vago-diffuso, se li è portati via il primo soffio di autunno.. ho deciso di rinunciare a diverse cattive abitudini, ad esempio:
1. colazionare con biscotti a volontà (laddove la volontà non c'entrava nulla, la realtà è che ne mangiavo finchè c'era latte da inzuppare. Adesso ho re-imparato a bere almeno mezza tazza di latte, e poi ci affondo i biscotti..);
2. avere sempre cracker-taralli-biscotti a disposizione sotto e sopra la scrivania (ora i miei fuori pasto sono solo a base di frutta);
3. predisporre un secondo e/o contorno che necessiti dell'inzuppo del pane, nell'abbondante olio utilizzato (ora uso meno olio, e il pane, se c'è la pasta, è stato bandito);
4. concludere il pranzo con caffellatte e biscotti (ora lo concludo con mezza tazzina di caffè amaro, macchiato).
5. dimenticare di acquistare minestrone e pesce surgelati (alibi perfetto per preparare sempre altro di più gustoso, nutriente e ingrassante).
Vietandomi di pensare sempre e solo al cibo, ho anche più tempo per fare altro, che può essere una doccia più lunga, uno shampoo extra con applicazione di maschera ai semi di lino, la costruzione della pista del trenino in legno col mio cucciolo, il passaggio dell'aspirapolvere una volta in più, la lettura di un libro, le coccole coniugali, la ricerca di soluzioni Ikea per il bagnetto, una passeggiatina.. insomma altro!
Solo che..
Solo che questa mattina, alle undici, e nonostante l'uva bianca avidamente piluccata.. avevo una faaaame... ma una faaaame!!
Con un euro di felicità, ho comperato un paninozzo integrale, con bocconcino fresco.
Uno sgarro non farà mica tutta sta differenza!!
Maybe la fame scaturiva dal pensiero del pranzo preparato questa mattina, architettato da ieri sera... pipe rigate al forno con sugo di melanzane e mozzarella. Roba che avevo l'intera cucina commestibile, terminata la cottura dell'intruglio.
D'altronde, sono a dieta bilanciata.. mica a dieta dimagrante! ;)
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