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giovedì 6 settembre 2012

Agosto 2012: c'è un prima e un dopo.


Eccoci di ritorno da un mese a casa, quella con la veranda, quella senza verde fuori, ma piena di famiglia, amichetti e cuginetti. E di TV con ben ten e chissà che altro..

Siamo tornati la scorsa settimana, e subito l'abbraccio verde della nostra strada, ha rifatto breccia nel nostro cuore, a compensare la differenza di gradi registrati e percepiti.

Ma siamo a casa, questo è certo.

E pensando all'agosto appena passato, non posso fare a meno di pensare che sia stato uno spartiacque importante, nella vita i tutti noi.

Io ho firmato la lettera di dimissioni. 
Non ho più un lavoro in attesa del mio rimpatrio. Non esiste più la mia scrivana piena di carte e appunti. Non c'è più il mio telefono super-busy. Fisicamente queste cose non c'erbano già più, ma ora non esiste neppure la possibilità di riesumarle dalla polvere dell'armadio.
Se non fosse che sono in un altro Paese, un pò ci piangerei su. Ma tant'è, sono a Londra, non so cosa farò nei prossimi mesi, e la cosa è elettrizzante anzichéno. :-) 

Ivan ha perso due denti. Due. Puntuale il topolino dei dentini (l'unico da me tollerato) è passato a comperarseli, per la gioia e il giubilo del piccolo sdentato di casa..
E oggi comincia year one.. :'( 

Mattia ha tolto il pannolino. Così, dall'oggi al domani.
Dopo la prima settimana in Italia, con 37 gradi, e latte diverso dal consueto, aveva un sederino così rosso, e una sudamina così estesa, da non voler essere toccato neppure sotto la doccia. Così sono stata costretta e mi sono immolata per la causa.
Devo dire che ho raccolto pipì solo i primi due giorni. E ogni volta pensavo: meglio qui che con la moquette! Ed effettivamente chi potrebbe darmi torto? É stato bravissimo, e come sempre i problemi che mi creavo erano solo nella mia testa, e comunque li ingigantivo. Calma, ci vuole solo calma, sto imparando..

Tornati a casa, abbiamo dovuto salutare l'amica A, con la piccola M e il marito A :-( 
Hanno deciso di tentare la sorte sotto altri cieli, e mi dicono che quando sei expat, questo può accadere, di conoscere e voler bene a qualcuno, che poi espatria facilmente, per volare e fare il nido da qualche altra parte... 
E anche se Londra non sarà più la stessa senza di lei, il pensiero che stia bene, sia felice e si crei una nuova vita con l'entusiasmo che la caratterizza, mi fa sorridere e progettare il primo viaggio che farò nella sua terra natale.

Un buon settembre mi si para davanti. 
E io lo abbraccio con tutta me stessa..






mercoledì 13 gennaio 2010

La scelta non-ecologista (sui pannolini lavabili)

Provengo da una famiglia numerosa.
Una figliolanza composta da sei femmine e un maschio, che vanno dal 1962 al 1985, non è roba di poco conto.
Mia madre era una roccia.
No, mia madre era una Donna.
E come tutte le donne aveva pregi e difetti.
Tra i suoi pregi annovero sicuramente una forza d'animo, che un pò le invidio, specie da quando sono diventata madre a mia volta.

E mia madre era una ecologista, senza sapere di esserlo..
Usava, manco a dirlo, i pannolini di cotone.
Non per altro, per una chiara ed ovvia scelta economica.
Anzi, in realtà temo che scelta non ne avesse, ma comunque.
Stesso discorso per gli assorbenti: anche per sè ha sempre utilizzato puro cotone lavabile: un esempio di massima coerenza, e tanto di cappello.
A noi figlie invece, ci ha sempre fatto usare gli u&g, forse pensando fossero roba da giovani donne.

Io (classe '79) ricordo bene come si piegavano i cirippà e i quadrati di cotone di mia sorella Rix (classe '85). Eppure, quando ho avuto Ivan, la scelta di utilizzare i pannolini in cotone, non mi ha mai neppure sfiorato.
Questo perchè io sono sfrontatamente pragmatica.
Amo la velocità, la praticità, e detesto le complicazioni inutili (poichè ammetto che ci siano complicazioni utili o comunque inevitabili).

Ecco: i pannolini in cotone, che si vanno ad aggiungere a tutta la roba che un neonato naturalmente sporca, io li vedo come una complicazione.
Una agguinta, che trovo ingiusta, alla già grossa mole di cose da fare che la nascita di un bimbo porta con sè.
Un cucciolo, un bimbo, un figlio, e mica robetta, a cui bisogna dedicare amore, energie, forze e attenzioni, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, dodici mesi l'anno. Non-stop.
Ecco, mi faccio da sola uno sconto sulle lavatrici, togliendomi quelle da fare per i pannolini.
Lo so.
Il costo di questo sconto non è quantificabile.
Bisogna aggiungere oltre al costo dei pannolini da supermercato (che è un costo mio e solo mio).. anche il costo ecologico (che è un costo di tutti), che è di mia difficile percezione, ma io lo so che c'è.
Mi basta guardare i multipack di pampers che avevo riempito con la robicina di Ivan, e che abbiamo tirato fuori per prepararci all'arrivo di Mattìa....