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giovedì 11 luglio 2013

Del tutto inadatta

Una casa di fiori incontrata ieri, andando al parco.
Le ho detto 'ciao! Posso farti una foto?'
Ecco come si sente Carpina quando ha a che fare con i due bimbi del suo cuore, in contemporanea.

Hanno tre anni di differenza, non tanti, ma un abisso di crescita, giustamente, li separa.
Il problema non le pare sia neppure l'età, chè Carpina immagina avere a che fare con due gemelli non sia facilitato dall'avere due bimbi con, potenzialmente, gli stessi interessi/capacità.

I. e M. si adorano, su questo non ci piove. Ma gestire quelle poche ore che vanno dal rientro a casa dopo la scuola (e dopo il parco) sino al momento di sedersi a tavola, è diventato un Incubo.

Anzi, ultimamente l'Incubo incomincia fin dalle ore più tenere della giornata, tipo le sei e quaranta o giù di lì, fino a che uno o due dei genitori urla per imporre la propria voce, e ottenere così del silenzio imbronciato. Alla fine si tira un sospiro di sollievo quando il pater-familias e il primogenito varcano la soglia di casa. Momento in cui M. inizia a chiedere di andare a riprendere I. da scuola (il concetto di tempo gli è ancora alieno..).

Cerchiamo di descrivere l'Incubo.


giovedì 9 maggio 2013

Non ci vedremo più

Ieri hanno tagliato un albero, nel giardino dei vicini.
Ora ne stanno tagliando un altro. Stesso giardino. Un albero che è una gioia per gli occhi. Enorme. Rigoglioso. Le stagioni fanno festa sui suoi rami. Adesso é verde. Pieno di foglie verdi. In autunno è giallo, arancio, e le foglie ritardatarie sono ancora verdine, in ottobre. E il mio cuore trema al suono della sega che lavora, e del tritapiante che macìna e macìna.

Stanotte un uomo si è spento.
Era mio zio.
Aveva cinquantasei anni, tre figli, un amore che durava da una vita, gli occhi cerùlei, ed era un cuoco, un falegname, un restauratore, un oratore, un aspirante cantante.

L'ho salutato in Italia non sapendo fosse l'ultima volta.
O forse lo sapevo ma lo rifiutavo. Glielo leggevo negli occhi. Gli leggevo la paura, la sofferenza, il dispiacere.
Occhi trasparenti e inquieti.

Quando rideva aveva le stesse rughe di mia madre. Gli stessi occhi.
Quando guardava me e i miei figli, era mia madre che cercava. Quella sorella tanto amata e tanto presto mancata.

Mi ha regalato una targa con una poetica incisione sulla nobile stirpe dal cuore gentile da cui derivo. Aveva paura dimenticassi le mie radici, una volta trapiantata in UK.

Ma come puoi dimenticare ciò che ti àncora alla terra?

Ciao zio Nicola.

sabato 4 maggio 2013

Nostalgìa al gusto di dolcetti di mandorla



Tornati dalla primavera della nostra murgia.
Tornati freschi di matrimonio.
Tornati carichi di foto, aneddoti, ricordi, abbracci, sorrisi, col cuore in festa e la testa fra le nuvole.

Io son fisicamente tornata, ma il cuore stavolta l'ho lasciato in Puglia, sotto quel cielo chiaro, su quei campi verdi di grano e rossi di papaveri, dove i fiori di campo viola e gialli e bianchi, piccoli, medi e grandi, sbucano tra il verde spinoso e rigoglioso. Dove i vitigni stanno a prendere il sole accanto a uliveti sterminati e disordinati, abbelliti da sontuosi mandorli in fiore rosa e bianchi.

Il cuore l'ho lasciato in quella casa dove il citofono non smette di suonare, e gli amici, i famigliari arrivano e stanno lì con te perchè sei  tu, sei tu da trentatre anni e passa, e ti si vuole sempre bene, lo vedi negli occhi, senza bisogno di tante grosse parole.

E io lo sapevo, me lo sentivo che tutta l'attesa di questa reunion di sorelle e fratello, padre, cognati, nipoti, cugini, amici, mi avrebbe regalato picchi di felicità che non ero pronta a lasciarmi alle spalle.
Così dieci giorni sono pochi, pochissimi.

La famiglia cresce, cambia, la piccola ora vive in una nuova bellissima casa col suo fresco marito, mio padre ora è da solo, i nipotini diventano sempre più grandi e se non fosse per skype stenterei a riconoscerli, e io mi trovo qui e per la prima volta spaesata, spompata della mia solita forza e buonumore.

Mi leggo il diario, l'agenda per i prossimi giorni e mi chiedo dove trovassi l'energia per fare tutto quello che facevo.

Sarà la primavera, sarà la 'quiete dopo la tempesta', ma oggi ho pure saltato la zumba.

Intanto cerco di farmi guarire da questa 'nostalgìa canaglia' dai meravigliosi alberi in fiore che abbondano qui a Londra, dove la primavera la fa da regina, ed era anche ora! E.. Sì, mi faccio guarire anche dai dolcetti di mandorla che abbiamo portato fin qui...


giovedì 7 giugno 2012

La regina, Le vacanze, Gli amici

Ok, ho riaperto le polverose porte del mio blog.
Ma non è che abbia in mente un preciso post da pubblicare.
A volte mi vengono in mente argomenti di cui parlare, pensieri da condividere, cose ispirate da ciò che leggo in giro, da quel che mi capita sotto gli occhi, da quel che sentono le mie orecchie, ma poi inciampo, nelle mie stesse parole, inciampo nei miei stessi pensieri, e allora cambio punto di vista e no, non ho voglia di scrivere.

Ma intanto qui a Londra c'è stato il Queen's Diamond Jubilee, e Londra si è vestita di Union Jack, ogni singola strada, ogni negozio, ogni angolo, ogni casa vittoriana faceva sfoggio della propria inglesità.
E ci sono stati gli street party, e i Queen's Jubilee Lunch (il 31 di maggio nelle scuole, io vi ho partecipato), enormi pic nic all'aperto (se il tempo permetteva), ubriacatura libera a tutte le ore, molto, molto british. E poi la parata delle barche sul Tamigi (mille barche per sua maestà), e il mega concerto ai piedi di Buckingham Palace, e poi la cerimonia alla cattedrale di st.paul.
Ma queste cose le saprete già, anzi, fose siete anche più informati di me..

Quel che invece non sapete, è che in questo speciale week end, è venuto a trovarci l'amico Ob1 dalla nostra terra natale, e ha portato un pò di movimento, di compagnia, di allegria, sia a noi, che a due bimbi un pò troppo soli, in questa terra straniera.
E' stato bello averlo qui e mostrargli una Londra più famigliare, che turistica. Mostrare a lui i luoghi cari a noi e alla nostra quotidianità e, in questo modo, regalarci una nuova prospettiva.

Abbiamo fatto anche una specie di seduta psico-terapeutica, in cui cercavamo di spiegargli cosa non andava con Ivan (che sta diventando molto molto capriccioso e 'arrabbioso' come dice lui), e lui, che ci conosce da quando Ivan è venuto al mondo e ci ha visto diventare genitori e crescere a nostra volta, ci dava qualche consiglio spassionato, o semplicemente descriveva quel che vedeva, e per noi era già tanto. Uno specchio su di noi e sul nostro quotidiano, che un pò il ruolo della famiglia è proprio quello, e quando la famiglia non c'è, o siete solo voi, viene a mancare questo raffronto, confronto, questa verifica. Il telefono non basta.

La nostalgia di Ivan per l'Italia è aumentata.
La prossima settimana viene a trovarci mia sorella, con suo marito e due dei quattro figli.
Che dirà Ivan quando andranno via?
Oggi eravamo su skype con barbamamma e i suoi barbacuccioli.
Ivan dopo non faceva altro che dire che voleva in quel momento essere in Italia e giocare col cuginetto T.

Intanto questa settimana di half term sta finendo, e poi arriverà un pezzo di famiglia, qui, anche se per poco tempo.

Contiamo i giorni.

giovedì 6 ottobre 2011

I miei bimbi - my children

Ivan conta in inglese.

E se in italiano dice ventotto-ventinove-ventidieci, non dovrei stupirmi che in inglese dica twentyeight, twentynine, twentyten. Non mi stupisce, ma mi fa sorridere... il mio piccolo lord inglese!
La sua pronuncia è azzeccatissima, a parte il tre (three), che diventa libero (free) o albero (tree), a seconda dell'occasione.
Però mi è bastato insistere e farlo giocare col ththththththth che è un divertente gioco di lingua tra i denti mentre soffi, che lo sta interiorizzando molto molto meglio.

Mattia Mattiello ha aggiunto qualche termine al suo vocabolario, la cui parola chiave, resta sempre mamma.
Adesso quando il padre va a lavorare lo saluta con BYE BYE DADDY!
Ma come? Fai tanto il prezioso con l'italiano, e poi?

Ma procediamo con ordine.
Ieri.
Mattia: 'mamma, gnam gnam' (indicando la dispensa dei biscotti)
Io: amore, vuoi una treccina?
M: no (mimica facciale che indica Sì)
Io: e cosa vuoi amore? Se vuoi la treccina devi dire SSSì!
M: nno (mimica facciale che indica Sì)
Io: amore a me sembra che la treccina la vuoi.. perchè mi dici no? se la vuoi devi dire SSSSì
M: nnnnnnnnnnno
Io: e io non te la dò allora. Devi dire SSSSSSSSSSSSì. yes in inglese.
M: eis
Io: ...

mi piglia per i fondelli? mi prende in giro? che mi fa secondo voi?
io insisto col sì, e niente - poi butto lì un minimo di yes, e lui subito 'eis'!!!!!??????
com'è che funziona 'sta cosa?

Ci sono invece un pò di problemini comportamentali di Ivan - ovviamente a casa, non a scuola.
HA questo modo aggressivo e arrogante di comportarsi con noi, e al parco anche con gli altri, che non so proprio come gestire.
Principalmente ho notato che quando guarda la tv, nel momento in cui gliela spegni, ha le crisi isteriche.
E siccome maritosgainz ha la brillante idea che uno o due brevissimi cartoni al mattino PRIMA DELLA SCUOLA, siano un buon inizio di giornata, ecco che la nostra giornata inizia con le urla di Ivan che non vuole spegnere la tv.
Poi maritosgainz dice che 'domani non la guardi' ma il mattino dopo se non ci sono io a far da guardiana la tv viene accesa come se niente fosse.
Circolo vizioso, gatto che si morde la coda, non lo so, so solo che mi sono scocciata.
E Ivan lo sa, che quando c'è il padre può fare delle cose che se ci sono solo io non esisterebbero. Lo sa e ne approfitta.
Non voglio colpevolizzare maritosgainz, che è un bravo papà, si prende cura dei figli, vabbè, più di Ivan in realtà, con Mattia non ha ancora un good feeling.. comunque, con Ivan ci parla, ci gioca, lo aiuta a leggere, lo lava, lo mette a letto, quando può lo accompagna a scuola, ieri è anche andato a riprenderlo, quindi non è che sia un padre assente o chè, e quindi non capisco proprio da cosa derivino tutti i capricci che Ivan è capace di fare e FA, quando il padre è qui.

Poi al parco - sabato abbiamo passato la giornata con A e i suoi cuccioli, ai Kew Gardens, esattamente nel playground in memoria di Lady D, e Ivan faceva un pò troppo lo sbruffone, il prepotente, sia con F di A, che con bimbi sconosciuti e anche ovviamente con il fratellino Mattia.

Ad esempio non voleva che altri usassero i giochi che stava usando lui (stava guidando un trattore di legno, nessun altro era autorizzato a salirci, neppure quando lui scendeva!)
Aveva deciso di cavalcare il cavalluccio di legno, è un attimo, mi giro, e sta disarcionando la bambina che ci stava già su.
Cioè cose gravissime! E io non so come prenderlo, come spiegargliele!
A. dice che magari lui si sente grande e forte. Ci vedo una spavalderia nelle cose che fa e che dice, che non riconosco. Forse è solo che sta crescendo, ma come fare per farlo crescere bene, diritto, senza tutti questi brutti comportamenti scorretti?

Fin da quando è nato Mattia Ivan ha idealmente rinunciato a me, e preteso il padre tutto per sè.
Ci ha diviso. Forse sta continuando su questa scia, forse vede che il padre non tanto si occupa di Mattia, non quanto si occupa di lui, e ne vuole approfittare, vuole essere il piccolo, l'unico figlio di suo padre, visto che con me non è così (Mattia mi rimane attaccato addosso 24/7)

Consigli e interpretazioni sono ben accetti.

domenica 2 ottobre 2011

Sorprese da lontano

Succede che stamattina la mia blogsister mi telefoni e mi dica di vedere il suo blog, che c'era 'una sorpresa'.

Ora, come forse accade a tutte le donne del mondo, quando parlano con altre donne, magari sorelle, magari con figli a carico e ancora in età fertile, la mia prima domanda è. Quella. Se è incinta.

Barbasister un pò ridente isterico andante, ha decisamente detto di NO.
Rientrata a casa dalla soleggiata passeggiata londinese, e dopo il dovuto pranzo, causa rimpinzamento prole, ecco che accendo internet, e trovo questa bellissima sorpresa!!




Fantastico. Mi sarebbe tanto piaciuto essere lì.
Non sapevo dicessero fosse antipatica - io lessi un'intervista in cui si leggeva una donna forte, intelligente e ironica. In pratica come i suoi libri.

Che dire - grazie grazie grazie sorella.
E beata te che hai passato una (meritata) serata in singletudine.... ;-)

martedì 20 settembre 2011

Troppa fame - sarà normale?

Ok, ok, ho un figlio mangione, e uno che mangia solo quel che dice lui, quando lo decide lui.
Parliamo del mangione. di Ivan, parliamo di Ivan.
Ivan è sempre stato una buona forchetta, anche dopo aver abbondantemente mangiato, se c'è qualcosa che cattura la curiosità delle sue papille gustative, lui non si lascia certo pregare. E non parlo solo di cibi dolci, ci mancherebbe, quello tutti i bambini.. parlo di tutto, dalla carne alle verdure al pesce, ai formaggi.. tutto, tranne la frutta, dove è un tradizionalista conservatore, e si limita a banane-mele-pere e mandarini in inverno. stop.

Ora, se è vero che il piccolino, che mangia poco, da quando siamo qui ha iniziato a mangiare di più (ma negli ultimi giorni mi sta facendo penare), è ovvio che questo vale anche per il grande: ovvero che da quando siamo qui, mangia di più!

Già me ne ero accorta nelle prime settimane, è proprio più vorace, se vede il piatto del padre, che è un pò più grande del proprio (ma non sempre) ecco che vuole quello del padre (ma non lo ha, ovviamente), ma ora che è cominciata la scuola, sarà che si stanca di più, starebbe praticamente sempre a mangiare, nel resto del tempo.

Un esempio - oggi.
Vado a prenderlo da scuola, mi vede, mi sorride, mi corre incontro (solo dopo che la maestra lo chiama dal loro cerchio), arriva, io lo bacio e lui 'mamma, hai portato la merenda?' tutto sorridente e speranzoso.
La merenda di oggi si componeva di: 1 banana - 1 yogurt - un pò di grissini.
Direi una merenda valida dal punto di vista nutrizionale ed anche organolettico.
Ci sono giorni in cui al posto dello yogurt c'è una barretta kinder, non lo nego, ma il risultato è uguale, Ivan si spazzola tutto. E poi chiede dell'altro!
A casa spesso e volentieri gli preparo un enorme frullato di banana e mela, (anche perchè fin'ora non avevo trovato lo yogurt senza pezzi, ma grazie ad A. lo abbiamo individuato!) e devo dire che se lo scola grato.
Cioè ha proprio fame, non è golosità, perchè si accontenta pure di grissini o biscottini secchi.. ha proprio fame!

Ovviamente non gli ho dato altro, oggi, ma dopo la passeggiata nel centro di Putney (oggi non c'è il sole e non mi andava di portarli a un parco senza sole), siamo rientrati a casa, abbiamo fatto la doccia e lui continuava a chiedere cosa c'è per cena, se era già pronto, se poteva mangiare qualcosa, che aveva tanta fame.... Oh mio dio! un tartassamento continuo!
E dire che mi ha detto di aver mangiato potetos con sopra il tonno.. quindi ha pranzato, non ne ho le prove, ma ne sono certa!

Quindi?
Cosa dovrei fare io secondo voi?
Assecondare questa sua famelica richiesta continua?

Oggi è finita che gli ho consigliato di riposare, e gli ho promesso che al risveglio avrebbe trovato la cena pronta.
Per 'cena' ormai si intende un pranzo completo, primo, secondo, contorno e frutta...

Ma non potrebbero bilanciarsi un pò di più i due fratelli? Ivan che passa un pò di famuccia a Mattia, e Mattia che passa la gioia del cibo frugale a Ivan?
No eh... mannaggia...

martedì 26 luglio 2011

DON'T SCURDAN L'ITALIA!

Mi hanno organizzato una festa a sorpresa.
Prendi delle cugine affettuosamente intraprendenti, aggiungici sorelle, ancora cugine, amiche e bimbi.
Condisci tutto con ottimo cibo - super abbontante, così da tenerne il ricordo sui floridi fianchi.
Ammira il cartellone ideato e realizzato dalla cugina amanuense e maestra, che ti dice DEAR PINA, WE WISH YOU GOOD LUCK!, mettendo te e la tua famiglia su un aereo blu.

Infine, taglia la torta, con la scritta rubatale per titolare questo post.

Che dire?
A parte che io sono un disastro con le feste a sorpresa e che temo di non avere la reazione 'giusta' o all'altezza delle aspettative delle organizzatrici, (in poche parole, io non piango alle feste a sorpresa organizzatemi! (questa è la seconda, la prima fu per l'addio al nubilato.. anni e anni fa.. NOVE anni fa.. ohmygod!))

Insomma che dire?
Oltre che GRAZIE DI CUORE.
Oltre che sono commossa - dentro - da questo gesto, da questo pensiero, dal fatto che tutte voi abbiate dedicato tempo e pazienza per me - per la mia partenza.

Tutte dispiaciute per la mia partenza, avete trovato questo affettuoso modo di celebrarla.

Vi aspettavate un discorso, ma io sono un disastro in certe cose.
Ma l'importante è essere state insieme.
E porterò il ricordo di questa bella festa, per sempre impresso nel cuore.
Oltre che appeso ai lobi delle orecchie, grazie alla magica cugina T :_)

I love you.
And I'll miss you very much.

giovedì 28 aprile 2011

La psicosi del dopo-parto, 14 mesi dopo

Non so che titolo mettere a questo post.
Ma il titolo in genere dovrebbe essere suggerito dal post stesso.
Non so esattamente cosa scriverò in questo post.
Forse scriverò che il dopo parto di Mattia è stato profondamente diverso dal dopo parto di Ivan.

Ho scoperto l'acqua calda, lo so.
Alcuni esempi.
Partorito Ivan ero sfinita, e depressa.
Mi dicevo che non sarei mai sopravvissuta. Vedevo il tempo a disposizione come una condanna all'ergastolo, e non sapevo cogliere le opportunità che invece mi si presentavano.
Vivevo male la lontananza da maritosgainz, dal lavoro, dalla vita che avevo prima, che non era certo particolarmente brillante, ma era una vita libera, in cui il concetto di tempo andava di pari passo con 'cosa voglio fare?'.

Partorito Mattia ero al settimo cielo. Vivevo momenti di assoluta perfezione. Mi sentivo euforica, forte, invincibile. Dolce ma decisa. Allegra e spensierata, senza mai perdere di vista la cosa giusta da fare, da dire, da provare.
Avrei accettato di buon grado anche già il terzo figlio.
Ero ancora ricoverata, che già avevo in mente tutti i mesi successivi, di pace e tempo per noi, e non vedevo l'ora di vedere Ivan col fratello, di vederli crescere insieme.

Questa grossa differenza la si nota anche dalle foto dei primi giorni.
In quelle di Ivan sono sempre in pigiama. In quelle di Mattia quasi mai.
E poi ho iniziato a truccarmi. Non ho mai rinunciato alla doccia, o a uno shampoo, e sono tornata dal parrucchiere e dall'estetista quasi subito.
Per il terzo compleanno di Ivan (Mattia aveva quasi due settimane, e solo da una settimana eravamo rientrati a casa), ho preparato non una, ma due feste (una con la famiglia e una con gli amici) in cui ho preparato tante cose e ben due torte (una per ogni festa), e non solo, ho trovato anche il tempo di appuntarmi un fiore sul cardigan che avevo indosso!
Son cose piccole, che però aiutano. E sentivo di fare tutte le cose giuste.

Poi però i mesi sono passati, e gestire Mattia mi è sempre parso più difficoltoso rispetto alla prima gravidanza. E le notti. E il non voler mangiare bene come ha sempre mangiato Ivan (cioè tutto e abbondante). E i pianti. E le lagne. E io supernervosa. Sempre. Ad ogni ora.
E i risvegli schifosi al mattino che non vedevo l'ora di lasciare il letto, che quasi mi sentivo bruciare la pelle dalle lenzuola, per via dello schifo di notte passata.
E i chili, maledettissimi, che mi inseguono e si aggiungono a quelli che già ho.

Dico sul serio, ci sono rimasta molto male.
Ho deluso mè stessa in modo eclatante.
Invece di far ricorso alla forza che indubbiamente avevo dentro me, questa la usavo per buttarmi ancora più giù.
Non so se questa sia un'altra forma di baby-blues (ritardato, evidentemente), oppure se semplicemente non sono stata capace di affrontare questa grande prova nella maniera più corretta, nonostante le grandi potenzialità che sentivo avere in me.

Cerco motivazioni esterne.
Non sono rientrata subito al lavoro. Mentre lasciavo sporadicamente Ivan già quando aveva 7 mesi (un paio di mattine a settimana), con Mattia per questioni logistiche e di salute della nonna, non l'ho voluto nè potuto fare, e sono rientrata che lui aveva già 10 mesi belli pieni.

Mattia alla nascita è stato ricoverato e io con lui, e questo ha scatenato in me una specie di bisogno di proteggerlo da tutto e da tutti, che mi portava a sentirmi l'unica in grado di cullarlo, o di farlo stare al sicuro. O forse lui si sentiva così solo con me.

Avere un treenne che trotterella per casa, è bellissimo, ma è faticoso già di per sè - aggiungere al treenne un neonato non è una passeggiata.

Maritosgainz faceva i turni, e certi giorni rientrava alle 21.40. Il pomeriggio, verso le 18, iniziavo a sentirmi sola e sperduta, e a contare le tre ore e quarantaminuti che ancora dovevo reggere da sola coi pargoli, mentre mi sentivo già sopraffare.

Ma non so, non mi convince fino in fondo nessuna delle motivazioni. Forse è di tutto un pò.

La situazione mi è parsa migliorare, da quando ho smesso completamente di allattare.
Non smettevo di allattarlo perchè Mattia non mangiava granchè, e il latte vaccino lo schifava.

Non che oggi sia un mangione, ma ho dovuto lavorare su mè stessa, e convincermi da dentro, che non avrei potuto allattarlo per sempre, e che a un certo punto lui avrebbe dovuto cavarsela da solo. Lui e il poco latte che beve.
E, miracolo, dopo qualche giorno ha cominciato a bere tutta la tazza di latte che gli preparo (perchè il biberon non è da lui gradito), e la notte (tranne naso chiuso o tosse) se la dorme meglio nel suo letto, e comunque se viene nel lettone, si accontenta di abbracciarmi e abbarbicarsi a me, senza la richiesta del seno, che per me era diventata una prigione.

E forse grazie a questo allentarsi della tensione notturna e non solo, che sono riuscita a iniziare la fantomatica dieta dimagrante che, stamattina ne ho avuto la conferma, ha da farmi perdere la bellezza di venti chilogrammi.

Fatemi gli auguri, che di strada da fare ne ho.....

giovedì 14 ottobre 2010

Coincidenze

Tre giorni fa, mi cade un bicchiere dalle mani, e si frantuma in mille subdoli e pericolosissimi pezzettini.
E, in quel momento, nella mia testa a che penso? Penso a quel che dicono nel film Le fate ignoranti, e cioè che quando ti si rompe un bicchiere significa che hai perso un amico, una persona cara.
Lei.
Lei che chiamo mamma, ma non è mia madre.
Tre giorni fa Lei ha fatto delle ecografie.
Lei ovviamente non sa niente.
Noi, adesso, sì.

mercoledì 6 ottobre 2010

I blog fanno bene all'umore

Mi è nato un blognipote!
Ovvero, una delle mie sorelle ha partorito un blog..
ed eccola qui, in tutto il suo acerbo splendore di neo blogger!! :)

Speriamo sia un pò più chiacchierona dell'altra mia sorella che non scrive da.. un anno (domani)

Bè, auguri barbamamma!!

mercoledì 9 settembre 2009

Di uova e di amori


Mia madre ha partorito la sua prima figlia all'età di diciannove anni.
Era in Svizzera, con mio padre, dove si erano conosciuti e innamorati e sposati (sì, con un matrimonio riparatore, ma d'amore, e di cui non esiste neppure una fotografia).

Era Agosto, e mia madre aveva le doglie forti.
L'ospedale era lontano, si prendeva un taxi per raggiungerlo.
Ma una volta raggiunto, gli operatori sanitari, dopo averla visitata, avevano decretato che era troppo presto e l'avevano rimandata a casa.
In macchina mia madre piangeva.
E mio padre si chiedeva perchè una donna dovesse soffrire così.
Arrivati a casa lei continuava a piangere disperata, e lui la consolava, finchè poi finalmente le chiese 'ma perchè piangi? sono forti, i dolori?'
e mia madre 'no.. ho faame.. ho tanta faameeee! bwwwwuuuaaaahhh!!!!'
(della serie: nè gli ormoni, nè la paura, fermeranno la mia fame!)

e mio padre le preparò due uova fritte, che lei mangiò di gusto e con tanto pane (conoscendo la cucina di mio padre, immagino la quantità di olio, sale e amore che ci aveva messo in quelle due uova..).
Finalmente non piangeva più. Per la fame. Ora arrivavano le doglie serie. Ecco arrivare il taxi. Eccoli in ospedale. Il travaglio. Ecco nata la mia sorellona.

Non fosse stato per quelle due uova, chissà se avrebbe affrontato così bene il suo primo parto..
Chissà perchè mi sovviene ogni tanto questo ricordo così dolce.
Che poi è un ricordo che non mi appartiene. Per me è come fosse un racconto. Ma un racconto, a furia di ascoltarlo, entra a far parte di te. Quasi del tuo passato.

Ci sono momenti in cui farei volentieri una capatina nei mitici anni sessanta, che hanno visto nascere l'amore dei miei genitori, e gettare le fondamenta della nostra famiglia.
La nostra grande famiglia, oggi tutta sparpagliata, eppure nel cuore unita.
Anche se tu, mamma, non ci sei più.