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martedì 5 luglio 2016
giovedì 9 maggio 2013
Non ci vedremo più
Ieri hanno tagliato un albero, nel giardino dei vicini.
Ora ne stanno tagliando un altro. Stesso giardino. Un albero che è una gioia per gli occhi. Enorme. Rigoglioso. Le stagioni fanno festa sui suoi rami. Adesso é verde. Pieno di foglie verdi. In autunno è giallo, arancio, e le foglie ritardatarie sono ancora verdine, in ottobre. E il mio cuore trema al suono della sega che lavora, e del tritapiante che macìna e macìna.
Stanotte un uomo si è spento.
Era mio zio.
Aveva cinquantasei anni, tre figli, un amore che durava da una vita, gli occhi cerùlei, ed era un cuoco, un falegname, un restauratore, un oratore, un aspirante cantante.
L'ho salutato in Italia non sapendo fosse l'ultima volta.
O forse lo sapevo ma lo rifiutavo. Glielo leggevo negli occhi. Gli leggevo la paura, la sofferenza, il dispiacere.
Occhi trasparenti e inquieti.
Quando rideva aveva le stesse rughe di mia madre. Gli stessi occhi.
Quando guardava me e i miei figli, era mia madre che cercava. Quella sorella tanto amata e tanto presto mancata.
Mi ha regalato una targa con una poetica incisione sulla nobile stirpe dal cuore gentile da cui derivo. Aveva paura dimenticassi le mie radici, una volta trapiantata in UK.
Ma come puoi dimenticare ciò che ti àncora alla terra?
Ciao zio Nicola.
Ora ne stanno tagliando un altro. Stesso giardino. Un albero che è una gioia per gli occhi. Enorme. Rigoglioso. Le stagioni fanno festa sui suoi rami. Adesso é verde. Pieno di foglie verdi. In autunno è giallo, arancio, e le foglie ritardatarie sono ancora verdine, in ottobre. E il mio cuore trema al suono della sega che lavora, e del tritapiante che macìna e macìna.
Stanotte un uomo si è spento.
Era mio zio.
Aveva cinquantasei anni, tre figli, un amore che durava da una vita, gli occhi cerùlei, ed era un cuoco, un falegname, un restauratore, un oratore, un aspirante cantante.
L'ho salutato in Italia non sapendo fosse l'ultima volta.
O forse lo sapevo ma lo rifiutavo. Glielo leggevo negli occhi. Gli leggevo la paura, la sofferenza, il dispiacere.
Occhi trasparenti e inquieti.
Quando rideva aveva le stesse rughe di mia madre. Gli stessi occhi.
Quando guardava me e i miei figli, era mia madre che cercava. Quella sorella tanto amata e tanto presto mancata.
Mi ha regalato una targa con una poetica incisione sulla nobile stirpe dal cuore gentile da cui derivo. Aveva paura dimenticassi le mie radici, una volta trapiantata in UK.
Ma come puoi dimenticare ciò che ti àncora alla terra?
Ciao zio Nicola.
giovedì 6 settembre 2012
Agosto 2012: c'è un prima e un dopo.
Eccoci di ritorno da un mese a casa, quella con la veranda, quella senza verde fuori, ma piena di famiglia, amichetti e cuginetti. E di TV con ben ten e chissà che altro..
Siamo tornati la scorsa settimana, e subito l'abbraccio verde della nostra strada, ha rifatto breccia nel nostro cuore, a compensare la differenza di gradi registrati e percepiti.
Ma siamo a casa, questo è certo.
E pensando all'agosto appena passato, non posso fare a meno di pensare che sia stato uno spartiacque importante, nella vita i tutti noi.
Io ho firmato la lettera di dimissioni.
Non ho più un lavoro in attesa del mio rimpatrio. Non esiste più la mia scrivana piena di carte e appunti. Non c'è più il mio telefono super-busy. Fisicamente queste cose non c'erbano già più, ma ora non esiste neppure la possibilità di riesumarle dalla polvere dell'armadio.
Se non fosse che sono in un altro Paese, un pò ci piangerei su. Ma tant'è, sono a Londra, non so cosa farò nei prossimi mesi, e la cosa è elettrizzante anzichéno. :-)
Ivan ha perso due denti. Due. Puntuale il topolino dei dentini (l'unico da me tollerato) è passato a comperarseli, per la gioia e il giubilo del piccolo sdentato di casa..
E oggi comincia year one.. :'(
Mattia ha tolto il pannolino. Così, dall'oggi al domani.
Dopo la prima settimana in Italia, con 37 gradi, e latte diverso dal consueto, aveva un sederino così rosso, e una sudamina così estesa, da non voler essere toccato neppure sotto la doccia. Così sono stata costretta e mi sono immolata per la causa.
Devo dire che ho raccolto pipì solo i primi due giorni. E ogni volta pensavo: meglio qui che con la moquette! Ed effettivamente chi potrebbe darmi torto? É stato bravissimo, e come sempre i problemi che mi creavo erano solo nella mia testa, e comunque li ingigantivo. Calma, ci vuole solo calma, sto imparando..
Tornati a casa, abbiamo dovuto salutare l'amica A, con la piccola M e il marito A :-(
Hanno deciso di tentare la sorte sotto altri cieli, e mi dicono che quando sei expat, questo può accadere, di conoscere e voler bene a qualcuno, che poi espatria facilmente, per volare e fare il nido da qualche altra parte...
E anche se Londra non sarà più la stessa senza di lei, il pensiero che stia bene, sia felice e si crei una nuova vita con l'entusiasmo che la caratterizza, mi fa sorridere e progettare il primo viaggio che farò nella sua terra natale.
Un buon settembre mi si para davanti.
E io lo abbraccio con tutta me stessa..
giovedì 28 giugno 2012
It's time to say goodbye...
è da un pò che ci penso..
e certamente non lo faccio alla leggera.
ma è che non ho più lo slancio per venire qui a scrivere (di me, di noi)
il tono degli ultimi post poi è a dir poco nostalgico-deprimente.
e poi come blogger non valgo granchè (ad esempio non sempre rispondo ai vostri commenti - ma alle email: SEMPRE!)
ultimamente apro la pagina del mio blog solo per verificare il mio blog-roll, e leggere i blog che seguo. e questo non è 'tenere vivo un blog'.
e quindi abbandono, lascio, rinuncio, non scrivo più.
avrei anche potuto uscire di scena senza scrivere una parola, semplicemente lasciando come ultimo post il mio miserable carpina, ma non era giusto, intanto perchè quel post rappresenta un momento, un attimo di scoramento, smarrimento, non è che io stia sempre così, chiariamoci..
e poi perchè ho quarantanove followers, e tre o quattro che mi leggono davvero.. ma anche solo quei tre o quattro, mi pare giusto e più appropriato salutarli con un teatrale ultimo post.
è stato bello scrivere qui.
essere a volte capita.
conoscere belle persone e scambiarsi saluti e opinioni.
meno bello è stato dover dare spiegazioni a gente che mi conosce, su quel che scrivevo, visto che scrivevo più che altro per mè stessa (e non mi importa che poi mi si dica che per te stessa puoi scrivere anche su un taccuino, grazie tante, lo so già).
ho aperto questo blog che ero appena rientrata a lavorare, dopo aver avuto Ivan, ormai quattro anni fa, per ricavarmi un posto nel mondo, dove io e solo io contassi. ricordo quella mattina, in cui annunciai durante la pausa caffè che avevo aperto un blog.
ricordo l'emozione della lavagnetta bianca, che man mano si riempiva di parole, le mie parole, che avevano nessun altro scopo, se non quello di essere scritte (neppure lette, soltanto scritte).
chiudo questo blog dal mio flat londinese, con ventisette gradi di caldo, che ho due figli, quasi trentatrè anni, i capelli mossi, e le unghie dipinte di viola.
e certamente non lo faccio alla leggera.
ma è che non ho più lo slancio per venire qui a scrivere (di me, di noi)
il tono degli ultimi post poi è a dir poco nostalgico-deprimente.
e poi come blogger non valgo granchè (ad esempio non sempre rispondo ai vostri commenti - ma alle email: SEMPRE!)
ultimamente apro la pagina del mio blog solo per verificare il mio blog-roll, e leggere i blog che seguo. e questo non è 'tenere vivo un blog'.
e quindi abbandono, lascio, rinuncio, non scrivo più.
avrei anche potuto uscire di scena senza scrivere una parola, semplicemente lasciando come ultimo post il mio miserable carpina, ma non era giusto, intanto perchè quel post rappresenta un momento, un attimo di scoramento, smarrimento, non è che io stia sempre così, chiariamoci..
e poi perchè ho quarantanove followers, e tre o quattro che mi leggono davvero.. ma anche solo quei tre o quattro, mi pare giusto e più appropriato salutarli con un teatrale ultimo post.
è stato bello scrivere qui.
essere a volte capita.
conoscere belle persone e scambiarsi saluti e opinioni.
meno bello è stato dover dare spiegazioni a gente che mi conosce, su quel che scrivevo, visto che scrivevo più che altro per mè stessa (e non mi importa che poi mi si dica che per te stessa puoi scrivere anche su un taccuino, grazie tante, lo so già).
ho aperto questo blog che ero appena rientrata a lavorare, dopo aver avuto Ivan, ormai quattro anni fa, per ricavarmi un posto nel mondo, dove io e solo io contassi. ricordo quella mattina, in cui annunciai durante la pausa caffè che avevo aperto un blog.
ricordo l'emozione della lavagnetta bianca, che man mano si riempiva di parole, le mie parole, che avevano nessun altro scopo, se non quello di essere scritte (neppure lette, soltanto scritte).
chiudo questo blog dal mio flat londinese, con ventisette gradi di caldo, che ho due figli, quasi trentatrè anni, i capelli mossi, e le unghie dipinte di viola.
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