Son passati ormai quasi tre anni.
Lunghi o corti, dirlo non saprei, dipende dai momenti.
Lunghi, oggi direi lunghissimi (questo è il primo anno in cui non andremo a trovare la nostra Londra, da quando siamo toranti in Italia, ci siamo andati ogni anno...)
E oggi nuovamente mi ritrovavo a parlare con una mamma-asilo della mia piccolina, all'uscita dell'ultimo giorno del primo anno di scuola dell'infanzia della piccola di casa ( che ha ormai quasi 4 anni), mentre loro, le bimbette, giocavano e ridevano tra altalene e scivoli. E, di nuovo, la domanda, fatidica, gigantesca, ma semplice - ma perchè sei tornata?
In palestra me lo chiedono, pure. Dopo la lezione di pilates o di funzionale, ogni tanto qualcuno lo dice - che io ho vissuto a Londra per 5 anni - e allora, immancabilmente, la domanda si ripresenta.
Alla scuola primaria di M, che ha finito la terza elementare, continuano a prendermi in giro con questa domanda, seguita spesso da una risata che a me risulta amara da sentire, ma che non saprei dire che sapore ha nella bocca di chi la fa (curiosità? invidia? presa in giro?).
Ma poi, sinceramente, la volete davvero sentire la risposta? Perchè non c'è UNA risposta. Ci sono, ci sono state, una serie di circostanze, stati d'animo, occasioni, pensieri, paure, rinunce, solitudini, avventure, risate, fortune, incontri, luoghi. Troppe, per poterle racchiudere in una risposta concisa ed esauriente.
Così ho elaborato la risposta standard - per far crescere i bambini più vicini alla famiglia, dato che noi riuscivamo a tornare in Italia solo una volta l'anno, ed era un po' pochino. Poi, ovvio, il lavoro di maritosgainz ha dato l'ok per il telelavoro - quindi.. tutti mi comprendono a quel punto - tutti capiscono, come se fossero stati lì con noi, nel nostro Flat 5, a maturare, piano piano, quella decisione che ci ha (ri)portati qui, da dove siam partiti, dove siamo nati.
Così dopo quasi tre anni riapro le pagine di questo polveroso blog, per sentire ancora le dita battere su questa tastiera, trasferire parole e frasi su questa finta pagina bianca, e vedere se leggendomi riesco a capirmi meglio.
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venerdì 28 giugno 2019
martedì 2 luglio 2013
La home visit da parte della Nursery
Che qui in UK nulla venisse lasciato al caso Carpina lo aveva capito abbastanza presto, ma non avendo ancora avuto a che fare con una nursery (pubblica, le private non la riguardano), non sapeva esattamente fino a che punto l'organizzazione british si spingesse.
Certo, quando un bel giorno dello scorso anno qualcuno dello staff dell'outstanding children centre (c.centre) del suo cuore le ha consegnato un quadernone in bianco col nome di suo figlio in copertina ed ha pronunciato le parole 'for his learning journey', qualcosa avrebbe dovuto capirla. Alla vista, poi, della scheda di presentazione iniziale, lunga tre pagine, e piena di micro-attività che il pupo 'sa' (put a tick) o 'non sa' (put a tick) fare, la data in cui si comincia a lavorare sull'attività che 'non sa' fare, e la data in cui raggiunge tale abilità, ha sentito la testa girare e le sinapsi fumare.
Pensate sia già tanto? Continuate a lèggere, please...
Certo, quando un bel giorno dello scorso anno qualcuno dello staff dell'outstanding children centre (c.centre) del suo cuore le ha consegnato un quadernone in bianco col nome di suo figlio in copertina ed ha pronunciato le parole 'for his learning journey', qualcosa avrebbe dovuto capirla. Alla vista, poi, della scheda di presentazione iniziale, lunga tre pagine, e piena di micro-attività che il pupo 'sa' (put a tick) o 'non sa' (put a tick) fare, la data in cui si comincia a lavorare sull'attività che 'non sa' fare, e la data in cui raggiunge tale abilità, ha sentito la testa girare e le sinapsi fumare.
Pensate sia già tanto? Continuate a lèggere, please...
venerdì 29 aprile 2011
Auto-analisi da due soldi
Uno dei tratti del mio carattere, immaginandomelo tratteggiato, è l'assoluta incapacità di oziare.
Se sto senza far nulla, sto male e mi deprimo.
D'improvviso mi sento stupida, incapace, pesante e inutile.
Da dove deriva tutto ciò?
C'è sicuramente una componente genetica, coloro che mi hanno generato non hanno mai smesso di lavorare (e infatti mio padre vive una triste pensione) ma ci sono anche le parole di disprezzo più assoluto, riservate da mia madre, alle bultràun.
Dicasi bultràun (=poltrona) persona di sesso femminile che non ama lavorare, ma al contrario ama starsene comodamente seduta in poltrona a farsi i sacrosanti fatti suoi.
In pratica è l'opposto di laboriosa.
Ora io sarei anche un tantinello cresciuta.
Ho studiato. Ho trovato un lavoro (che non è manuale). Mi sono innamorata. Mi sono sposata. Sono diventata mamma.
Ma ancora non riesco a godermi un pomeriggio di nullafacenza.
Eppure lavoro anche fuori casa, me lo potrei pure permettere senza farmi pagare lo scotto a suon di sensi di colpa.
Però proprio perchè sto fuori casa alcune ore al giorno, quando poi sono a casa ne voglio approfittare per fare TUTTO, che poi è impossibile, e mi sento sopraffatta, e allora non faccio niente, e quindi mi sento una schifezza.
E' una bruttissima giostra, da cui è complicato scendere, un giro chiama l'altro, e l'altro e l'altro ancora.
La cosa peggiore di questa mia buffa e divertente caratteristica, è che costringo maritosgainz a fare altrettanto (ovvero non godersi il meritato riposo), con la scusa che c'è SEMPRE qualcosa da fare.
E io mi detesto per questa cosa.
Ma perchè non riesco a modificare alcuni pezzi di me che detesto?
Sarà pigrizia?
Sarà che in fondo in fondo, per le cose importanti, un pò bultràun lo sono?
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