venerdì 6 marzo 2009

Esiste il colpo di fulmine nell'amicizia?

Ieri.
Bellezza sfacciata, ignara di averla - ieri pomeriggio ho conosciuto una ragazza - occhi grandi e all'erta, sorriso generoso e avvolgente, parola facile - che mi ha fatto sospirare la mancanza di amiche nella mia vita.
"Conosciuto" non è il termine adatto, visto che non so neppure il suo nome..

E' entrata nel salone del parrucchiere dove i miei capelli hanno ritrovato colore, e io l'ho riconosciuta, pur non avendola mai vista prima, che quasi mi commuovevo.
Capelli lunghi, arruffati, bellissimi, le incorniciano il viso rotondo e solare.
Ricorda il sole, anche per via del colore dei suoi capelli, un bel castano chiaro naturale - mai tinto.
Sentendola giustificare questa sua montagna di capelli, e il fatto di non averli mai tagliati decentemente, con la paura poi di non piacersi, di non trovarcisi bene - io vedo e sento mè stessa, in quelle parole, nella sua voce che ha un volume esagerato - e nel suo modo di parlare veloce, che pare non riesca a star dietro ai suoi pensieri.
La spiavo dallo specchio, e appena lei guardava dalla mia parte, i miei occhi cambiavano rotta.
Solo una volta ho dovuto continuare a guardare, e lei.. mi ha sorriso.


Poi ci fanno lo shampoo una accanto all'altra, e mi parla, con molta naturalezza, chiacchieriamo e io la faccio ridere, e lei mi fa ridere.
L'accordo perfetto di spirito.
Ha notato i miei capelli lunghi, e ci scambiamo segreti di bellezza e mantenimento sui capelli lunghi.
Lei se n'è andata, e mi ha salutato coi suoi grandi occhi, felice del nuovo taglio, e io sono rimasta lì, basita a chiedermi com'è che sono diventata così, arida di parole, arida di sorrisi.

Guardavo lei, il sole, e io mi sentivo la luna.
E pensavo che mi ricordava mè stessa, da adolescente.

Mi ha ricordato la mè stessa che il primo giorno del primo anno delle superiori, ha scelto la ragazza che voleva come compagna di banco, tra tutte le ragazze della prima D che mestamente si recavano in classe, e l'ha salutata, inondandola di parole, racconti, segreti - donandole il fiore dell'amicizia, così in maniera semplice e genuina.
Cosa mi è successo?
Dirlo con precisione mi è impossibile, allora mi rifugio nel fatto che era il settembre del 93 e, io, ero un'altra io, come tutti.
Commuovendomi per lei, rimpiangevo la me stessa che non c'è più.

La solarità di quella ragazza, era tanto più pura e luminosa, quanto più la rapportavo con l'essere orrendamente cupo che mi stava sulla poltroncina accanto, una serpe tutta bikkembergs e hogan, lampade e capelli piastrati, con gli occhi piccoli e cattivi, che non parlava, ma biascicava, e i cui unici sorrisi che concedeva, erano per sè stessa, per festeggiare il proprio carattere guerrafondaio e vendicativo, che entro la sera le avrebbe fruttato il rimborso di una costosa pianta d'arredamento.

Come facevano a stare nella stessa stanza due esseri così tanto diversi?
E infatti si ignoravano. Il diavolo e l'acqua santa.

2 commenti:

La collega straniera ha detto...

Il sole sarà pure la gioventù ma la luna è donna.
Lei potrebbe aver notato gli occhi castani e profondi di una mamma affettuosa e di una donna intensa

Un abbraccio

Carpina ha detto...

:_)

Grazie cara.. ti abbraccio anch'io..