martedì 7 ottobre 2008

Le mie radici


Se fossi un albero, le mie radici sarebbero i miei genitori, e i miei nonni. Per quanto lontane possano sembrare, sono sempre lì, a tenermi ferma, e ancorata al terreno.


I miei nonni paterni non li ho mai conosciuti.

La madre di mio padre è morta all’inizio degli anni sessanta, e il padre di mio padre a metà anni ottanta. Ma lui viveva ormai in Germania, quindi non serbo ricordi nemmeno di lui.

Da quello che ogni tanto ci racconta mio padre, erano una gran bella famiglia di otto figli - il cui unico problema erano le partite a carte di mio nonno. Ma finchè c’era mio padre a limitarlo, il problema non si faceva sentire troppo.

Il guaio successe quando mio padre fu chiamato al militare. 18 mesi dopo, tornò in quella che lui sapeva essere la sua casa, la stessa in cui era nato, tra le case dei vicini della sua infanzia, e, quando aprì la porta, trovò un’altra famiglia.

Così apprese che suo padre aveva perso tutto a carte: terreni – casa e non so cos’altro.

Ignoro se abbia mai pianto per quanto era successo, ma sicuramente qualcosa si era irrimediabilmente incrinato dentro di sé, perché lo racconta sempre con la voce bassa. Il ragazzo felice che aveva lavorato in campagna dall’età di 8 anni a cuore aperto, non esisteva più. Era rimasto intrappolato in fondo al cuore di mio padre, e lui si aggrappa a quel ricordo in ogni momento buio della sua vita. E, ultimamente, vi si aggrappa più frequentemente e con più tenacia.

I fratelli di mio padre, i miei zii, scapparono in Germania, per la vergogna e non sono più tornati.

Mio padre per un po’ ha viaggiato. E’ stato prima in Francia, dove stava per sposare una francesina.. quindi una capatina in Germania, per finire poi in Svizzera. E lì, ha conosciuto mia madre, altamurana doc anche lei.

Si sono sposati dopo pochi mesi.. e mia madre era già incinta della mia sorella maggiore. Sono rimasti in Svizzera dal 62 al 73 lavorando entrambi, mandando tutti i soldi ai miei nonni materni per aiutarli a costruirsi la casa, e, quando fu finita la casa dei miei nonni, per iniziare a costruire la propria di casa, e mettendo al mondo quattro bimbe (le mie prime quattro sorelle)

Nel ’73, mentre aspettavano la quarta figlia, si trasferirono definitivamente ad Altamura, dove hanno messo al mondo nei successivi dodici anni, un figlio e altre due figlie.

Mia madre alla mia età aveva già tre figlie, ed era in attesa della quarta.

In tutta la sua vita, mia madre, è stata incinta per sessantatre mesi, che equivalgono a cinque anni e un quarto.

Quando mia madre è morta, era già nonna per cinque volte.

Non ha mai conosciuto gli altri sei nipotini che sono nati nelfrattempo, tra cui il mio cucciolo di un anno e mezzo - ma così è la vita - lei è comunque qui tra noi, dentro noi.


Comunque..

Anche mio nonno materno era contadino. Povero, però. All’età di 20 anni si imbarcò come un clandestino, nelle viscere di una nave diretta in America, e lì, tra l’America del nord e del sud, rimase per 10 anni. Poi tornò in Italia e vide mia nonna all’uscita dalla Cattedrale, alle 6.00 di una domenica mattina; e mia nonna lo vide e abbassò lo sguardo.

Poi combinarono il matrimonio. E mia nonna fu molto chiara: dall’Italia noi non ce ne andiamo.

In realtà aveva paura che mio nonno avesse già una famiglia oltreoceano.. E poi aveva una paura ancestrale del mare. In vita sua l’ha visto una sola volta, e le è servita per sottolineare che la sua paura era irrevocabile.


Una volta mi ha raccontato che dovevano partire per un luogo in cui venivano regalati i terreni da coltivare. ‘La Bonifc’ la chiamavano. Avevano preparato tutto. Documenti, firme, accertamenti, carte, valige..Qualche giorno prima della data fissata per la partenza, incontrò una sua amica, che nel salutarla, forse per sempre, le chiese ‘Madonna maj, ma coum ha da fe’ de’, do’ mis d’ neiv, tand lundein…’ (trad. 'Oh Madonna mia, ma come farai, due mesi di navigazione in mare, così lontano..').

Credo che mia nonna non abbia sentito nient’altro.. Aspettò che la sera rincasasse suo marito dal lavoro, lo prese e lo costrinse ad andare a strappare le carte.. La destinazione era la BOLIVIA - America del Sud.


E fu così che rimasero qui, poveri in canna a sfornare altri figli. Mio nonno è poi morto a fine anni ottanta, ma non avevo un grandioso rapporto con lui, lo ricordo silenzioso, e altissimo, nonchè pieno di capelli e di denti bianchissimi.

Mia nonna materna, che oggi ha 93 anni, ma non ha sempre avuto 93 anni, è più lucida di me, ed è una dolce nonna.

Ha un grande cuore, tanto pudore e ride spesso, senza denti (a differenza quindi del marito..).

Ha visto morire 1 figlia di 30 anni, il marito, e un’altra figlia di 50 (mia madre).

Quando guardo qualche foto di mia nonna da giovane, resto allibita. Non riesco a trovare in quel viso rugoso, la splendida ragazza tonda, sorridente e forte delle foto in bianco e nero.

Da piccoli si immagina che i propri genitori siano sempre stati adulti. E che i propri nonni siano sempre stati anziani. Poi guardi qualche foto, e tenti di figurarteli, giovani come non li hai mai visti.


Mia nonna ha frequentato la scuola elementare, in tempi in cui era un privilegio - era l'alunna più brava, e la sua maestra tentò invano di convincere la mia bis-nonna a far continuare gli studi a quella bimba tanto dotata.

Ma la mia bisnonna, non ne voleva sapere, e aveva fatto frequentare la scuola alla sua primogenita, al solo scopo di insegnare a sua volta ai fratelli e sorelle più piccoli a leggere, scrivere e far di conto.


La calligrafia di mia nonna è spettacolare. Grafìa d'altri tempi.

La ricordo mentre trascriveva testi di preghiere e canzoni di Santi, su misteriosi quadernetti che ancora oggi tiene in mano quando la vado a trovare, e la trovo sola e al buio che sta pregando, o cantando in silenzio. La luce in realtà non le serve, sa tutto a memoria, ma il quaderno in mano le dà sicurezza.. un pò come succede ai bimbi, quando devono recitare la poesia imparata a memoria, che ancora non sanno leggere, ma tengono comunque in mano il lavoretto e fingono di seguire le scritte... :-)


La gioventù di mia nonna è stata lunga e travagliata. Letteralmente travagliata. Ha partorito ben dieci volte, ma due bimbi le sono morti da piccoli, come a quei tempi accadeva così facilmente (anzi, lei è stata fortunata a perderne solo due). La sua vita era, ed è tutt'ora: casa, famiglia, chiesa - anche se segue la Chiesa in tivvù, chè non può più andare a messa da oltre dieci anni.

E' sempre stata, ed è tutt'oggi, il centro della nostra grande famiglia.

L'estate scorsa, dopo aver superato alla grande una operazione al femore fratturato, l'abbiamo trovata che suonava il tamburello per fare una dimostrazione di come si balla la pizzicata - tipico ballo pugliese.

Non la si può fermare, se si mette in testa che riesce a fare una cosa, riuscirà.

Ha uno stomaco di ferro, ed ora so da chi ho preso il mio appetito..


E, guardando mia nonna, capisco perchè ai Cicloni vengono dati nomi di donne.

Le donne sanno essere proprio grandi, in tutti i sensi, e io sono felice di far parte di questa metà di cielo.

4 commenti:

obiwan ha detto...

Albero - Timoria

Albero la vita è dentro di te
crescerò senza capire il perchè
per quanto tempo ho vissuto
nascosto tra le tue foglie
per quanto tempo ho giocato
tra le tue braccia più forti
e soffro vedendo le tue foglie cadere
non posso sentire l'inverno arrivare
perchè?
Albero la vita è dentro di te
crescerò son forte ormai come te
e finalmente ti guardo
tu hai radici più forti
e finalmente ti ascolto
senza paura
senza paura
e soffro vedendo le tue foglie cadere
non posso sentire l'inverno arrivare
perchè?

Carpina ha detto...

Sei riuscito a leggere tutto il post?? Guarda, secondo me, hai guardato il titolo e le prime cinque righe, la foto, e hai commentato..

Direi che sta volta ho esagerato col numero di parole usate.
Ci facevo almeno cinque post!
;-P

lalaura ha detto...

queste donne d'altri tempi... già ne abbiamo parlato, ma sono proprio dei colossi. hanno patito fame e guerre, e piegato la schiena tante ore al giorno. e, per quanto mi riguarda, mia nonna è il mio faro, il mio punto di riferimento, quella che mi ha spiegato (al telefono) come fare per far passare i dolori da montata lattea, mentre avevo in mano la mia prima figlia, e non avevo idea di come fare. Anche lei quando ha avuto la prima figlia non sapeva da dove sarebbe uscita. Oggi so di sapere molto, molto più di lei. Ma di capire infinitamente meno.

Carpina ha detto...

Concordo.
Guarda che buffo.. anche a me, mia nonna, per telefono, mi ha consigliato su come allattare il mio cucciolo, quando ho avuto la mastite e dovevo svuotare perfettamente il seno, chè le ghiandole erano infiammate, e avevo dolori subito dopo la poppata..
Quando lei mi dice qualcosa, so già che è giusta, e non ho bisogno di verificarla in alcun modo. :-)